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Tolse dei fiori dalla teca di Mussolini e Petacci, il giudice assolve Bellosi: “Non è reato”

Secondo la giudice, si è trattato di un'azione dal significato certamente simbolico, compiuta in un sito altrettanto simbolico e caratterizzato da una forte valenza storica, culturale e politica

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Una foto di Benito Mussolini

Una foto di Benito Mussolini | Foto di pubblico dominio - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Il gesto compiuto da Cecco Bellosi davanti alla teca dedicata a Benito Mussolini e Claretta Petacci non costituisce, di per sé, un reato. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Como ha assolto l’ex militante di Potere operaio e delle Brigate Rosse, oggi 77enne, dall’accusa di aver danneggiato la struttura collocata davanti a Villa Belmonte, a Giulino di Mezzegra, sul lago di Como.

L’assoluzione per il danneggiamento della teca di Mussolini

La giudice Alessandra Mariconti, nelle motivazioni della decisione pronunciata il 19 giugno, sottolinea che durante il processo non sono emersi elementi sufficienti per attribuire a Bellosi la distruzione della teca. L’uomo aveva invece riconosciuto di aver rimosso alcuni fiori lasciati in omaggio a Mussolini e Petacci, uccisi proprio in quel luogo il 28 aprile 1945.

Secondo la giudice, si è trattato di un’azione dal significato certamente simbolico, compiuta in un sito altrettanto simbolico e caratterizzato da una forte valenza storica, culturale e politica. Tuttavia, proprio la rimozione dei fiori, per quanto divisiva, non presenta gli elementi necessari per essere considerata un comportamento penalmente rilevante.

Nessuna prova contro Bellosi per la teca di Mussolini distrutta

L’accusa riguardava anche la presunta manomissione delle corone floreali presenti sul posto. L’istruttoria, però, non avrebbe consentito di dimostrare che Bellosi fosse responsabile del danneggiamento della struttura. L’ex militante ha ammesso fin dall’inizio di aver portato via alcuni fiori, negando invece di aver distrutto la teca.

La sua versione dei fatti, osserva Mariconti, è risultata diversa da quella prospettata dalla Procura, ma allo stesso tempo plausibile. Anche un elemento emerso dalle indagini ha contribuito a lasciare aperti dubbi sulla responsabilità dell’imputato: un carabiniere aveva infatti evidenziato come la lapide fosse considerata un obiettivo sensibile proprio per il suo particolare significato evocativo.

Il dubbio sulla presenza di altre persone

Per la giudice non si può quindi escludere che, nella notte del 28 aprile 2023, altre persone siano arrivate successivamente sul luogo e abbiano provocato la distruzione della teca. La ricorrenza dell’anniversario della morte di Mussolini e Petacci rendeva inoltre plausibile la presenza di altri soggetti nell’area.

Anche la ricostruzione complessiva degli eventi presenta, secondo la sentenza, alcuni aspetti poco convincenti. Se Bellosi avesse realmente avuto intenzione di distruggere la teca, appare singolare che avesse lasciato la propria automobile parcheggiata in bella vista proprio davanti al luogo, con la moglie ancora a bordo.

Il punteruolo e gli elementi contestati

Tra gli elementi esaminati nel procedimento c’era anche un punteruolo rinvenuto nelle vicinanze. Il suo stato di conservazione, definito particolarmente deteriorato, sarebbe poco compatibile con un utilizzo recente. La giudice ritiene quindi possibile anche l’ipotesi che l’oggetto fosse stato abbandonato sul posto già da tempo.

Questi elementi, valutati insieme alle dichiarazioni dell’imputato e all’assenza di una prova diretta del danneggiamento, hanno contribuito a escludere la responsabilità di Bellosi per la distruzione della teca.

Il gesto antifascista rivendicato dalla difesa

Dopo le dichiarazioni rese dall’imputato in aula, il suo avvocato Davide Steccanella aveva definito la rimozione dei fiori un atto di antifascismo. Il legale aveva sostenuto che il vero problema fosse la permanenza di una struttura dedicata a un dittatore e il fatto che proprio lì venissero deposti fiori in sua memoria.

Bellosi, oggi coordinatore della comunità Il Gabbiano, impegnata nell’assistenza alle persone tossicodipendenti e nei percorsi di reinserimento lavorativo, aveva dunque riconosciuto soltanto l’asportazione dei fiori, spiegandola come un gesto simbolico.

Le richieste di accusa e difesa

Anche le conclusioni delle parti si erano concentrate su aspetti differenti. Il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione per particolare tenuità del fatto, mentre la difesa aveva sollecitato una pronuncia che riconoscesse l’azione come compiuta nell’adempimento di un dovere.

La giudice ha invece disposto l’assoluzione di Bellosi “per non aver commesso il fatto”, ritenendo non dimostrato il suo coinvolgimento nella distruzione della teca. Quanto alla rimozione dei fiori, le motivazioni chiariscono che si è trattato di un gesto che, per le sue caratteristiche, non può essere ricondotto a una fattispecie di reato prevista dal codice.

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