Le prime dosi di vaccino contro l’Ebola sono arrivate nella Repubblica Democratica del Congo, dove da maggio è in corso la più grave epidemia mai registrata nel Paese. Venerdì 21 agosto sono state consegnate a Kinshasa 16.250 dosi di Ervebo, una prima tranche delle 70mila messe a disposizione dall’Organizzazione mondiale della sanità e dai suoi partner. Il problema, però, è che il vaccino non è stato sviluppato contro il virus che sta alimentando l’attuale epidemia.
Ebola in Congo, perché il vaccino Ervebo potrebbe non bastare
L’epidemia è provocata dal Bundibugyo virus, una specie di ebolavirus più rara e meno studiata rispetto a quella responsabile delle grandi epidemie del passato. Attualmente non esiste un vaccino autorizzato specificamente contro il Bundibugyo. Ervebo, invece, è approvato per prevenire la malattia causata dall’Ebola virus, precedentemente conosciuto come Zaire ebolavirus.
L’Oms ritiene però che valga la pena verificarne l’efficacia anche contro il nuovo ceppo. I primi studi di laboratorio e sugli animali suggeriscono infatti che il vaccino potrebbe garantire una certa protezione, ma al momento non esistono prove sufficienti sull’uomo. Per questo motivo 20mila delle 70mila dosi saranno utilizzate in uno studio clinico di fase 3, mentre le altre 50mila verranno destinate al personale sanitario e agli operatori in prima linea, tra le categorie maggiormente esposte al contagio.
L’epidemia più grave mai registrata in Congo
I numeri spiegano l’urgenza. Secondo gli ultimi dati diffusi dalle autorità congolesi, aggiornati al 20 agosto, sono stati confermati 5.375 casi e 2.557 morti in sei province, con un tasso di letalità del 47,6%. L’epidemia ha così superato per numero di vittime tutte le precedenti ondate di Ebola registrate nella Repubblica Democratica del Congo.
La diffusione del virus è resa ancora più difficile da contenere dalla situazione nell’est del Paese. Conflitti armati, spostamenti continui della popolazione, campi profughi, attacchi contro strutture e operatori sanitari e carenze nelle infrastrutture complicano il tracciamento dei contatti e l’isolamento tempestivo dei malati. L’Oms aveva già definito quella in corso una fase di “intensa trasmissione”, con numerose catene di contagio ancora non identificate.
L’Ebola si trasmette attraverso il contatto diretto con sangue e altri fluidi corporei di persone infette, vive o morte. Febbre, vomito e diarrea sono tra i primi sintomi, mentre nei casi più gravi possono comparire emorragie interne ed esterne. Finché non sarà chiarito se Ervebo possa funzionare anche contro il Bundibugyo, individuare rapidamente i casi, isolarli e proteggere il personale sanitario resta quindi essenziale per rallentare l’epidemia.
