1 luglio 2026 – Si riaccende lo scontro istituzionale tra la Regione Campania e il governo sul futuro dell’area di Castel Volturno, nel casertano, dove il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi punta a realizzare un nuovo centro di permanenza per i rimpatri (Cpr). La giunta guidata da Roberto Fico ha risposto approvando l’istituzione di una nuova Zona a protezione speciale (Zps) che include proprio i terreni individuati dal governo per la costruzione della struttura.
Roberto Fico, una Zps da oltre 4mila ettari
Il provvedimento, anticipato dallo stesso Fico già a fine maggio durante un’assemblea pubblica nel centro Fernandes di Castel Volturno, riguarda le “aree agricole interne Castel Volturno e Cancello Arnone” e si estende per 4.028 ettari, comprendendo la zona umida de La Piana dove dovrebbe sorgere il Cpr. La proposta era stata avanzata inizialmente dall’associazione ornitologica per gli studi nell’Italia Meridionale (Asoim) e dall’associazione Elsa, e la giunta regionale l’ha fatta propria.
Non si tratta di un caso isolato: insieme a quella di Castel Volturno, la Regione ha approvato altre tre nuove Zps – Mondragone, Monte Origlio e Bosco Cuccari, Monteverde – per una superficie complessiva che supera i 7mila ettari. Monteverde, in particolare, è indicato come uno dei pochi siti italiani di riproduzione della cicogna nera.
Le ragioni scientifiche del vincolo
A motivare la scelta sono soprattutto ragioni naturalistiche. Maurizio Fraissinet, ornitologo e presidente dell’Asoim, sottolinea che le Zps sono protette da direttive comunitarie stringenti e che l’area individuata per il Cpr ospita almeno 15 specie di uccelli tutelate, tra cui le popolazioni più significative della Campania di ghiandaia marina e mignattaio, oltre a numerosi aironi, altri uccelli acquatici, mammiferi e rettili. Un patrimonio di biodiversità, secondo Fraissinet, da valorizzare e non da sacrificare per un’opera di cementificazione.
Il nodo giuridico: il decreto Cutro e le deroghe
La partita, però, resta tutt’altro che semplice sul piano normativo. In base al decreto Cutro, i centri di permanenza per i rimpatri sono equiparati a strutture per la difesa nazionale, una qualifica che consente numerose deroghe alle norme paesaggistiche, urbanistiche e ambientali. Il progetto governativo è legato a un bando da 43 milioni di euro pubblicato da Invitalia circa due mesi fa, e la nuova Zps rappresenta un ostacolo aggiuntivo, non necessariamente risolutivo, ai piani del ministero dell’Interno.
Una mobilitazione che va oltre l’ambiente
Al vincolo ambientale si somma una mobilitazione più ampia, che coinvolge centinaia di associazioni del territorio, insieme a vescovi e parroci locali contrari alla realizzazione del centro. Il tema, del resto, non è solo ecologico: costruire una struttura di detenzione per migranti in un’area storicamente segnata dallo sfruttamento lavorativo di braccianti stranieri nelle campagne e negli allevamenti apre inevitabilmente anche una questione politica e sociale.
Cosa succede ora
Con l’approvazione della delibera, nei territori interessati scatta con effetto immediato il regime di salvaguardia previsto dalle norme europee e nazionali, in attesa dell’adozione delle specifiche misure di conservazione. Lo scontro tra Regione e governo su Castel Volturno si sposta ora sul piano dell’applicazione concreta delle norme, con il destino del Cpr che resta legato all’esito di un braccio di ferro istituzionale ancora aperto.
