Il Permafrost della Siberia è il luogo in cui strati gelati, scongelati dal cambiamento climatico, stanno riportando alla luce virus e microrganismi antichi che erano rimasti intrappolati per secoli o millenni, sollevando interrogativi sui possibili rischi per la popolazione umana e animale. Studi condotti in passato e casi locali mostrano come il disgelo possa liberare agenti biologici conservati in uno stato di ibernazione e talvolta capaci di riprendere attività biologica una volta riportati a condizioni più favorevoli.
Scoperte scientifiche nel permafrost sul “virus zombie”
Ricerche francesi hanno isolato nel suolo siberiano esempi di quello che la stampa ha definito virus zombie, ovvero patogeni antichi che, una volta liberati dal ghiaccio, possono risultare ancora infettivi per alcuni ospiti; in particolare, esperti dell’università di Marsiglia e di Aix en Provence hanno riscontrato la presenza di megavirus in grado di infettare organismi unicellulari come le amebe. I ricercatori hanno constatato che l’assenza di luce e di ossigeno insieme alle basse temperature ha contribuito alla conservazione di questi microrganismi, ma gli stessi studi hanno indicato che tali patogeni non si sono mostrati capaci di infettare forme di vita più complesse rilevate finora.
Episodi documentati e valutazioni sul rischio umano
Un episodio avvenuto nel 2016 in Siberia ha costituito un esempio concreto di come il disgelo possa avere conseguenze sulla salute: lo scongelamento della carcassa di una renna ha liberato spore di antrace con effetti sulla popolazione locale e con esito mortale per un bambino, segnalando rischi reali legati alla riemersione di agenti patogeni conservati nel ghiaccio. L’epidemiologo Gianni Rezza, docente all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha spiegato che dal punto di vista scientifico non si può escludere del tutto la possibilità che un virus ibernato torni vitale e possa replicarsi o infettare animali e uomo, mentre ha richiamato la cautela sul fatto che la probabilità di tale evento non è al momento nota.
Ricerche su virus storici erano iniziate negli studi sulla Spagnola, dove si rinvennero sequenze di Dna e di Rna in corpi conservati dal ghiaccio; gli scienziati proseguono ora l’analisi degli organismi recuperati nel permafrost per valutare con rigore quali rischi reali possano derivare dalla loro possibile riattivazione, secondo quanto indicato dagli studi e dalle osservazioni effettuate finora da gruppi di ricerca internazionali.
