Giorgia Meloni ha confermato che la linea del governo italiano sui controlli ai confini non cambia dopo la ritorsione annunciata dalla Spagna, e la misura resterà in vigore fino al 15 agosto; la decisione è stata presa a seguito dell’assalto dei migranti a Ceuta e della sospensione del trattato di Schengen voluta da Roma. I timori del governo riguardano possibili disagi per i turisti italiani a causa di controlli serrati nei porti e negli aeroporti spagnoli, in particolare sulle isole più affollate in questo periodo, e per questo motivo sono in corso contatti serrati fra la premier, i vicepremier e il ministro dell’Interno per contenere gli effetti.
Reazioni e strategia del governo Meloni
La presidenza del Consiglio e il ministero dell’Interno hanno descritto l’iniziativa spagnola come «un ricatto che l’Italia non può accettare», e la linea decisa dalla premier è stata mantenere la sospensione di Schengen fino alla data fissata, salvo nuove ondate da Ceuta; questa scelta è stata condivisa in una serie di contatti telefonici con i ministri competenti, Antonio Tajani e Matteo Piantedosi, e con il vicepremier Matteo Salvini. Il governo italiano ha inoltre sollevato dubbi sulla proporzionalità della risposta di Madrid, sostenendo che l’Italia aveva limitato i controlli ai cittadini extra Unione europea mentre la Spagna ha intensificato le misure, e che la nota della Moncloa giunta prima di pranzo è stata giudicata “irrituale” sul piano diplomatico.
Nei colloqui interni, l’obiettivo è stato quello di trovare soluzioni operative per ridurre al minimo i disagi per i connazionali in viaggio e per i turisti, rassicurando che si stanno valutando contromisure compatibili con la posizione assunta; al tempo stesso il governo ha dato una risposta altrettanto “muscolare” a Madrid per difendere la propria scelta. I contatti tra la premier e i ministri hanno preso una piega decisa: «Dobbiamo subito reagire», è stata la linea adottata per rispondere alle parole di Pedro Sánchez e preservare l’azione di governo fino al 15 agosto.
Allarmi e movimenti sul terreno
Secondo report interni citati dal Viminale gli allarmi che giungono dalla Spagna sono concreti, con la prospettiva di un nuovo assalto di migranti a Ceuta considerata credibile dagli 007 spagnoli, forse anche prima di Ferragosto; per questo motivo la Spagna avrebbe schierato tremila agenti e due navi davanti all’enclave, facendo sì che Roma interpreti la mossa anche come un segnale di difficoltà politica del premier spagnolo. Nei documenti interni dell’intelligence italiana si menziona inoltre il rischio terrorismo e la necessità di monitorare la situazione con attenzione, elementi che hanno contribuito a rafforzare la posizione del Viminale.
Il ministero dell’Interno ha anche segnalato risultati operativi che giustificherebbero la cautela: controlli in cinque aeroporti italiani, Linate, Malpensa, Bologna, Torino e Orio al Serio, avrebbero portato all’identificazione di quindici soggetti provenienti dalla Spagna senza titolo per entrare nel Paese, anche se non è noto se fossero transitati da Ceuta; queste cifre sono utilizzate dall’esecutivo per motivare la scelta dei controlli mirati. Il confronto operativo tra i due Paesi si svolge dunque anche su questo terreno, con interlocuzioni che cercano di bilanciare sicurezza e tutela dei viaggiatori.
Dimensione politica e rapporti bilaterali
Nel governo Meloni la valutazione politica è chiara: la mossa di Pedro Sánchez sarebbe interpretata come un «segnale di difficoltà» del leader socialista, che risulterebbe isolato in Europa sul tema dell’immigrazione e attaccato in patria, osservano fonti di Palazzo Chigi; il confronto tra il primo ministro spagnolo e Meloni diventa così anche terreno di contesa politica interna ai rispettivi Paesi. Il ministro Piantedosi ha richiamato il fatto che misure analoghe sono praticate da altri Stati membri, citando esempi come Germania, Francia e lo stesso operato italiano al confine con la Slovenia, sostenendo che la selezione dei controlli non è prevista in modo diverso nei trattati.
La domanda che aleggia nell’esecutivo italiano dopo il botta e risposta riguarda quali saranno le “misure proporzionali” adottate dalla Spagna alla luce del netto rifiuto italiano, mentre Madrid sostiene che l’Italia è lo Stato membro con il maggior numero di attraversamenti irregolari registrati negli ultimi anni. Il confronto continua quindi su più livelli, tra preoccupazioni operative per i viaggiatori e riletture politiche della mossa spagnola, in un clima di reciproche durezze che per il momento non ha prodotto segnali di allentamento.
Lo scontro Italia-Spagna rimane dunque la cornice entro cui si muovono le trattative e le contromisure, con l’esecutivo italiano impegnato a tutelare la sicurezza e a limitare i disagi per i cittadini fino alla scadenza fissata per il 15 agosto, mantenendo al tempo stesso ferme le proprie posizioni diplomatiche.
