Emmanuel Macron non arretra sul divieto dei social network agli under 15. A un mese dalla bocciatura del Consiglio costituzionale, il governo francese ha messo a punto una nuova versione del provvedimento e l’ha notificata alla Commissione europea. L’obiettivo dell’Eliseo rimane quello fissato da tempo: riuscire a rendere operativa la stretta prima della conclusione del secondo mandato del presidente, prevista nella primavera del 2027.
È il secondo tentativo in poche settimane e arriva dopo uno stop particolarmente significativo. Il 14 agosto il Consiglio costituzionale aveva cancellato proprio il cuore della legge, giudicando eccessivamente ampia l’interdizione prevista dal Parlamento. I giudici, tuttavia, non avevano messo in discussione la necessità di proteggere bambini e adolescenti dai rischi delle piattaforme digitali. Il nodo riguardava il modo in cui quella protezione era stata costruita.
Macron: “Andremo fino in fondo”
A confermare il nuovo passaggio è stato lo stesso Macron. “Andremo fino in fondo”, ha scritto il presidente francese annunciando la trasmissione del nuovo progetto a Bruxelles. La notifica alla Commissione europea è un passaggio importante perché la Francia deve costruire una disciplina compatibile non soltanto con la propria Costituzione, ma anche con il quadro normativo dell’Unione europea.
Macron aveva già rilanciato la questione sul piano comunitario. In una lettera datata 29 agosto e indirizzata alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il capo dell’Eliseo aveva chiesto un intervento europeo capace di armonizzare il divieto di accesso ai social per gli under 15 nei Ventisette. Parallelamente, Parigi ha continuato a lavorare a una nuova soluzione nazionale.
La posizione francese è più rigida rispetto ad altre ipotesi circolate a Bruxelles. Von der Leyen aveva infatti aperto alla possibilità di un accesso progressivo in base all’età, mentre Macron continua a sostenere una soglia netta fissata a 15 anni.
Perché il primo divieto è stato bocciato
La prima legge aveva completato il percorso parlamentare il 21 luglio, ottenendo un consenso molto ampio: 243 voti favorevoli e appena 2 contrari al Senato, 279 sì e 81 no all’Assemblée Nationale. L’entrata in vigore del divieto era stata inizialmente immaginata per settembre.
Il Consiglio costituzionale ha però individuato diversi problemi. Il testo prevedeva, in linea generale, che i minori di 15 anni non potessero accedere ai servizi di social networking, comprendendo piattaforme come Instagram, TikTok, Facebook e Snapchat. Erano invece previste eccezioni, tra le altre, per enciclopedie collaborative e repertori educativi o scientifici.
Secondo i giudici, un divieto così costruito colpiva indistintamente tutti gli under 15 e un insieme troppo ampio di servizi, senza valutare concretamente i rischi legati alle singole piattaforme, l’età e il grado di maturità del ragazzo o la possibilità per i genitori di intervenire.
Il Consiglio ha riconosciuto esplicitamente che fenomeni come dipendenza, isolamento, esposizione alla pornografia, cyberbullismo e frodi possono giustificare limitazioni all’accesso dei minori. Ma la restrizione, per essere costituzionale, deve risultare “adatta, necessaria e proporzionata” rispetto all’obiettivo perseguito. Quella approvata dal Parlamento, secondo i giudici, non lo era.
Il problema della verifica dell’età e della privacy
C’è poi un secondo punto destinato a essere decisivo anche per il nuovo testo: come verificare concretamente l’età degli utenti.
Il Consiglio costituzionale aveva osservato che impedire ai minori di 15 anni di entrare sui social comporterebbe inevitabilmente la necessità di verificare anche che gli altri utenti abbiano superato quella soglia. La precedente legge, però, non stabiliva garanzie sufficientemente precise sulle modalità attraverso cui effettuare il controllo, aprendo quindi una questione relativa alla tutela della vita privata.
Proprio per questo Macron ha indicato come uno dei punti centrali della nuova strategia la costruzione di sistemi di verifica dell’età robusti ma rispettosi della privacy, attraverso soluzioni francesi ed europee.
La battaglia francese si sposta anche in Europa
Il dossier, dunque, non riguarda più soltanto Parigi. La Francia punta a trasformare la propria iniziativa in una battaglia europea sulla protezione dei minori online. Diversi Paesi stanno valutando restrizioni e nuovi sistemi di verifica dell’età, mentre l’Australia ha rappresentato uno dei principali precedenti internazionali per una stretta sull’accesso dei più giovani alle piattaforme.
Il tema è anche quello dell’effettiva esposizione degli adolescenti. Secondo dati dell’autorità francese Arcom riportati dal Senato, i ragazzi tra i 12 e i 17 anni trascorrono mediamente un’ora e 21 minuti al giorno soltanto su TikTok, mentre il funzionamento degli algoritmi può amplificare la circolazione di contenuti estremi o nocivi.
La sfida per Macron sarà quindi trovare il punto di equilibrio che il primo testo non aveva raggiunto: proteggere i minori senza introdurre una limitazione generalizzata della libertà di espressione e senza trasformare la verifica dell’età in un sistema invasivo per tutti gli utenti.
La determinazione dell’Eliseo, almeno per ora, non sembra essere cambiata. Già dopo la sentenza di agosto Macron aveva incaricato il governo di elaborare una norma “giuridicamente robusta”, compatibile con la Costituzione francese e con il diritto europeo. La scadenza politica resta la stessa: arrivare a una soluzione entro la primavera del 2027, prima che il presidente lasci l’Eliseo
