La battuta è arrivata durante una serata dedicata ai giornalisti, ma il tema torna ciclicamente nel dibattito politico americano. Donald Trump, durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca, ha scherzato sull’ipotesi di una nuova candidatura nel 2028, indossando anche un cappellino rosso con la scritta “Trump 2028”. Al di là dell’ironia del momento, il presidente statunitense ha più volte lasciato intendere di non voler escludere completamente l’idea di restare al potere oltre il secondo mandato. Ma sarebbe davvero possibile per lui correre per un terzo mandato? La risposta, secondo la Costituzione degli Stati Uniti, è tutt’altro che semplice.
La battuta alla cena dei corrispondenti e il cappellino “Trump 2028”
Durante il gala dell’associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, organizzato a Washington dopo il rinvio dovuto a un presunto tentativo di attentato nei suoi confronti, Trump ha sorpreso il pubblico con una provocazione destinata a far discutere.
Nel corso del suo intervento, durato circa un’ora, il presidente ha annunciato scherzosamente la sua “intenzione” di candidarsi per un quarto mandato alla Casa Bianca, necessario per ottenere un ipotetico terzo mandato da presidente. “Ho vinto tre volte. Ora lo farò di nuovo”, ha detto davanti a una sala improvvisamente silenziosa.
Poi ha tirato fuori un cappellino rosso con la scritta “Trump 2028“, marchio già comparso in precedenza tra i prodotti legati alla sua immagine politica. “Lo farò. Dovrebbe essere facile”, ha aggiunto, prima di chiudere il suo intervento sulle note di “Y.M.C.A.”, una delle canzoni simbolo dei suoi comizi, accompagnata dal suo ormai riconoscibile balletto.
Un’ipotesi evocata più volte da Trump
Quella del terzo mandato non è una suggestione nata soltanto durante la cena dei corrispondenti. Trump ha fatto riferimento più volte alla possibilità di rimanere alla Casa Bianca anche dopo la fine del suo secondo mandato, talvolta in tono ironico, talvolta lasciando maggiore spazio all’ambiguità.

Già in passato aveva parlato della possibilità di un nuovo mandato, affermando di avere “i migliori numeri di sempre” nei sondaggi e spiegando che “molte persone” gli chiedevano di provarci. In un’intervista aveva anche dichiarato che esisterebbero “metodi” per rendere possibile uno scenario del genere.
Allo stesso tempo, il presidente ha spesso alternato queste dichiarazioni a prese di distanza, definendo alcune ipotesi troppo complicate o non gradite dagli elettori. In un’occasione, riferendosi all’idea di tornare alla Casa Bianca attraverso un meccanismo indiretto, aveva detto: “È troppo furbo, non sarebbe giusto”.
Il limite imposto dal 22esimo emendamento
Il principale ostacolo per Trump è rappresentato dalla Costituzione americana. Il 22esimo emendamento, approvato dopo la morte di Franklin Delano Roosevelt ed entrato in vigore nel 1951, stabilisce che nessuna persona può essere eletta alla presidenza degli Stati Uniti più di due volte.
La norma nacque proprio come risposta alla lunga permanenza di Roosevelt alla Casa Bianca. Eletto quattro volte consecutive tra il 1933 e il 1945, Roosevelt è infatti l’unico presidente americano ad aver superato il limite dei due mandati.
Da allora nessun altro presidente ha potuto ricoprire l’incarico per più di otto anni complessivi. Per questo motivo, allo stato attuale, Trump non potrebbe semplicemente presentarsi alle elezioni del 2028 come candidato presidenziale.
Modificare la Costituzione sarebbe quasi impossibile
Una delle strade teoriche per consentire un terzo mandato sarebbe cambiare il 22esimo emendamento. Si tratta però di un percorso estremamente complesso, che richiederebbe un consenso politico molto ampio. Per modificare la Costituzione servirebbe infatti l’approvazione con una maggioranza dei due terzi sia alla Camera sia al Senato, oltre alla ratifica da parte dei tre quarti degli Stati americani, cioè almeno 38 su 50.
