Donald Trump ha deciso di sospendere gli attacchi contro l’Iran. L’obiettivo, almeno secondo il presidente americano, è lasciare ai negoziatori un’ultima possibilità per raggiungere un accordo.
La tregua resta però estremamente fragile. In un’intervista ad Axios, Trump ha chiarito di essere pronto a ordinare una nuova e più intensa operazione militare nel caso in cui i colloqui dovessero fallire.
Trump sospende i raid sull’Iran: “Siamo in trattative profonde”
“Siamo in trattative molto profonde con l’Iran”, ha dichiarato Trump. Il presidente ha aggiunto che, se i colloqui non dovessero funzionare, gli Stati Uniti torneranno a una “forte azione militare”.
Il tempo concesso alla diplomazia, però, potrebbe essere limitato. “O si fa in fretta o non si fa affatto”, ha avvertito il presidente, spiegando che diversi mediatori gli avrebbero chiesto di non autorizzare nuovi bombardamenti.
La sospensione interrompe tredici notti consecutive di attacchi americani contro obiettivi iraniani. Teheran aveva risposto colpendo basi e infrastrutture statunitensi presenti nella regione.
Perché Trump ha fermato gli attacchi
La versione di Trump non è però l’unica spiegazione della tregua. Secondo Reuters, i vertici militari americani avrebbero avvertito la Casa Bianca che la campagna stava raggiungendo i limiti della propria efficacia.
Un funzionario statunitense ha riferito che gli obiettivi disponibili stavano diminuendo. Il presidente del Comitato dei capi di Stato maggiore, Dan Caine, avrebbe inoltre espresso preoccupazione per il consumo delle armi di difesa aerea utilizzate per proteggere le basi americane.
Trump ha pubblicamente respinto l’ipotesi che Washington stia terminando le munizioni. La scelta di sospendere i raid sembra comunque derivare dall’intreccio tra pressioni diplomatiche e valutazioni militari.
Lo Stretto di Hormuz al centro dei negoziati
Al centro dei negoziati c’è soprattutto lo Stretto di Hormuz. La rotta è fondamentale per il commercio mondiale di petrolio ed è diventata uno dei principali terreni dello scontro tra Stati Uniti e Iran.
Oman, Qatar e Pakistan stanno cercando di mediare. I colloqui riguardano la possibilità di garantire la navigazione nello stretto e costruire una nuova tregua dopo il fallimento degli accordi precedenti.
La sospensione degli attacchi ha già avuto effetti sui mercati. Il prezzo del petrolio è sceso davanti alla possibilità di una riduzione delle tensioni e di una futura riapertura della rotta commerciale.
L’Iran non conferma la ripresa dei negoziati
Teheran ha dichiarato che fermerà le proprie operazioni finché Washington manterrà la sospensione dei bombardamenti. Allo stesso tempo, però, il governo iraniano sostiene di non aver avviato colloqui di pace diretti con gli Stati Uniti.
L’Iran ha inoltre rivendicato di avere ancora il controllo dello Stretto di Hormuz. I contatti in corso sarebbero quindi affidati ai mediatori, mentre le distanze tra le parti rimangono profonde.
Per il momento, la pausa allontana il rischio di un’immediata escalation. Non rappresenta però la fine del conflitto: Trump ha lasciato aperta sia la strada dell’accordo sia quella di un nuovo attacco.
