Luca Sforzini è stato espulso da Futuro Nazionale. La decisione, secondo quanto riferito da fonti interne al partito, è stata presa dalla Direzione Disciplinare Nazionale dopo le “ripetute sortite sulla stampa e sui social network foriere di attacchi ad altri iscritti del partito e di descrizioni del movimento del tutto infondate”.
Sforzini, presidente di Rinascimento Nazionale e titolare della tessera numero 18 di Futuro Nazionale, respinge le contestazioni e ricostruisce con parole molto dure la rottura con il partito di Roberto Vannacci. “È venuto al pettine un nodo che poteva essere composto e invece è stato sciolto tra due diverse visioni della destra possibile del XXI secolo”.
Sforzini, come nasce la sua collaborazione con Roberto Vannacci e cosa l’ha spinta ad avvicinarsi al progetto di Futuro Nazionale?
La collaborazione con il generale nasce circa un anno fa quando, concordemente su mia proposta da lui entusiasticamente accettata, si è deciso di dar vita al centro studi Rinascimento Nazionale. Nasceva per essere il centro di elaborazione culturale e programmatica, di selezione e formazione della classe dirigente, prima in affiancamento al movimento culturale organizzato durante il periodo di permanenza del generale Vannacci all’interno della Lega e poi, una volta uscito dalla Lega e fondato Futuro Nazionale, in affiancamento con pari funzioni a Futuro Nazionale.
Il centro studi ha sede nel castello di Castellar Ponzano, un castello dell’anno 1000 scelto come sede fisica e anche simbolica per ragioni di natura culturale. È una struttura organizzativamente, logisticamente, economicamente e finanziariamente del tutto autonoma rispetto al partito.
Con tutta evidenza le vicende delle ultime ore hanno reso visibile che è venuto al pettine un nodo che poteva essere composto e invece è stato sciolto tra due diverse visioni della destra possibile del XXI secolo.
Quando ha iniziato a emergere questa distanza tra il centro studi e Futuro Nazionale?
Nel corso delle ultime settimane, diciamo dell’ultimo paio di mesi, il centro studi ha evidenziato alcune problematicità e alcune criticità emerse principalmente dal rilascio della seconda parte del programma, quella che è stata definita la fase ideologica e programmatica, vale a dire la parte del programma in cui sono state introdotte prescrizioni di natura etica e morale.
La parte programmatica di partenza era volta sostanzialmente a cercare di porre rimedio a esigenze elementari molto concrete: un diffuso sentimento di insicurezza all’interno della popolazione per motivi di ordine pubblico e criminalità, il problema della sicurezza, dell’ordine pubblico e dell’immigrazione incontrollata, unita a una critica a una deriva degli ultimi anni dell’Unione europea.
Queste esigenze elementari, corrette, giuste, concrete che costituivano le premesse sia di costituzione del centro studi, sia di nascita del partito Futuro Nazionale non avevano e non hanno nulla a che vedere con prescrizioni di ordine etico e morale contenute nella seconda parte del programma.
Quali sono, secondo lei, gli elementi più problematici della seconda parte del programma?
Ci tengo a evidenziare una parte programmatica redatta nelle segrete stanze in cui il centro studi, nonostante la sua funzione, non è stato in alcun modo coinvolto né informato e forse aggiunta perché non avrebbe trovato il nostro avallo.
Sono state introdotte prescrizioni di ordine oscurantista e integralista cattolico che fanno il paio grottesco e macchiettistico dell’integralismo islamico che diciamo di voler combattere.
Con quella parte del programma si è andato a infilare il naso sotto le lenzuola nel letto dei cittadini italiani, a mettere in discussione cinquant’anni di diritti giustamente ottenuti dalle donne e si è andato a cercare di normare cosa devono fare i cittadini dalla culla alla bara e i loro comportamenti quotidiani nella vita di tutti i giorni.
Questo non ha nulla a che fare né con i presupposti di partenza né con il buon senso né con una destra moderna del XXI secolo, che deve pensare all’intelligenza artificiale, a come attrarre investimenti stranieri, a come far giocare il ruolo strategico politico all’Italia nel Mediterraneo nello scenario globale e non certo di occuparsi di quella che viene definita propaganda dell’omosessualità in tv.
