10 luglio 2026 – Un’aggressione violenta e apparentemente immotivata nel cuore di Milano. Una ragazza di 23 anni è stata sfregiata al volto con un coltello nel pomeriggio del 9 luglio all’interno della stazione Duomo della metropolitana, uno degli snodi più frequentati del trasporto pubblico cittadino. La giovane è stata soccorsa e trasportata in ospedale, mentre il presunto aggressore è stato bloccato pochi minuti dopo durante un tentativo di fuga.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, la vittima, una giovane di origine marocchina, si trovava insieme ad alcuni amici nel mezzanino della linea M3 in attesa del treno diretto verso Comasina quando sarebbe stata avvicinata da uno sconosciuto. All’origine dell’aggressione ci sarebbe stato un presunto scambio di sguardi interpretato dall’uomo come una provocazione.
L’aggressione nella stazione Duomo
La situazione sarebbe degenerata nel giro di pochi secondi. Stando alle testimonianze raccolte dagli investigatori, l’uomo avrebbe iniziato a insultare la ragazza accusandola di fissarlo. Alcuni presenti hanno riferito che durante il confronto avrebbe pronunciato frasi legate alla propria identità religiosa e al fatto che la vittima fosse una donna.
La 23enne avrebbe tentato di spiegare di non averlo guardato e di calmare la situazione. Il tentativo, però, non sarebbe bastato a fermare l’escalation di violenza. L’aggressore l’avrebbe prima colpita con un pugno al volto e successivamente avrebbe estratto un coltello.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il colpo sarebbe stato sferrato con un movimento laterale della lama che ha provocato una profonda ferita tra la guancia e il collo, una dinamica ritenuta compatibile con l’ipotesi di sfregio contestata dalla Procura.
La ragazza è stata immediatamente soccorsa dai passanti e dal personale sanitario. Trasportata al Policlinico di Milano, è stata sottoposta alle cure necessarie. I medici stanno valutando l’entità delle conseguenze della ferita, che potrebbe lasciare segni permanenti sul volto.
Chi è l’uomo arrestato
Il presunto aggressore è Mohammed Saidi, 27 anni, cittadino algerino senza fissa dimora e irregolare sul territorio italiano.
Dopo l’aggressione avrebbe tentato di allontanarsi dalla stazione percorrendo via Torino, ma è stato inseguito e fermato da una pattuglia della polizia locale di Milano, intervenuta dopo aver notato il caos generato dall’attacco. L’arresto è stato eseguito in flagranza su disposizione della Procura.
Arrestato all’alba e rimesso in libertà poche ore dopo
Uno degli aspetti che ha maggiormente alimentato il dibattito nelle ore successive riguarda la posizione giudiziaria del 27enne. Nella notte tra l’8 e il 9 luglio, infatti, Saidi era già stato arrestato dalle Volanti della Questura con l’accusa di tentato furto aggravato. Processato per direttissima nella mattinata, era stato rimesso in libertà con un divieto di dimora nel Comune di Milano.
Poche ore più tardi si sarebbe verificata l’aggressione nella metropolitana. Una circostanza che ha acceso il confronto politico sull’efficacia delle misure cautelari applicate nei confronti di persone senza fissa dimora e irregolari sul territorio nazionale.
L’accusa di sfregio permanente e le aggravanti al vaglio
Nei confronti del 27enne la Procura di Milano contesta il reato di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, introdotto nel 2019 con il cosiddetto Codice Rosso.
La norma punisce in modo particolarmente severo chi provoca lesioni permanenti al volto, riconoscendo la gravità delle conseguenze fisiche, psicologiche e relazionali che uno sfregio può determinare nella vita della vittima.
A questa contestazione si aggiungono quelle di lesioni aggravate e resistenza.
Gli inquirenti stanno inoltre valutando l’eventuale applicazione di ulteriori aggravanti legate a possibili motivazioni discriminatorie o all’odio nei confronti della donna, alla luce delle frasi che sarebbero state pronunciate durante l’aggressione.
Le reazioni politiche
L’episodio ha provocato immediate reazioni nel mondo politico.
Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha puntato l’attenzione sul fatto che l’uomo fosse stato arrestato e successivamente rimesso in libertà poche ore prima dell’aggressione, criticando la decisione adottata dopo il processo per direttissima.
Dal centrodestra è intervenuto anche il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami, che ha definito quanto accaduto un fatto gravissimo chiedendo una risposta severa da parte dello Stato e l’espulsione dell’aggressore.
Solidarietà alla vittima è arrivata anche dal Partito Democratico. Il segretario metropolitano milanese Alessandro Capelli ha espresso vicinanza alla giovane, sottolineando come il diritto delle donne a vivere e muoversi liberamente negli spazi pubblici debba essere garantito e tutelato.
Sicurezza in metropolitana, il tema torna al centro del dibattito
L’aggressione riporta inoltre al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nelle stazioni della metropolitana milanese, in particolare nei principali nodi di interscambio della città frequentati quotidianamente da migliaia di persone.
Mentre proseguono gli accertamenti degli investigatori per chiarire ogni dettaglio della vicenda, resta la gravità di un episodio che ha scosso il centro di Milano e che potrebbe lasciare conseguenze permanenti sulla giovane vittima.
