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Gratteri: “Rubavano dati di calciatori e cantanti e li vendevano”. Maxi inchiesta su agenti infedeli

Nel corso della conferenza stampa tenuta in Procura a Napoli è emerso un dato impressionante: in due anni sarebbero stati effettuati 730mila accessi alle banche dati riservate da parte di due agenti infedeli, uno responsabile di circa 600mila operazioni e l’altro di circa 130mila

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Nicola Gratteri e la vittoria del No al referendum sulla Giustizia

Nicola Gratteri e la vittoria del No al referendum sulla Giustizia | ANSA/ CESARE ABBATE - alanews

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Informazioni riservate su calciatori, imprenditori, personaggi dello spettacolo, cantanti e attori sarebbero state sottratte dalle banche dati e poi cedute ad alcune agenzie. A spiegarlo è il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che ha illustrato i dettagli della maxi operazione della Polizia di Stato culminata nello smantellamento di un’organizzazione criminale.

Il meccanismo delle “esfiltrazioni” dalle banche dati

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, a operare erano appartenenti infedeli alle forze dell’ordine che, sfruttando le proprie credenziali, entravano abusivamente nei sistemi informatici per estrarre dati sensibili e rivenderli. Gratteri ha parlato di un vero e proprio tariffario, evidenziando come dietro ogni richiesta ci fosse un prezzo preciso.

730mila accessi in due anni

Nel corso della conferenza stampa tenuta in Procura a Napoli è emerso un dato impressionante: in due anni sarebbero stati effettuati 730mila accessi alle banche dati riservate da parte di due agenti infedeli, uno responsabile di circa 600mila operazioni e l’altro di circa 130mila. Nessuno di questi accessi, è stato precisato, era giustificato da esigenze di servizio. Da quel flusso anomalo di consultazioni è partita l’indagine, come ha spiegato Vincenzo Piscitelli, coordinatore del pool cyber-crime della Procura partenopea.

Il tariffario trovato in un file Excel

Durante una perquisizione, gli investigatori hanno trovato un file Excel con le tariffe applicate per ogni richiesta di informazioni. Accanto ai dati anagrafici della persona oggetto di controllo compariva il costo dell’operazione, variabile da 6 a 25 euro a seconda della banca dati consultata: quelle delle forze dell’ordine, dell’INPS, dell’Agenzia delle Entrate o delle Poste Italiane.

Coinvolti anche dipendenti pubblici e dirigenti di Poste

L’inchiesta non riguarda soltanto gli agenti di polizia. Tra gli indagati figurano anche dipendenti dell’Inps, dell’Agenzia delle entrate e due direttori di altrettante filiali di Poste Italiane. Secondo Piscitelli, la Polizia di Stato è riuscita a identificare i colleghi infedeli che avrebbero violato le regole di accesso alle banche dati protette.

Un mercato delle informazioni ancora attivo

Il quadro descritto dagli inquirenti parla di un sistema strutturato, articolato e capace di generare profitti attraverso la circolazione di notizie riservate. Le informazioni sarebbero state prelevate, veicolate e poi vendute in cambio di denaro. Piscitelli ha sottolineato che esistono agenzie specializzate nel raccogliere questi dati per rivenderli a terzi e che ulteriori accertamenti sono tuttora in corso. Un mercato illecito, ha spiegato, che si conferma più vivo che mai.

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