Leone d’Oro alla carriera: Simone Forti è morta all’età di 91 anni, figura tra le più importanti della danza contemporanea e della performance art internazionale, celebrata nel 2023 dalla Biennale Danza. Nel discorso di accettazione, tenuto in collegamento da Los Angeles, aveva evocato l’immagine di un segnale luminoso per invitare scuole e compagnie a sprigionare la loro energia, sintesi efficace della sua pratica artistica. Si presentava come un'”artista del movimento, che pensa con il corpo”, definizione che ha orientato l’intero suo lavoro e la renderebbe un punto di riferimento per generazioni di coreografi, danzatori e performer.
Il linguaggio del movimento
La produzione di Simone Forti ha modificato la concezione tradizionale della danza attraverso coreografie costruite su equilibrio, improvvisazione e rapporto con lo spazio, elementi che hanno posto il corpo al centro di una riflessione sull’esistenza umana. Le sue opere, spesso essenziali e radicali, raccontavano fragilità e libertà, trasformando il movimento in uno strumento di espressione e di pensiero e definendo un nuovo vocabolario della danza contemporanea e della performance art.
La pratica scenica di Forti privilegiava procedure minimali e situazioni liminari, con esercizi che mettevano in risalto il corpo come dispositivo conoscitivo e narrativo; questo approccio ha inciso sulla formazione e sulle pratiche di molte istituzioni e compagnie che hanno guardato al suo lavoro come a una proposta innovativa e duratura.
Origini, esilio e riconoscimenti
Figlia di una famiglia di ebrei toscani che erano industriali della lana e fondatori a Prato di una delle prime fabbriche sociali italiane, Forti lasciò l’Italia in seguito all’introduzione delle leggi razziali fasciste e si rifugiò negli Stati Uniti, dove crebbe e sviluppò il suo percorso artistico. Nel contesto statunitense avviò una ricerca destinata a cambiare profondamente il concetto stesso di danza, costruendo pezzi che mettevano in scena relazioni sottili tra corpo, spazio e ascolto.
Il riconoscimento del 2023 con il Leone d’Oro alla carriera, ritirato in collegamento da Los Angeles, ha rappresentato un omaggio istituzionale a una vita dedicata alla sperimentazione e all’innovazione del linguaggio corporeo, e lascia un patrimonio di idee e pratiche che continua a ispirare istituzioni, compagnie e nuove generazioni di artisti.
