Dopo mesi di guerra, i funzionari degli Stati Uniti hanno incontrato una delegazione iraniana a New York, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. nalld Trump ha prospettato un’intesa dopo le elezioni statunitensi di metà mandato. L’inviato speciale statunitense Steve Witkoff li ha definiti “lunghi colloqui”, mentre Donald Trump ha parlato di un incontro “molto buono” e “molto produttivo”. Un nuovo confronto sarebbe previsto “in un futuro molto vicino”.
Iran, Trump apre all’accordo ma non esclude nuovi attacchi
La diplomazia arriva poche ore dopo un intervento all’Onu dai toni molto diversi. Davanti all’Assemblea generale, Trump ha prospettato due strade per l’Iran: un accordo oppure nuove azioni militari, arrivando a minacciare di “annientare” la Repubblica islamica se non si raggiungerà un’intesa.
Il presidente statunitense ha previsto che un accordo possa arrivare dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre, pur sostenendo che il risultato del voto non condizionerà la sua strategia. Poco dopo, incontrando il premier britannico Andy Burnham, Trump ha ribadito di ritenere possibile un’intesa: “Penso che si raggiungerà un accordo”.
Da parte iraniana, le condizioni sono già state trasmesse agli Stati Uniti attraverso la mediazione del Qatar. Teheran chiede, tra le altre cose, la fine della guerra su tutti i fronti, lo stop alle operazioni militari statunitensi, la rimozione del blocco navale e la liberazione di fondi iraniani. Un alto funzionario ha inoltre fatto sapere a Reuters che lo Stretto di Hormuz potrebbe essere riaperto entro sette giorni se Washington riducesse la pressione militare e revocasse il blocco dei porti iraniani.
Stretto di Hormuz, Macron spinge per la riapertura
Proprio Hormuz è stato al centro del confronto tra Emmanuel Macron e Donald Trump. Il presidente francese ha indicato come obiettivo principale quello di trovare un accordo che consenta di riaprire il passaggio, fondamentale per le forniture energetiche mondiali. Parigi si è detta pronta a un maggiore impegno per garantire la sicurezza della navigazione, senza però entrare direttamente in un nuovo confronto militare.
La Francia sta inoltre lavorando a una possibile nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu per una missione internazionale destinata a tutelare la libertà di navigazione nello stretto.
Il traffico, intanto, resta fortemente ridotto. Secondo i dati preliminari citati da Reuters, martedì soltanto tre navi da trasporto di materie prime hanno attraversato Hormuz, contro quattro il giorno precedente e una media mobile di circa 15 negli ultimi dieci giorni. I numeri potrebbero essere rivisti, perché alcune imbarcazioni spengono i sistemi di localizzazione durante il transito. Prima dell’inizio del conflitto, lo stretto gestiva circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.
