9 Luglio 2026 – Un abbraccio, le lacrime e un lungo confronto faccia a faccia. È iniziato con una scena carica di emozione il processo davanti al Tribunale dei Minorenni di Milano per i tre ragazzi accusati di aver partecipato all’aggressione ai danni di Davide Cavallo, lo studente di 22 anni accoltellato e pestato la notte del 12 ottobre 2025 in corso Como.
Poco prima dell’inizio dell’udienza, Cavallo ha abbracciato uno dei minorenni che lo aveva aggredito, lasciandosi poi andare a un pianto liberatorio. Successivamente si è fermato a parlare a lungo con un altro dei giovani imputati, seduto sui gradini all’esterno dell’aula. Un gesto che ha colpito i presenti e che si inserisce nel percorso di giustizia riparativa che la vittima sostiene da tempo.
L’aggressione che ha cambiato la vita di Davide Cavallo
La vicenda risale alla notte del 12 ottobre scorso, quando Davide Cavallo, studente della Bocconi, venne accerchiato all’esterno di una discoteca della movida milanese. Dopo una rapina, il giovane fu brutalmente pestato e accoltellato.
Le conseguenze sono state gravissime: Cavallo ha riportato una lesione permanente e ha affrontato un lungo percorso di cure e riabilitazione. L’aggressione aveva suscitato forte indignazione a Milano e riacceso il dibattito sulla violenza giovanile nelle zone della movida.
La richiesta di messa alla prova e la giustizia riparativa
I tre imputati minorenni, due attualmente in comunità e uno detenuto in carcere, hanno chiesto attraverso i propri legali l’accesso alla messa alla prova, istituto che consente ai minori di intraprendere un percorso educativo alternativo al processo.
In subordine è stato richiesto il rito abbreviato. Le difese hanno inoltre avanzato la richiesta di accedere a un percorso di giustizia riparativa, strumento introdotto dalla riforma Cartabia che favorisce il confronto tra vittima e autore del reato con l’obiettivo di promuovere responsabilizzazione e riconoscimento del danno causato.
Non è la prima volta: l’abbraccio era già avvenuto a maggio
Quello di oggi non è però un gesto isolato. Già il 20 maggio scorso, durante il processo celebrato con rito abbreviato nei confronti di Alessandro Chiani, il giovane ritenuto autore materiale delle coltellate, Davide Cavallo aveva abbracciato alcuni dei suoi aggressori all’interno del tribunale. Un episodio che aveva attirato l’attenzione dell’opinione pubblica e che era stato interpretato come un primo passo concreto verso un percorso di riconciliazione.
Nelle settimane successive, Cavallo aveva inoltre espresso pubblicamente il proprio sostegno alla giustizia riparativa, dichiarandosi disponibile a partecipare agli incontri previsti e sostenendo che la sola detenzione non fosse sufficiente a garantire un reale cambiamento nei responsabili dell’aggressione.
Le condanne già arrivate nel filone principale
Per la stessa aggressione è già stato condannato a 20 anni di reclusione Alessandro Chiani, oggi 19enne, riconosciuto colpevole di tentato omicidio e rapina. Successivamente il giovane è stato ammesso a un percorso di giustizia riparativa, anche grazie alla disponibilità manifestata dalla vittima.
Diversa la posizione di Ahmed Atia, 18 anni, inizialmente indicato come presunto “palo” del gruppo. Il giudice lo ha assolto dall’accusa di rapina, riconoscendo invece il reato di omissione di soccorso e condannandolo a 10 mesi e 20 giorni.
Un gesto che va oltre l’aula
L’abbraccio avvenuto oggi non incide sul percorso giudiziario, che dovrà stabilire le responsabilità dei tre imputati minorenni. Tuttavia rappresenta un’immagine destinata a lasciare il segno: quella di una vittima che, pur convivendo con conseguenze permanenti, continua a perseguire una strada diversa da quella del rancore.
Un percorso iniziato mesi fa e che, con il gesto compiuto davanti al Tribunale dei Minorenni di Milano, ha trovato un nuovo e potente simbolo