Lei ha citato anche una presa di posizione sull’Islam. Perché la considera così grave?
Un responsabile regionale, quello del Veneto, non a margine di un comizio e magari alterato da tre o quattro birre di troppo, ma a freddo, in un comunicato stampa redatto su carta intestata con il logo del partito, ha messo nero su bianco che testualmente “l’Islam è incompatibile con l’Italia”.
È una bestialità, innanzitutto in contrasto con gli articoli 3, 8 e 19 della Costituzione italiana. Secondariamente è veramente ad aprire gli occhi sul fatto che quella che dovrebbe essere la classe dirigente del partito manca dell’ABC della grammatica costituzionale e del senso dello Stato basilare.
Un conto è combattere l’integralismo islamico, la diffusione della sharia nelle società occidentali, la possibile sostituzione di un’appartenenza confessionale alternativa alla fedeltà alle leggi dello Stato italiano, che va assolutamente combattuto con fermezza e con rigore. Un conto è dichiarare nero su bianco che l’Islam o l’ebraismo, quindi le religioni, sono incompatibili con l’Italia.
Questo significa porsi fuori dalla Costituzione italiana, nettamente. Quindi a rischio attivazione della legge Scelba, legge Mancino, fuori dal buon senso, fuori dall’Unione europea e fuori da una qualunque possibilità di costruire una politica geopolitica strategica nel Mediterraneo.
Futuro Nazionale le contesta “ripetute sortite sulla stampa e sui social” e “attacchi ad altri iscritti”. A cosa si riferiscono queste accuse?
Stiamo parlando di contestazioni ai limiti del ridicolo perché innanzitutto mi si contestano attacchi ad altri iscritti che non sono mai avvenuti. Sfido chiunque a trovare un nome e un cognome in qualunque riflessione del centro studi o via personale. Sono solo riflessioni di ordine culturale e programmatico.
Secondariamente devo evidenziare che io ero detentore della tessera numero 18 del partito. Il generale Vannacci ha destinato le prime 30 tessere a quella trentina di persone che riteneva a lui più vicine all’atto della fondazione del partito.
Se avessi voluto tutelare una rendita di posizione ben solida che avevo, avrei chiuso un occhio, due occhi, mi sarei tappato entrambe le orecchie, mi sarei turato il naso proprio per ragioni di interesse personale e per ragioni spicciole di carriera politica.
Ho sempre preferito rispondere alla mia coscienza e alla mia formazione culturale, evidenziando una deriva che è oramai inaccettabile.
Nel suo intervento ha parlato di “cornacchie nere”. A chi si riferisce?
Le cornacchie nere sono i cattivi consiglieri che, suggerendo queste prese di posizione veramente ai limiti della costituzionalità, stanno facendo prendere una strada completamente sbagliata a Futuro Nazionale.
Le cornacchie nere, oltre a essere in grado esclusivamente di gracchiare e non di elaborare un pensiero compiuto e formato, hanno la caratteristica di essere anche ai limiti del ridicolo.
Certe scelte che magari potevano anche essere fatte intelligentemente in altro modo vengono fatte in modo grottesco e caricaturale.
Lei parla di una vera e propria deriva del partito. Qual è il rischio che vede oggi?
Io ho sempre sostenuto che Futuro Nazionale si trovava su un crinale. Ci sono pulsioni estreme, inaccettabili, radicali in senso negativo all’interno della società italiana dettate dalla paura, che sono nostalgie del ventennio. Ci sono pulsioni antisemite e anti-islamiche non in senso di anti-integralismo islamico, ma proprio anti-islamiche.
La paura e l’impoverimento hanno generato reazioni estreme che andrebbero ricondotte all’interno di un dialogo democratico e di una capacità di sintesi per ricondurle all’interno del percorso democratico e parlamentare.
