Ieri alle 15.13, all’Hotel Cavalieri Waldorf Astoria di Roma, Giovanni Malagò è stato eletto presidente della FIGC.
Dei 273 aventi diritto erano presenti 266 delegati e Malagò ha ottenuto il 68,58% dei voti. La Gazzetta dello Sport ha affermato che il suo piano prevede Antonio Conte come commissario tecnico e Paolo Maldini come direttore tecnico, ma alcuni dettagli operativi devono ancora essere definiti.
I dettagli dell’elezione
Il documento elettorale indica che Malagò ha raccolto 182 voti, Giancarlo Abete 77 e le schede bianche sono state sei . «Certo che sono contento! Avevo detto che qualsiasi cosa sopra il 61% sarebbe stata importante», ha detto Malagò dopo il risultato, ricordando le previsioni iniziali.
Nel corso della votazione sono emerse differenze tra le componenti: la Lega Serie A, la Serie B, i calciatori e gli allenatori avevano annunciato una base di appoggio, ma la percentuale finale ha superato le attese di circa dodici punti percentuali rispetto alle stime diffuse in sede elettorale.
Il risultato ha mostrato anche divisioni nella componente dilettantistica: la Lnd, che da sola rappresenta il 34% del corpo elettorale, ha ripartito le preferenze in modo meno compatto del previsto, concedendo a Malagò poco meno di un terzo dei suoi voti. Abete, pur sconfitto, ha detto di leggere i voti a favore come una domanda di rinnovamento più che come un giudizio personale.
Rapporto con la politica e riforme
Il neo presidente ha posto la necessità di aggiornare meccanismi consolidati: «Se non si cambia, qualcuno ci metterà nelle condizioni di cambiare», ha avvertito; lo si legge nel verbale dell’assemblea.
Tra i nodi da affrontare c’è il rapporto con la politica, in particolare dopo la redistribuzione dell’1% delle risorse della mutualità dalla FIGC alla Serie A femminile, una misura che ha suscitato contestazioni tra le componenti e che è stata al centro del dibattito elettorale seguito dalla Stampa.
Malagò ha fissato un primo passo concreto: giovedì incontrerà il ministro per lo Sport, Abodi, per affrontare le questioni aperte e avviare il dialogo necessario a «voltare pagina», come ha più volte ripetuto nel suo discorso di accettazione. Col sogno di vedere Antonio Conte in panchina e Paolo Maldini dietro le quinte.
