Doveva essere uno dei tanti film destinati a sparire nel circuito direct-to-video. Invece Citizen Vigilante, diretto da Uwe Boll, è diventato uno dei casi culturali più discussi dell’anno. Non perché abbia conquistato la critica – che lo ha demolito – ma perché è stato adottato da una galassia di influencer, account politici e community anti-immigrazione che lo hanno trasformato in un manifesto delle nuove culture war.
Il film, che sarà proiettato anche in Italia il 13 luglio in un evento organizzato da Welcome to Favelas, è al centro dell’approfondimento pubblicato nella newsletter Il lato oscuro dei social network della giornalista Serena Mazzini, intitolato Citizen Vigilante: come un film antimigranti è diventato l’emblema delle guerre culturali. Più che una recensione cinematografica, il suo è un lavoro di ricostruzione su come oggi un algoritmo possa cambiare il destino di un prodotto culturale. Per Mazzini, infatti, “Citizen Vigilante è diventato l’emblema delle guerre culturali”, più che un semplice caso cinematografico.
Da flop a fenomeno globale grazie a Elon Musk
La svolta arriva il 25 giugno, quando Elon Musk pubblica su X un link che rende Citizen Vigilante disponibile gratuitamente per 48 ore ai suoi oltre 240 milioni di follower. Lo stesso Musk richiama lo Streisand Effect: più un contenuto viene ostacolato, più finisce per essere visto. Nella newsletter si legge che Musk lo fa “compiaciuto”, rivendicando proprio lo Streisand Effect: il tentativo di limitarne la diffusione avrebbe finito per renderlo ancora più popolare.
L’effetto è immediato. Nelle prime ventiquattro ore il film supera 11 milioni di visualizzazioni. Anche dopo la rimozione del post originale, decine di utenti continuano a ricaricare gratuitamente il lungometraggio, dando vita a una distribuzione informale che ne amplia ulteriormente la diffusione.
Pochi giorni dopo, la canadese Quiver Distribution acquista i diritti mondiali del film e il regista Uwe Boll annuncia già un sequel previsto per il 2027. Un titolo che sembrava destinato all’oblio diventa improvvisamente un caso internazionale.
L’algoritmo, X e le nuove culture war
È qui che la vicenda supera il cinema. Secondo Mazzini, “l’aspetto più interessante è osservare il funzionamento della piattaforma”, più ancora del film stesso. L’attenzione si sposta così dall’opera cinematografica al modo in cui X ne ha amplificato la diffusione. Nei giorni successivi al post di Musk, il film viene rilanciato da numerosi account dell’universo conservatore americano. Tra questi Libs of TikTok, uno dei profili più influenti della destra statunitense, che celebra il successo di Citizen Vigilante definendolo “il più grande vaffanculo alla Germania e ai globalisti delle frontiere aperte”.
Parallelamente il film raggiunge un risultato che colpisce anche per il divario tra critica e pubblico: su Rotten Tomatoes registra 0% di gradimento da parte dei critici e oltre 90% tra gli utenti. Un contrasto che alimenta ulteriormente la narrazione del film come simbolo di una presunta censura culturale.
Il post di Libs of TikTok riporta inoltre l’etichetta “Paid partnership”, normalmente utilizzata da X per indicare contenuti sponsorizzati. Non è noto chi abbia finanziato quella promozione, ma il dettaglio contribuisce ad alimentare il dibattito sulla campagna comunicativa che ha accompagnato il film. Per la giornalista, “la promozione del film è stata accuratamente pianificata”, anche se non è possibile stabilire chi abbia finanziato tutti i contenuti sponsorizzati comparsi sulla piattaforma.
Il sostegno di Musk all’AfD e il caso tedesco
Il caso assume un significato particolare anche alla luce del contesto politico tedesco. Negli ultimi mesi Elon Musk ha espresso pubblicamente il proprio sostegno ad Alternative für Deutschland (AfD), il partito dell’estrema destra tedesca, intervenendo più volte nel dibattito sulle politiche migratorie del Paese. È nello stesso contesto che esplode il caso Citizen Vigilante, un film che racconta la storia di un cittadino deciso a farsi giustizia da solo dopo un crimine attribuito a immigrati.
Il lungometraggio prende spunto da un reale caso di stupro di gruppo avvenuto ad Amburgo nel 2016, ma lo rielabora trasformandolo in una storia di vendetta privata. Per molti osservatori è proprio questa narrazione ad aver reso il film un punto di riferimento per una parte delle comunità digitali che fanno della lotta all’immigrazione uno dei propri temi centrali.
Il ritorno di Armie Hammer
Tra gli elementi che hanno attirato l’attenzione c’è anche il ritorno sul grande schermo di Armie Hammer.
L’attore torna infatti a recitare dopo anni di assenza da Hollywood, il periodo trascorso come agente immobiliare alle Isole Cayman e lo scandalo esploso nel 2021 in seguito alla diffusione di messaggi privati contenenti fantasie sessuali, anche di cannibalismo, e alle successive accuse di violenza sessuale. Nel 2023 la procura di Los Angeles ha deciso di non procedere con incriminazioni per insufficienza di prove.
La proiezione italiana organizzata da Welcome to Favelas
Il 13 luglio il film arriverà anche in Italia con una proiezione organizzata da Welcome to Favelas. Prima della visione è previsto un dibattito dal titolo “Cittadinanza attiva o giustizia privata? Dove finisce il diritto del cittadino di difendersi quando lo Stato non riesce a farlo?”.
Negli ultimi mesi la pagina ha progressivamente assunto una posizione sempre più vicina all’universo comunicativo costruito attorno a Elon Musk, arrivando a incontrare rappresentanti europei dell’imprenditore e rilanciando sui propri canali lo slogan “You are the media now”, utilizzato dallo stesso Musk dopo le elezioni americane. La scelta di ospitare Citizen Vigilante si inserisce così in un contesto più ampio di temi legati alla sicurezza, all’immigrazione e al ruolo dei cittadini nella gestione dell’ordine pubblico.
Quando la polemica diventa marketing
La storia di Citizen Vigilante ricorda dinamiche già viste anche in Italia. Nel 2023 il libro Il mondo al contrario di Roberto Vannacci è diventato un caso editoriale proprio grazie alle polemiche che ne hanno moltiplicato la visibilità. Anche in questo caso la controversia sembra essere diventata parte integrante della strategia di diffusione del prodotto.
Più che il film in sé, infatti, il vero caso è il modo in cui viene distribuito e raccontato. Come scrive Mazzini, “la controversia non è stata un ostacolo alla circolazione del film. È diventata, semmai, il suo modello di distribuzione”. Una dinamica che, secondo la giornalista, trasforma la polemica nel principale motore della visibilità. Citizen Vigilante mostra come oggi una piattaforma digitale possa trasformare in pochi giorni un’opera marginale in un evento globale. Per Mazzini, “il problema non è che esista un film brutto e xenofobo”, ma che esista “una macchina algoritmica, proprietaria e politicamente orientata” capace di trasformarlo in un caso mondiale nel giro di 48 ore.
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