Il Messico celebra l’anniversario dell’inizio della propria indipendenza con un messaggio incentrato sulla sovranità nazionale. Durante le celebrazioni del Grito dell’Indipendenza, la presidente Claudia Sheinbaum ha ribadito che il Paese non intende accettare forme di subordinazione o ingerenze esterne, in un momento segnato anche dalle pressioni commerciali e dalle tensioni con gli Stati Uniti sulla gestione della sicurezza. La cerimonia si è svolta nella notte del 15 settembre nella grande Plaza de la Constitución di Città del Messico, lo Zócalo, davanti a migliaia di persone e alla parata delle Forze Armate.
Sheinbaum: “Il Messico non si piega”
Nel suo intervento, Sheinbaum ha rivendicato il significato della sovranità conquistata dal Messico con il processo iniziato il 16 settembre 1810. “Il Messico non si piega, non si inginocchia e non si vende. Il Messico non sarà mai colonia o protettorato di nessuno”, ha dichiarato la presidente davanti alla folla riunita nello Zócalo. Il tema della difesa dell’indipendenza e del rifiuto delle ingerenze straniere era già stato al centro delle sue dichiarazioni nelle settimane precedenti.
Il richiamo alla resistenza dei popoli indigeni
Una parte del discorso è stata dedicata alla storia dei popoli indigeni e alla loro resistenza durante i tre secoli di dominio coloniale. Sheinbaum ha sottolineato il ruolo svolto nel preservare lingue, culture, stili di vita e forme di organizzazione e ha collegato questa storia alla nascita del movimento indipendentista.
La presidente ha inoltre ricordato Miguel Hidalgo y Costilla, sacerdote appartenente al basso clero, presentando l’insurrezione del 1810 come una vera ribellione popolare. Anche in precedenti interventi Sheinbaum ha insistito sulla particolare origine popolare del movimento guidato da Hidalgo.
Sheinbaum: “Difendere la patria e realizzare la giustizia sociale”
Nel corso del discorso, la presidente ha sottolineato che spetta a ogni generazione di messicani custodire le conquiste ottenute attraverso il sacrificio di chi ha combattuto per l’indipendenza. Da qui il richiamo alla necessità di difendere la patria, preservare la sovranità e perseguire la giustizia sociale, obiettivi per i quali, ha ricordato Sheinbaum, molte persone hanno perso la vita.
Nel “Grito” anche i popoli indigeni e i migranti
La parte conclusiva della cerimonia ha seguito il tradizionale rituale del Grito, con Sheinbaum che ha ricordato gli eroi della patria. Nel suo elenco di omaggi ha però inserito anche i popoli indigeni e afro-messicani e le “nostre sorelle e i nostri fratelli migranti”. Il riferimento ai migranti era già comparso nel Grito dell’anno precedente, quando la presidente li aveva celebrati come parte della patria messicana. La presidente ha infine chiuso il discorso con l’invocazione a un Messico libero, indipendente e sovrano, ribadendo così il tema centrale delle celebrazioni.
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