13 luglio 2026 – Nel Delta del Po l’acqua non è semplicemente poca: quella rimasta è sempre più calda, povera di ossigeno e, vicino alla foce, salata. Tra le lagune dell’Emilia-Romagna e del Veneto, la siccità sta modificando l’equilibrio di un territorio che vive proprio nell’incontro tra il fiume e il mare. A pagarne le conseguenze, per prime, sono state cozze e vongole.
Siccità nel Delta del Po: il mare risale dentro il fiume
Alla stazione di Pontelagoscuro, nel Ferrarese, la portata del Po è scesa a poco più di 323 metri cubi al secondo: oltre il 70% in meno rispetto alla media del periodo. È un valore molto lontano dai 450 metri cubi al secondo considerati necessari per contrastare efficacemente la risalita dell’acqua marina.
Quando il fiume perde forza, infatti, il mare può avanzare nell’alveo. È il cosiddetto cuneo salino: nel ramo di Pila ha raggiunto circa 20 chilometri dalla foce, mentre in quello di Goro è arrivato fino a 25. In alcune aree l’irrigazione è stata sospesa o limitata, perché utilizzare acqua salata nei campi rischierebbe di danneggiare il terreno e compromettere i raccolti.
Le riserve disponibili potrebbero garantire l’irrigazione ancora per un periodo compreso tra una settimana e dieci giorni, in assenza di piogge significative. Al momento non vengono segnalate interruzioni per l’acqua potabile, ma l’Autorità di Bacino ha confermato una severità idrica “media in assenza di precipitazioni” e tornerà a riunirsi il 21 luglio.
L’acqua a 32 gradi uccide cozze e vongole
Se nei campi il problema è l’acqua che manca o diventa salata, nelle lagune è quella che si scalda troppo. Nella Sacca di Goro, in provincia di Ferrara, la temperatura ha raggiunto i 32 gradi. Secondo l’allarme lanciato da Confcooperative Agroalimentare e Pesca, in alcune zone è andato perso fino al 90% delle vongole, con stime che oscillano tra il 70 e il 100% della produzione.
A Scardovari, sul versante rodigino del Delta, sono invece morti improvvisamente mille quintali di cozze Dop: circa cento tonnellate di prodotto. L’acqua più calda contiene meno ossigeno e favorisce la proliferazione delle alghe. La fioritura registrata in questi giorni, secondo gli operatori, non si vedeva con una simile intensità da almeno dieci o quindici anni.
Il comparto stava già cercando di riprendersi dall’invasione del granchio blu. Le barriere installate per difendere gli allevamenti dal crostaceo, però, possono ridurre ulteriormente il ricambio dell’acqua durante le ondate di calore. Il risultato è una laguna chiusa e surriscaldata, trasformata dagli allevatori in quella che è stata definita una “gigantesca pentola”.
La siccità non lascia soltanto il fiume in secca
La crisi non riguarda esclusivamente il Po. L’Adige ha una portata inferiore di circa il 58% rispetto alla media e si avvicina alla soglia sotto la quale le barriere contro l’ingresso dell’acqua salata diventano inefficaci. Anche il Lago Maggiore e gli altri grandi laghi alpini stanno perdendo rapidamente la risorsa accumulata, consumata dall’evaporazione e dalle necessità irrigue.
Il livello di emergenza complessivo non ha ancora raggiunto quello registrato durante la grande siccità del 2022. Ma la classificazione generale non racconta fino in fondo quello che sta già succedendo nel Delta: molluschi morti, acqua inutilizzabile e aziende nuovamente in difficoltà. Qui la crisi climatica non è una previsione futura, ma qualcosa che si può già misurare in chilometri di acqua salata e tonnellate di prodotto perduto.