Per non commettere l’errore che è stato fatto negli anni Settanta sul versante opposto, negli anni di piombo con le Brigate Rosse, cioè con il generare un estremismo di destra altrettanto pericoloso e altrettanto negativo rispetto all’estremismo di sinistra che abbiamo conosciuto.
Un conto è farsi carico anche di questi sentimenti e ricondurli all’interno di un’elaborazione programmatica e di una sintesi, conto ben diverso è consegnare le chiavi di casa e dare assoluta padronanza, in questo caso del partito, a queste pulsioni.
Mi sembra che gli eventi delle ultime ore dimostrino molto chiaramente quale strada ha intrapreso ormai irreversibilmente Futuro Nazionale e diventa un problema dell’attività democratica del Paese.
Questa opposizione può essere vista come una strategia politica o è una vera frattura con Futuro Nazionale?
Quando ci si pone su un terreno ai limiti dell’incostituzionalità, mi sembra che ci si ponga su un chiaro terreno di indisponibilità e impraticabilità di alleanze.
Un soggetto che nasceva nelle intenzioni buone di volti che si sono avvicinati per rafforzare, dare nuova linfa e portare nuove idee al centrodestra si trasforma di fatto, si sta trasformando a tutti gli effetti, in un soggetto volto a distruggere innanzitutto l’attuale centrodestra delegittimandolo e secondariamente ad alimentare il caos e la distruzione fine a se stesso.
Questa è esattamente la strada in cui si è posto Futuro Nazionale.
Lei ha parlato anche di nostalgie del fascismo. Quali elementi le hanno fatto maturare questa posizione?
È uno dei problemi che abbiamo sollevato col centro studi: il continuo appellarsi ai camerati, il continuo blandire nostalgie del ventennio, alcune pulsioni antisemite aleggiavano nella pancia del partito.
Noi li abbiamo segnalati a più riprese come problemi da risolvere e contenere e appunto condurre a sintesi. Prendiamo atto che anche su questo non siamo stati assolutamente ascoltati.
Io sono del 1973, ho due figli di 17 e 19 anni. Francamente mi preoccupa che il fardello di non chiudere una fase della nostra storia che ora la mia generazione si è portata appresso venga lasciata ancora in eredità ai miei figli e un domani anche ai nostri nipoti.
Se qualcosa ha creato una situazione divisiva nel nostro passato è esattamente il ventennio fascista che ha spaccato il Paese in due, distrutto la nostra nazione e ci ha fatto sedere al tavolo delle potenze sconfitte nella Seconda guerra mondiale.
Se dobbiamo guardare al passato, se proprio necessario, ci sono esempi storici, riferimenti storici ben più nobili e ben più volti a unire: il Rinascimento, il Risorgimento.
Invece si ricade sempre, per chissà quale ragione, su un passato recente che ha diviso in due il Paese. È una pagina da voltare.
Non ha alcun senso nell’elaborazione di una destra calata nel 2026, nel XXI secolo, una destra rivolta al passato anziché con lo sguardo rivolto al futuro.
Qual è oggi il suo rapporto con Roberto Vannacci? E come ha saputo della sua espulsione?
Anche questo è piuttosto bizzarro. Io ho appreso di quanto stava accadendo da un’agenzia di stampa perché nessuna richiesta di chiarimento né contestazione né rilievo mi è stato mosso mai, né in forma privata né in forma pubblica, né informalmente né formalmente.
È qualcosa tra il grottesco, il macchiettistico, se non fosse inquietante perché è indice di una sottocultura antidemocratica, autoritaria, settaria.
Secondo lei cosa ha portato Vannacci a questo cambio di rotta?
Penso che nulla avvenga mai per caso. Tuttavia è un dato di fatto che Vannacci ha appaltato la gestione del partito a quelle che ho definito le cornacchie nere. È stato compiuto un grave errore di omissione nel non controllare la piega che le cornacchie nere stavano dando al partito.
Nel suo comunicato aveva richiamato anche la figura del “grillo parlante”. Che significato aveva?
Il grillo parlante comporta la presenza di un Pinocchio. È del tutto evidente chi sia Pinocchio.
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