Nel Regno Unito si accende la polemica sul nuovo piano di spesa per la difesa presentato dal governo laburista guidato da Keir Starmer, ormai prossimo alle dimissioni. Il programma, pensato per rafforzare il settore militare nei prossimi anni, viene contestato per dimensioni ritenute insufficienti rispetto alle esigenze strategiche e soprattutto per una copertura finanziaria incompleta. Al centro del dibattito c’è anche l’impatto politico ed economico che la misura avrà sul futuro esecutivo guidato da Andy Burnham.
Il piano di Starmer per il riarmo non convince
Il piano prevede circa 15 miliardi di sterline aggiuntive per la difesa distribuite su quattro anni, con l’obiettivo di portare la spesa militare complessiva del Regno Unito a circa 300 miliardi nello stesso periodo. Secondo le intenzioni del governo, queste risorse dovrebbero rafforzare la sicurezza nazionale, modernizzare le forze armate e contribuire a una Nato più orientata verso la componente europea, pur mantenendo il legame strategico con gli Stati Uniti.
Tuttavia, le coperture finanziarie risultano parziali. Una comunicazione del Tesoro, firmata dalla cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves, chiarisce infatti che al momento sono stati individuati fondi certi solo per circa 10,2 miliardi. Il resto dovrà essere reperito in seguito, lasciando così un divario significativo che i media britannici hanno definito un “buco nero” nei conti pubblici.
Il nodo politico del “buco” da 5 miliardi e le critiche all’opposizione
La mancanza di coperture complete ha alimentato le critiche politiche, soprattutto da parte dei media e dell’opposizione conservatrice. Il piano viene descritto come inferiore alle promesse iniziali e alle richieste avanzate dagli ambienti militari, con l’accusa di scaricare parte del problema sul futuro governo.
Secondo diverse ricostruzioni, il deficit residuo, stimato attorno ai 4,7-5 miliardi di sterline, ricadrà sul successore di Starmer, individuato in Andy Burnham. Alcuni giornali parlano apertamente di una situazione lasciata irrisolta che potrebbe costringere il nuovo esecutivo a scelte difficili tra tagli alla spesa sociale, aumento delle tasse o maggiore indebitamento.
Scontro ai Comuni: attacchi dei conservatori e difesa di Starmer
La questione è esplosa anche durante il Question Time alla Camera dei Comuni, dove la leader conservatrice Kemi Badenoch ha criticato duramente il piano, definendolo “debole, insufficiente e tardivo”. Nel suo intervento ha citato le preoccupazioni espresse da ex vertici militari, secondo cui le risorse previste non sarebbero adeguate a garantire la difesa del Paese in caso di crisi.
Badenoch ha inoltre accusato il governo di lasciare in eredità al futuro premier un quadro finanziario instabile, sostenendo che il Labour non avrebbe margini politici per colmare il deficit attraverso tagli al welfare, come proposto dai conservatori. L’alternativa, secondo la sua lettura, sarebbe inevitabilmente un aumento della pressione fiscale o del debito pubblico.
Keir Starmer ha respinto le critiche, rivendicando la continuità con pratiche già adottate in passato da altri governi nella gestione delle coperture finanziarie e assicurando che qualsiasi esecutivo laburista porterà avanti il piano per la difesa.
Transizione politica e bilancio del premier uscente
Nel suo intervento conclusivo, Starmer ha difeso l’operato del governo sostenendo di aver rafforzato la sicurezza nazionale e migliorato il posizionamento internazionale del Regno Unito nel contesto Nato. Ha inoltre rivendicato l’aumento della spesa militare come il più significativo degli ultimi quarant’anni, contrapponendolo ai tagli del passato e alle difficoltà ereditate dai governi conservatori.
Il premier uscente dovrebbe partecipare a breve ai suoi ultimi impegni parlamentari prima del passaggio di consegne, previsto entro poche settimane, quando Andy Burnham è atteso alla guida del Labour e del governo.
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