Una nave mercantile iraniana è stata colpita al largo delle isole di Hengam e Qeshm, nello Stretto di Hormuz, nelle prime ore di domenica 13 settembre. Le autorità iraniane non hanno indicato chi possa essere responsabile dell’attacco, avvenuto in uno dei punti più delicati per il traffico marittimo e petrolifero mondiale.
Secondo quanto riferito dal governatore della città di Qeshm, Amir Teymouri, l’imbarcazione sarebbe stata raggiunta intorno alle 5 del mattino, le 3.30 in Italia.
La segnalazione britannica e il bilancio iraniano
La televisione di Stato iraniana ha confermato il bilancio di un morto e tre feriti, senza fornire ulteriori dettagli sull’identità delle persone coinvolte o sui danni riportati dalla nave mercantile.
Anche l’organizzazione britannica UKMTO, che monitora la sicurezza della navigazione commerciale nell’area, ha segnalato nelle stesse ore un incidente nello Stretto di Hormuz. L’organizzazione ha ricevuto la notizia di un proiettile che avrebbe colpito una nave mentre attraversava lo stretto.
Le prime comunicazioni britanniche non indicavano né l’entità dei danni all’imbarcazione né le condizioni dell’equipaggio. I media di Stato iraniani hanno riferito poco dopo dell’attacco contro la nave commerciale iraniana, dando conto delle vittime.
L’episodio si inserisce in una fase di forte tensione per la navigazione nell’area: gli attacchi alle imbarcazioni si sono moltiplicati negli ultimi giorni, lungo un passaggio che prima della guerra aveva un ruolo centrale nelle forniture energetiche mondiali.
Gli attacchi alle navi e le conseguenze sulle rotte del petrolio
Il 9 settembre l’Iran aveva dichiarato di aver colpito dieci navi nei pressi dello Stretto di Hormuz, dopo che gli Stati Uniti avevano annunciato di aver distrutto cinque petroliere iraniane. Si è trattato, secondo Reuters, della più ampia ondata di attacchi contro il traffico navale dall’inizio del conflitto tra Washington e Teheran.
La nuova escalation ha avuto conseguenze anche sul mercato energetico. Prima della guerra attraverso Hormuz transitava circa un quinto delle forniture mondiali quotidiane di petrolio e gas naturale liquefatto. Negli ultimi mesi il traffico si è però ridotto drasticamente e il prezzo del Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile.
A rendere ancora più fragile la situazione è arrivato nelle ultime ore anche l’attacco alla East-West Pipeline saudita, infrastruttura utilizzata da Riad per aggirare proprio lo Stretto di Hormuz. L’Arabia Saudita ne ha disposto la chiusura temporanea dopo un attacco con drone. Secondo Reuters, negli ultimi mesi l’oleodotto ha trasportato tra i 4 e i 5 milioni di barili al giorno, equivalenti a circa il 4-5% dell’offerta mondiale.
