La richiesta di accelerare i negoziati è stata al centro dell’intervento di Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, il 25 settembre a New York, all’Incontro di Alto Livello dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie. Il sistema per l’accesso ai patogeni e la condivisione dei benefici derivanti dal loro utilizzo, infatti, resta da completare.
Per Tedros, il completamento del PABS è indispensabile perché l’Accordo sulle pandemie possa procedere verso la ratifica ed entrare in vigore come strumento di diritto internazionale. «Vi lascio con una sola richiesta – una sola: completare il PABS, il prima possibile». Le trattative tra gli Stati membri proseguono: «Sebbene le differenze permangano, sono fiducioso che i Paesi troveranno un terreno comune, proprio come è successo con l’Accordo stesso».
Le norme internazionali sulle pandemie
Le modifiche al Regolamento sanitario internazionale, adottate dagli Stati membri, sono entrate in vigore nel settembre 2025. Nel maggio dello stesso anno l’Assemblea mondiale della sanità aveva adottato l’Accordo dell’Oms sulle pandemie: «un traguardo storico», per Tedros, raggiunto nonostante le divisioni internazionali trovando «un terreno comune per uno scopo comune». Il direttore generale ha riconosciuto ai Paesi questo risultato: «Avete dimostrato che il multilateralismo funziona ancora ed è vivo e vegeto».
Né l’Accordo né il Regolamento limitano la sovranità degli Stati, ha precisato Tedros: «Al contrario, sono stati negoziati e adottati da Stati sovrani, come atto della loro sovranità». La cooperazione, anziché l’isolamento, è per il direttore generale la risposta più efficace a emergenze che «non rispettano i confini».
Il costo del Covid-19 e gli strumenti sanitari creati
Il Covid-19 ha provocato oltre 20 milioni di morti in eccesso e sottratto più di 10 mila miliardi di dollari all’economia mondiale, secondo il bilancio richiamato da Tedros. Il direttore generale lo ha definito «la più grave crisi sanitaria globale dell’ultimo secolo»: «La pandemia ha messo in luce e aggravato le linee di frattura nella sicurezza sanitaria globale».
Durante l’emergenza e negli anni successivi, l’Oms ha promosso iniziative per prevenire, individuare e affrontare nuove crisi. Il Fondo pandemico, istituito con la Banca mondiale, e la Revisione universale della salute e della preparazione puntano a rafforzare le capacità nazionali. Il WHO Hub for Pandemic and Epidemic Intelligence di Berlino si occupa di sorveglianza e allerta precoce; ACT-Accelerator e COVAX mirano all’accesso equo ai vaccini e agli strumenti sanitari.
Si aggiungono la Rete provvisoria per le contromisure mediche, il Programma di trasferimento tecnologico per l’mRNA in Sudafrica, l’Iniziativa di formazione della forza lavoro per la bio-produzione nella Repubblica di Corea e il BioHub dell’Oms in Svizzera. Il Global Health Emergency Corps è finalizzato a rafforzare la capacità internazionale di risposta alle emergenze.
Gli impegni su sanità, fiducia ed equità
La dichiarazione politica discussa durante l’Incontro di Alto Livello comprende gli impegni degli Stati sul rafforzamento delle capacità locali e nazionali, sugli investimenti in sistemi sanitari resilienti, sulla fiducia nelle istituzioni di sanità pubblica, sul coinvolgimento delle comunità e sulla solidarietà e l’equità nell’accesso a prodotti, strumenti e risorse. Per Tedros devono diventare azioni concrete, misurabili e urgenti: prevenzione e preparazione costituiscono «un bene pubblico globale».
Il precedente risale al 2017, quando Tedros, appena eletto alla guida dell’Oms, si interrogò alla Columbia University sulla preparazione del mondo: «La mia risposta fu no». Poco più di due anni dopo arrivò il Covid-19. In quell’intervento, nove anni fa, utilizzò per la prima volta la frase «Nessuno è al sicuro finché tutti non sono al sicuro», che secondo lui deve continuare a guidare la cooperazione.
Alla domanda se oggi il mondo sia più preparato, la risposta di Tedros è «Sì e no». Le iniziative e le norme sono cambiate, ma la preparazione non è acquisita: «Non possiamo mai dire che il mondo sia abbastanza pronto». E ancora: «La minaccia si evolve, e dobbiamo farlo anche noi». Un «sì» pieno dipenderà dal rispetto degli impegni e dal completamento del lavoro necessario.
L’Ebola e il costo dei ritardi di pandemie ed epidemie
L’attuale epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo richiama la persistenza del rischio sanitario. «È improbabile che l’Ebola diventi una pandemia», ha precisato Tedros, considerandola però un promemoria della minaccia per le comunità coinvolte e per il mondo intero: «La prossima pandemia è una questione di quando, non di se».
Il richiamo all’urgenza dei negoziati riguarda le conseguenze di un mancato accordo. Tedros ha avvertito: «Ulteriori ritardi non sono solo ritardi nella procedura o nel processo. Sono ritardi che costano caro a tutti i Paesi quando arriverà la prossima pandemia».
