L’amministrazione Trump ha emesso mandati di comparizione per diversi giornalisti del New York Times, chiamati a testimoniare davanti a un gran giurì federale di Manhattan con udienza fissata mercoledì. I provvedimenti sono collegati agli articoli del quotidiano sui presunti problemi di sicurezza del nuovo Air Force One donato dal Qatar. La mossa inserisce l’inchiesta giudiziaria nel solco dello scontro aperto sulle rivelazioni riguardanti il velivolo presidenziale.
Secondo il New York Times, alcuni agenti federali hanno consegnato i mandati direttamente a casa dei reporter e la convocazione punta a ottenere testimonianze sulle fonti e sulle informazioni pubblicate. L’avvocato del giornale, David McCraw, ha dichiarato: «La presenza di agenti delle forze dell’ordine federali sulla soglia di casa dei giornalisti dovrebbe sconvolgere la coscienza di qualsiasi americano che creda nella Costituzione e nella libertà di stampa che essa tutela».
Convocazione e cornice legale
La convocazione riguarda un procedimento in corso davanti al gran giurì federale a Manhattan, con comparizione richiesta per mercoledì. I giornalisti citati dovranno presentarsi e rispondere su come sono venuti in possesso delle informazioni oggetto degli articoli. Il quotidiano ha collegato l’iniziativa ai precedenti interventi del Dipartimento di Giustizia che, all’inizio dell’anno, aveva emesso mandati anche per reporter del Washington Post e del Wall Street Journal, poi ritirati.
Per la testata newyorkese, la scelta di procedere con nuove citazioni in un contesto che tocca la sicurezza del presidente segna un passaggio di rilievo nei rapporti tra amministrazione e stampa. L’udienza a Manhattan definisce il primo snodo formale della vicenda: la presenza dei reporter davanti al gran giurì apre la strada a richieste puntuali su contenuti e modalità di reperimento delle notizie pubblicate.
Il nuovo Air Force One: dotazioni e contestazioni
Al centro del dossier resta il Boeing 747-8 donato dal Qatar, entrato in servizio la scorsa settimana. Secondo gli articoli del New York Times, il jet non disporrebbe di alcune caratteristiche di sicurezza presenti sul precedente Air Force One, incluse misure antimissile e contromisure elettroniche. Esperti citati dal quotidiano hanno stimato che installare sistemi di questo tipo potrebbe costare fino a un miliardo di dollari e richiedere fino a due anni di lavoro.
La riconversione del 747 donato dal Qatar è stata completata in meno di un anno in una struttura in Texas nota per progetti tecnologici riservati; il giornale ha collegato la rapidità dei lavori ai limiti temporali fissati dall’amministrazione per rendere operativo il velivolo. In un comunicato, l’Aeronautica militare ha replicato che qualsiasi aereo designato come Air Force One «deve soddisfare rigorosi requisiti di sicurezza» e che il jet qatariota «è stato modificato secondo un approccio ingegneristico rigoroso che ha dato priorità proprio a queste capacità fondamentali».
La distanza tra la valutazione degli esperti citati dal quotidiano e la posizione ufficiale dell’Aeronautica delimita la materia dell’inchiesta giornalistica: cosa è stato installato sul nuovo apparecchio, con quali tempistiche e quali ulteriori interventi sarebbero necessari per equiparare gli standard del precedente Air Force One.
Il viaggio Nato e il cambio di velivolo
Gli articoli al centro della citazione hanno ricostruito il recente viaggio per il vertice Nato in Turchia. Il cambio di aereo del presidente, secondo il New York Times, sarebbe stato disposto su richiesta del Secret Service. Il presidente ha lasciato la Turchia su un velivolo più vecchio e, una volta atterrato in Gran Bretagna, si è trasferito sul nuovo Boeing 747-8 donato dal Qatar per il rientro a Washington.
Il passaggio operativo tra i due aerei, la valutazione delle dotazioni del nuovo 747-8 e la tempistica dell’entrata in servizio compongono il quadro su cui si concentra l’attenzione giudiziaria. Sul fronte mediatico, la testata newyorkese ha ricordato i precedenti mandati a carico di reporter di altre testate poi sospesi, legando la mossa di oggi al dibattito sulla tutela delle fonti. Il prossimo appuntamento resta l’udienza di mercoledì davanti al gran giurì federale a Manhattan, quando ai giornalisti verrà chiesto di testimoniare sulle informazioni pubblicate e sulle fonti utilizzate.
