A dieci anni dal terremoto che il 24 agosto 2016 colpì l’Appennino centrale, nel Piceno la ricostruzione procede ma il futuro delle aree interne resta legato anche alla capacità di mantenere vive comunità, servizi e attività economiche. È questo il punto su cui insiste la Cna di Ascoli Piceno, che fin dalle prime ore dell’emergenza ha affiancato cittadini e imprese e che oggi invita a guardare oltre la ricostruzione degli edifici.
Cna: “Ricostruire non basta per salvare i borghi”
Uno dei primi simboli della ripartenza fu la Cittadella delle attività produttive di Arquata del Tronto, inaugurata pochi mesi dopo il terremoto. Negli anni successivi la Cna ha continuato a sostenere il tessuto imprenditoriale attraverso attività di consulenza e assistenza nell’accesso ai bandi. Al 31 maggio 2026 risultano approvate 24.650 pratiche private sulle 36.149 presentate, per un totale di 12,59 miliardi di euro di contributi concessi. I cantieri autorizzati sono 23.361, mentre quelli già completati raggiungono quota 14.968.
Sul versante della ricostruzione pubblica, invece, sono previsti 3.667 interventi per un valore complessivo superiore a 4,85 miliardi di euro, con il 97,5% delle relative procedure già avviate. Numeri importanti, ma secondo la Cna non sufficienti da soli a garantire il futuro dei territori colpiti.
Servizi e imprese per evitare lo spopolamento dopo il terremoto
La ricostruzione, secondo l’associazione, deve infatti estendersi alla dimensione sociale ed economica. Perché famiglie e imprese continuino a scegliere i piccoli centri del Piceno, servono condizioni concrete per viverci e lavorare: attività commerciali, assistenza sanitaria, scuole, trasporti e servizi di prossimità rappresentano elementi indispensabili per mantenere vitali i borghi.
“Abbiamo vissuto questi dieci anni in prima linea – affermano Francesco Balloni e Arianna Trillini – ma mancano ancora tasselli decisivi”. Per i rappresentanti della Cna, il potenziamento dei servizi deve avanzare insieme alla ricostruzione materiale degli edifici, così da creare già oggi le condizioni necessarie affinché famiglie e attività economiche possano restare sul territorio.
Il commissario replica alle critiche di ActionAid
Sul ritmo della ricostruzione è intervenuta anche la Struttura commissariale per il sisma 2016, che ha risposto alle conclusioni contenute nel rapporto di ActionAid pubblicato in occasione del decennale. L’organizzazione aveva sostenuto che due opere pubbliche su tre avessero ancora il cantiere fermo al palo. Secondo il commissario, però, questa lettura non restituirebbe correttamente lo stato attuale dei lavori.
La Struttura commissariale indica come riferimento il Rapporto sulla ricostruzione 2026, sostenendo che i dati aggiornati mostrano un quadro differente. In particolare, viene contestato il metodo utilizzato da ActionAid: pur avendo ricevuto dati aggiornati al 2026 dalla stessa struttura nel luglio scorso, il rapporto avrebbe utilizzato informazioni ferme al 30 aprile 2025.
Il nodo della definizione di “cantiere non partito”
Un’altra questione riguarda il modo in cui sono state classificate le opere. Secondo la Struttura commissariale, ActionAid avrebbe considerato ancora non avviati anche interventi per i quali il progetto esecutivo era già stato approvato e la gara d’appalto era stata avviata. Una classificazione che il commissario giudica fuorviante, perché la fase di progettazione rappresenta un passaggio essenziale per definire le scelte strategiche e assicurare la qualità degli interventi.
I dati aggiornati al 30 aprile 2026 indicano infatti una programmazione pubblica composta da 3.667 opere, per oltre 4,85 miliardi di euro. Rispetto all’anno precedente si contano 125 interventi in più e 252 milioni di euro aggiuntivi. La quota delle opere non ancora avviate è scesa al 2,5%, mentre quelle con lavori in corso oppure già completati costituiscono circa il 40% del totale, contro il 34,4% registrato nel 2025.
Cantieri aperti in crescita del 23,4%
Tra gli indicatori citati dalla Struttura commissariale c’è anche l’aumento dei cantieri effettivamente aperti. Sono passati da 444 a 548, con una crescita del 23,4% in un anno. Le opere arrivate alla fase conclusiva dei lavori o al collaudo sono invece salite da 574 a 684, pari a un incremento del 19,2%.
Nei 44 Comuni maggiormente colpiti dal terremoto, i lavori in corso sono aumentati da 191 a 226, mentre gli interventi completati sono passati da 243 a 284. Per la Struttura commissariale, questi numeri rappresentano il segnale di un’accelerazione della ricostruzione, sostenuta anche dalle attività di formazione e affiancamento rivolte ai Comuni, che hanno il ruolo di soggetti attuatori degli interventi.
Da Amatrice ad Arquata, i cantieri simbolo
La situazione dei centri maggiormente colpiti dal terremoto viene fotografata anche attraverso alcuni interventi particolarmente significativi. Ad Amatrice sono in corso i lavori per il nuovo ospedale, con un investimento di 27,5 milioni di euro, per il Centro di formazione alberghiero da 7,3 milioni e per il Municipio, il cui intervento vale 2,6 milioni.
Ad Arquata del Tronto, invece, è in esecuzione un maxi-intervento da 71 milioni di euro destinato alla stabilizzazione e alla ricostruzione. Opere che, nella lettura della Struttura commissariale, testimoniano il progressivo passaggio dalla fase dell’emergenza a quella di una ricostruzione più strutturata.
Ricostruzione privata dopo il terremoto, oltre 8 miliardi già liquidati
Anche sul fronte degli edifici privati i numeri indicati dal commissario confermano un volume significativo di interventi. Al 31 maggio 2026 le richieste di contributo erano 36.149, per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro. Di queste, 24.650 erano già state approvate, con contributi concessi per 12,59 miliardi.
I cantieri autorizzati risultavano 23.361: 14.968 erano terminati, mentre 8.393 risultavano ancora in corso. A giugno, inoltre, le somme liquidate per i lavori effettivamente realizzati nei cantieri della ricostruzione privata avevano superato gli 8 miliardi di euro. Circa il 70% di questa cifra è stato liquidato negli ultimi tre anni.
Castelli: “La strada da fare è ancora lunga”
Nonostante i progressi rivendicati attraverso i dati, la Struttura commissariale riconosce che il percorso non è ancora concluso. Il commissario Castelli sottolinea che resta molto lavoro da fare e richiama, come spunto per affrontare una fase ancora complessa, le parole pronunciate il giorno precedente da Papa Leone XIV al Meeting di Rimini: “Non ci sia soltanto chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni”.
È proprio tra questi due piani che si gioca il futuro delle aree colpite dal sisma: da una parte una ricostruzione che, secondo i dati della Struttura commissariale, sta accelerando; dall’altra la necessità, evidenziata dalla Cna, di fare in modo che gli edifici ricostruiti tornino a essere parte di comunità capaci di restare, lavorare e crescere nei borghi del Piceno.