Anche considerando l’attuale forza del Partito repubblicano, un simile risultato appare molto difficile da raggiungere. Le divisioni politiche negli Stati Uniti rendono improbabile che una modifica di questo tipo possa ottenere il sostegno necessario, soprattutto su una questione così delicata.
E se Trump diventasse vicepresidente?
Tra i sostenitori di Trump è stata avanzata anche un’altra teoria: quella di una candidatura come vicepresidente nel 2028, con un candidato presidente disposto poi a lasciare l’incarico dopo l’elezione. Secondo questa interpretazione, il 22esimo emendamento vieterebbe soltanto di essere “eletti” presidente per una terza volta, ma non impedirebbe di arrivare alla Casa Bianca attraverso la successione presidenziale.
Uno scenario che alcuni alleati di Trump hanno collegato alla possibilità di una candidatura con l’attuale vicepresidente JD Vance. In caso di vittoria elettorale, il presidente eletto potrebbe teoricamente dimettersi lasciando il posto al vicepresidente.
Questa ipotesi, però, presenta numerosi problemi giuridici. Diversi esperti di diritto costituzionale ritengono che il limite imposto dal 22esimo emendamento impedisca anche questa strada, perché chi non può diventare presidente non può nemmeno essere eletto vicepresidente.
Il 12esimo emendamento stabilisce infatti che nessuna persona “costituzionalmente ineleggibile” alla presidenza può ricoprire il ruolo di vicepresidente. Secondo molti studiosi, quindi, anche questo tentativo sarebbe destinato a scontrarsi con la Costituzione.
Gli esperti: nessuna scorciatoia per aggirare il limite
Molti costituzionalisti americani considerano altamente improbabile un ritorno di Trump alla Casa Bianca dopo due mandati. Derek Muller, professore di diritto elettorale all’Università di Notre Dame, ha spiegato che non esisterebbe una sorta di “trucco” legale per superare i limiti imposti dalla Costituzione. Secondo gli esperti, anche un eventuale tentativo politico di forzare il sistema dovrebbe affrontare ostacoli enormi: il Congresso, i governi statali, i tribunali e infine gli stessi elettori.

Alcuni analisti ritengono quindi che le dichiarazioni di Trump abbiano soprattutto una funzione politica: mantenere alta l’attenzione sulla sua leadership e rafforzare la percezione di potere all’interno del movimento MAGA, più che rappresentare un piano concreto per una nuova candidatura.
Le opposizioni e i dubbi anche tra i repubblicani
L’ipotesi di un terzo mandato ha incontrato una forte opposizione da parte dei democratici. Il deputato Daniel Goldman, ex procuratore principale nel primo processo di impeachment contro Trump, ha accusato il presidente di voler mettere in discussione gli equilibri democratici del Paese.
Anche alcuni esponenti repubblicani hanno espresso scetticismo. Il senatore Markwayne Mullin ha dichiarato di non sostenere una modifica della Costituzione per permettere a Trump di tornare candidato, mentre il deputato Tom Cole ha definito l’idea troppo fantasiosa per essere presa seriamente in considerazione.
A pesare, inoltre, sarebbe anche il fattore anagrafico: se Trump riuscisse a tornare presidente nel 2028 avrebbe 82 anni, diventando il presidente più anziano nella storia degli Stati Uniti.
Roosevelt, l’unico presidente oltre il limite dei due mandati
Prima dell’introduzione del 22esimo emendamento, la Costituzione americana non prevedeva un limite formale al numero di mandati presidenziali. La tradizione voleva però che un presidente non restasse in carica oltre due mandati, seguendo l’esempio di George Washington.
Franklin Delano Roosevelt interruppe questa consuetudine durante la Grande Depressione e la Seconda guerra mondiale. Eletto per quattro volte consecutive, rimase presidente dal 1933 fino alla sua morte, avvenuta nel 1945, pochi mesi dopo l’inizio del quarto mandato.
La sua lunga permanenza alla Casa Bianca portò il Congresso ad approvare il 22esimo emendamento, chiudendo la strada a nuovi presidenti con permanenze superiori agli otto anni. Per questo, anche nel caso di Trump, l’ostacolo principale resta uno dei principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale americano: nessun presidente può essere eletto più di due volte.
