I funerali di Ali Khamenei sono entrati nel vivo con una delle cerimonie più partecipate degli ultimi anni in Iran. Migliaia di fedeli e sostenitori si sono radunati a Teheran per rendere omaggio alla Guida Suprema, uccisa nei mesi scorsi durante il conflitto con Stati Uniti e Israele. La capitale è stata blindata per l’occasione, mentre il governo ha predisposto un lungo programma di commemorazioni destinato a proseguire per diversi giorni.
Chi era presente alla cerimonia di Teheran
Alla preghiera funebre hanno partecipato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, alti esponenti politici e militari e numerose autorità religiose. La cerimonia si è svolta nella Grande Mosalla di Teheran, tra bandiere iraniane, slogan contro Stati Uniti e Israele e richieste di vendetta da parte di parte della folla.
Assente invece il nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei, che secondo diverse ricostruzioni non avrebbe partecipato per ragioni di sicurezza dopo essere rimasto ferito durante gli attacchi che hanno provocato la morte del padre.
Funerali di Khamenei, cosa cambia ora per l’Iran
Le esequie rappresentano non solo un momento di lutto nazionale, ma anche un passaggio politico cruciale per la Repubblica Islamica. Le commemorazioni, che proseguiranno in diverse città iraniane prima della sepoltura a Mashhad, hanno temporaneamente rallentato i colloqui diplomatici tra Teheran e Washington, mentre resta in vigore una fragile tregua dopo il conflitto delle scorse settimane.
Le autorità iraniane hanno rafforzato le misure di sicurezza durante tutte le celebrazioni, considerate ad alto rischio sia per l’elevato numero di partecipanti sia per il delicato contesto internazionale. Parallelamente, la comunità internazionale continua a osservare con attenzione gli sviluppi politici interni e le possibili ripercussioni sugli equilibri del Medio Oriente.
Le immagini provenienti da Teheran mostrano un Paese raccolto attorno a una delle figure più influenti della sua storia recente. Al termine delle commemorazioni sarà soprattutto il nuovo equilibrio politico interno a determinare la direzione che prenderanno i rapporti dell’Iran con il resto del mondo.
