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Chi sono i lavoratori più sfruttati a Milano: dal food delivery al settore della moda

Sono oltre 200mila e fanno funzionare la capitale economica d'Italia. Non sono solo i rider: da una ricerca di PoliS Lombardia alle indagini della procura di Milano emerge la vastità dello sfruttamento lavorativo

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La ricerca sui lavoratori sfruttati - nella foto, Milano

Milano | Sharon Hahn Darlin — CC BY 2.0 — via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=127805076)

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

12 luglio 2026 –  Sono oltre 200mila i lavoratori sfruttati a Milano e senza di loro la capitale economica d’Italia non funzionerebbe. Ma le loro paghe orarie, in molti casi, non arrivano nemmeno a due cifre. Come riportato su Repubblica, la ricerca di PoliS Lombardia fa luce su questo “esercito invisibile”: tra chi macina chilometri in bicicletta per consegnare un pasto a chi confenziona abiti destinati ai brand di lusso

Lavoratori sottopagati: a Milano sono il 18,8% degli occupati

Secondo la ricerca di PoliS Lombardia, nella Città metropolitana di Milano i lavoratori che guadagnano troppo poco sono oltre il 18,8% degli occupati. Un vero e proprio esercito che ogni giorno tiene in piedi la capitale economica del Paese, spesso con una paga oraria che non raggiunge le due cifre. A rendere visibile questo mondo sono state le inchieste della procura di Milano.

Seguendo il filo degli appalti, i magistrati hanno ricostruito un sistema in cui il costo del lavoro veniva progressivamente scaricato sull’ultimo anello della catena. Il bilancio racconta la dimensione del fenomeno: 69mila lavoratori assunti, stabilizzati o regolarizzati.

L’ultimo capitolo riguarda il cantiere del nuovo Consolato degli Stati Uniti, dove si indaga sullo sfruttamento di decine di operai indiani, reclutati nel Paese d’origine con paghe sotto i 3 euro l’ora. Le testimonianze parlano di una condizione di “para schiavitù”. “O lavoravi ai ritmi imposti o ti rispedivano in India”, racconta un operaio. Un altro: “Una volta avevo la febbre, sono rimasto a casa un giorno e mi hanno tolto due giornate di paga”. Un terzo ricorda un collega caduto dalle scale: l’ambulanza non è mai stata chiamata.

Lavoratori stranieri, i più esposti allo sfruttamento

Gli stranieri sono la categoria più colpita: oltre il 40% percepisce una retribuzione sotto la soglia del basso salario, contro l’11% degli italiani. Anche il reddito fotografa il divario. Secondo il Dossier Idos, in Lombardia un lavoratore extracomunitario dichiara in media 15.901 euro l’anno, contro i 25.259 della media complessiva. Il meccanismo è stato ricostruito dai giuslavoristi Ilario Alvino e Orsola Razzolini: le attività di alcuni operatori economici erano organizzate attraverso filiere di appalti e subappalti dentro le quali si concretizzavano gravi condizioni di sfruttamento, oltre a fattispecie di caporalato e interposizione di manodopera.

I settori più a rischio sono quelli dei servizi: negli alberghi e nella ristorazione i lavoratori sotto la soglia del basso salario sono il 42,6%, mentre negli altri servizi collettivi e personali superano il 60%. Turismo, accoglienza, pulizie, vigilanza, manutenzione e logistica: è qui che si concentra gran parte del lavoro povero milanese. E i controlli lo confermano: nel 2025 l’Ispettorato nazionale del lavoro ha concluso 2.017 ispezioni nell’area metropolitana e nel 60,6% dei casi ha accertato irregolarità. Dei 6.048 lavoratori tutelati, 274 erano completamente in nero e 89 coinvolti in contestazioni per caporalato o sfruttamento.

Dalla logistica alla moda: le inchieste sui grandi marchi

Il modello investigativo costruito dalla procura ha attraversato logistica, grande distribuzione, moda, food delivery e vigilanza privata. Le inchieste hanno coinvolto, tra gli altri, Amazon Italia Transport, Dhl, FedEx, Esselunga, Carrefour-Gs e Iperal, fino ai più recenti sequestri nei confronti di Bcube, Bonzai e Fiege Logistics Italia.

Nella moda, il valore cresce risalendo la filiera: le maison affidano la produzione a fornitori che la trasferiscono ai laboratori. È lì che si nascondono turni massacranti e, in alcuni casi, operai costretti a vivere e lavorare negli stessi locali. Le indagini giudiziarie su Milano hanno riguardato anche Armani Operations e Manufactures Dior. 

Nel food delivery, invece, è l’algoritmo a governare il lavoro: le piattaforme assegnano ordini e turni, mentre società intermediarie reclutano soprattutto migranti.
Milano continua a correre, ma lo fa anche grazie a chi resta indietro. Le inchieste hanno acceso un faro su un sistema che per anni è rimasto nell’ombra: ora la sfida è capire se punire basterà, o se servirà ripensare l’intera catena del lavoro.

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