La frattura tra politica e magistratura non si è ricomposta dopo il referendum sulla giustizia, per il procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri. Ospite di DiMartedì, su La7, il magistrato ha contestato il comportamento della politica: “Il risultato referendario non ha insegnato nulla alla politica: l’arroganza non paga e i problemi di uno Stato non si risolvono caricando la colpa sugli altri”.
Nell’intervento di Gratteri a La7, la critica ha riguardato sia le polemiche sulle decisioni giudiziarie sia le scelte legislative sulla sicurezza. “È continuato come se nulla fosse accaduto”, ha aggiunto, respingendo gli attacchi alla magistratura dettati dalla convenienza politica.
Le polemiche sulla famiglia del bosco e sul caso Roggero
Il caso della famiglia del bosco è uno dei due esempi richiamati dal procuratore per contestare l’attribuzione ai giudici delle responsabilità da parte di esponenti politici. Gratteri ha ricordato che in Italia la responsabilità genitoriale è stata tolta per 25mila bambini, chiedendo perché l’attenzione si sia concentrata proprio su quella vicenda. “Secondo certa politica la colpa era dei magistrati”, ha osservato, aggiungendo che quel dato viene dimenticato o non è conosciuto.
L’altro caso è quello del gioielliere Mario Roggero. Gratteri ha contestato chi ha sostenuto davanti ai cittadini che Roggero avesse fatto bene a uccidere e che si trattasse di legittima difesa. Il procuratore ha respinto questa lettura e l’idea che i giudici avessero sbagliato o esagerato nel determinare la pena.
“In realtà, in quel caso i magistrati hanno applicato il minimo della pena: sotto i 14 anni non si poteva scendere”, ha sottolineato. Per Gratteri, dunque, non si può attribuire ai giudici la colpa della decisione: nella vicenda del gioielliere, ha ribadito, i magistrati hanno applicato la legge.
I decreti sicurezza e la fiducia nella magistratura
Alla domanda di Giovanni Floris sul perché degli attacchi politici, Gratteri ha risposto che servono a dare ad altri la colpa di ciò che non funziona. Ha citato i maranza nelle strade di Milano: secondo certi politici, ha sostenuto, la responsabilità sarebbe dei magistrati anziché di chi non ha saputo gestire l’ordine pubblico o scrivere le leggi.
Il procuratore ha poi criticato la frequenza dei decreti sicurezza, parlando di un provvedimento ogni due mesi e di problemi che restano nonostante l’aumento di un anno del massimo della pena, presentato come un “giro di vite”. Secondo Gratteri, se il minimo resta sotto i quattro anni, non vengono consentiti né le intercettazioni né l’arresto: una responsabilità che ha attribuito a chi scrive le norme, non ai magistrati.
La moltiplicazione dei nuovi reati, nella sua valutazione, non ha prodotto risultati. Al posto di ulteriori fattispecie, il magistrato ha indicato come più importante una rilettura del codice di procedura penale, chiedendo di fermare le riforme: “Ogni volta che questo governo fa riforme smonta pezzi del codice”.
Le critiche continue alle scelte dei giudici e alle loro interpretazioni delle norme, ha concluso rispondendo sulla delegittimazione, indeboliscono la magistratura e compromettono la fiducia dei cittadini: “Non si capisce che questo induce i cittadini a non avere fiducia nella magistratura, che è un potere dello Stato”.
