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Milano: resta in carcere l’aggressore del Duomo, il giudice parla di pericolosità sociale

Il gip sottolinea la "pericolosità sociale": aveva agito poche ore dopo un primo fermo e un divieto di dimora a Milano

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Milano: resta in carcere l'aggressore del Duomo, il giudice parla di pericolosità sociale

Milano: resta in carcere l'aggressore del Duomo, il giudice parla di pericolosità sociale

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

Il gip Cristian Mariani ha convalidato l’arresto e ha disposto la custodia cautelare in carcere per Mohammed Saidi, accusato di sfregio permanente al volto ai danni di una giovane donna alla fermata Duomo della metropolitana di Milano. Nel provvedimento il giudice ha richiamato la pericolosità sociale dell’indagato e l’aggravante dei futili motivi.

Secondo gli atti, il 27enne di origine algerina avrebbe agito nonostante fosse già stato fermato poche ore prima. La sequenza dei fatti e la gravità della ferita riportata dalla vittima hanno pesato nella valutazione sulla misura cautelare adottata al termine dell’udienza di convalida.

Custodia cautelare e motivazioni del giudice

La decisione del gip è arrivata al termine dell’udienza di convalida celebrata a Milano. Il decreto ha ritenuto sussistenti i presupposti per la misura in carcere, riconoscendo l’imputazione per sfregio permanente al viso con l’aggravante dei futili motivi. Nel testo, il giudice ha richiamato espressamente la pericolosità sociale dell’indagato, collegandola agli elementi raccolti nelle fasi iniziali dell’indagine e alla reiterazione delle condotte contestate nell’arco di poche ore.

L’atto giudiziario evidenzia che l’indagato aveva già avuto un primo contatto con le forze dell’ordine nella stessa giornata e, nonostante ciò, si sarebbe reso responsabile dell’aggressione in metropolitana. Una concatenazione ritenuta rilevante per giustificare l’esigenza cautelare.

Le ore precedenti: primo fermo, rilascio e nuova aggressione

La giornata si era aperta con un primo intervento degli agenti della Polizia intorno alle 4 del mattino, in zona piazza Argentina. Dopo segnalazioni di residenti, Saidi era stato fermato perché notato mentre danneggiava auto in sosta e cercava di aprirne alcune. Nella successiva perquisizione gli agenti avevano trovato addosso all’uomo oggetti risultati provento di furto da un’altra vettura parcheggiata nel quartiere Lambrate; per questi fatti era scattata una denuncia per furto aggravato.

Dopo il passaggio in questura, l’uomo era stato accompagnato in Tribunale per l’udienza per direttissima. L’atto che ha seguito quella udienza, secondo gli atti, aveva disposto il rilascio a piede libero con divieto di dimora a Milano. Poche ore più tardi, intorno alle 15.45, sotto il sagrato del Duomo, Saidi ha aggredito una giovane donna sulla banchina della linea gialla della metropolitana. La Polizia locale è intervenuta dopo un inseguimento e ha nuovamente fermato il 27enne.

L’episodio in metropolitana è avvenuto il 9 luglio. Gli intervalli tra i due fermi, la vicinanza temporale tra i fatti e la gravità della lesione sono tra gli elementi richiamati dal giudice nella decisione di applicare la misura cautelare in carcere.

L’interrogatorio e la linea della difesa

Nelle ore successive all’arresto il 27enne è stato ascoltato dagli inquirenti a Milano, alla presenza della sua legale, Mara Bracco. All’uscita, l’avvocata non ha fornito dettagli sul contenuto delle risposte ma ha riferito che il suo assistito “ha fatto delle dichiarazioni, ha parlato”.

La difesa ha poi aggiunto: “Però non posso dire le cose. Non vi lascio dichiarazioni in questo momento perché c’è il segreto istruttorio. Ha dato la sua versione dei fatti e quindi poi ci saranno probabilmente ulteriori indagini”. Il riferimento al segreto istruttorio circoscrive, al momento, la possibilità di rendere pubblici particolari sull’interrogatorio di garanzia.

Sul piano procedurale, l’interrogatorio e la convalida hanno prodotto la misura detentiva. Saidi è rimasto in carcere dopo la decisione del gip; l’udienza di convalida ha segnato il passaggio formale che trasferisce il fascicolo alla magistratura competente per le fasi successive del procedimento.

L’ultimo atto disponibile resta la custodia cautelare in carcere disposta dal gip Mariani, con l’incriminazione per sfregio permanente al volto e le aggravanti annotate nel provvedimento. Le indagini proseguono per definire con precisione la ricostruzione delle condotte che hanno portato all’aggressione in metropolitana.

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