12 luglio 2206 – La cantante M¥SS KETA ha pubblicato nei giorni scorsi sui suoi profili social una copertina falsa accompagnata dal nuovo singolo “Hangover Girl”. Lo ha fatto per protestare contro il rifiuto di Rolling Stone della sua proposta editoriale. La scelta ha innescato uno scambio pubblico con la testata e, a breve distanza, Rolling Stone ha deciso di intervistarla, facendo spostare la discussione dalla provocazione estetica a questioni su musica, clubbing, politica e libertà d’espressione.
“La cover che Rolling Stone non ha voluto”
La cantante ha raccontato sui suoi canali che tutto è cominciato quando Rolling Stone avrebbe scartato la copertina che lei aveva proposto. Sui profili social, la Myss ha pubblicato l’immagine con la scritta “La cover che Rolling Stone non ha voluto”, abbinandola al brano “Hangover Girl” realizzato insieme a Miss Bashful.
Quando la testata le ha risposto sotto al post chiedendole perchè non avesse voluto gestire la questione in privato, la cantante ha replicato di preferire “lavare i panni sporchi in pubblico“, frase usata per motivare la scelta di portare la disputa alla luce del giorno. Nell’intervista rilasciata qualche giorno dopo, la musicista ha detto spesso di sentirsi portatrice di “idee geniali che, però, non vengono capite da tutti” e ha citato come riferimento – per la copertina non pubblicata – un’immagine di Carrie Bradshaw tratta da Sex and the City.
La polemica non si è limitata al rifiuto di un’immagine: Myss Keta ha collegato il caso a una riflessione più ampia sul ruolo di Internet nella costruzione delle narrazioni. Ha definito la rete, nelle sue parole raccolte nell’intervista, “un Medioevo digitale” che complica la separazione tra fatti e finzione, e ha messo in guardia sul rischio che questo meccanismo venga usato dalla politica e dalle istituzioni per orientare l’opinione pubblica.
Myss Keta: “L’Hangover aiuta a stare sul pezzo”
Il singolo usato come sottofondo al post è al centro dell’intervista: “Hangover Girl” descrive – secondo la cantante – la sensazione di affrontare una giornata di lavoro dopo una notte in pista, con la musica ancora addosso e la stanchezza da nascondere.
Se le malelingue dicono “hangover”, io rispondo semplicemente “ispirazione” ha spiegato la cantante, secondo cui questa condizione favorirebbe “un pensiero laterale che, a noi artisti, serve” e rappresenterebbe “un modo diverso di stare sul pezzo”
Dalla presentazione del brano Myss Keta ha sviluppato un ragionamento più ampio: il pezzo diventa il pretesto per criticare la “cultura della produttività”. Ha sostenuto che oggi le persone sono spinte a riempire ogni momento per generare contenuti, lavorare o monetizzare il tempo libero, fino al rischio del burnout. Per questo ha lanciato una provocazione: “L’hangover come cura al turbocapitalismo“, espressione con cui ha sottolineato la necessità, a suo avviso, di rivendicare il diritto a fermarsi.
Soft Clubbing: la Myss contro l'”addomesticamento”
Dalla copertina e dal singolo la conversazione si è spostata sulla vita notturna. M¥SS KETA ha criticato in modo netto il fenomeno del cosiddetto “soft clubbing”, cioè la trasformazione di serate un tempo ribelli in eventi più addomesticati, spesso diurni o con consumo controllato.
“Sono contro l’addomesticamento del clubbing”, ha detto, spiegando che chiamare “soft” un ambiente nato come spazio di rottura e trasgressione è un modo per neutralizzarlo. Per l’artista il club resta – nelle sue parole riportate nell’intervista – un luogo in cui le persone si sospendono dalle regole della quotidianità: ballare insieme soddisfa un bisogno collettivo che non dovrebbe essere eccessivamente regolato.
Quello nato come un dissing contro Rolling Stone si è trasformato così in discorso più ampio, sempre all’insegna della provocazione
