“Ombrelloni vietati a chi ha tra i 10 e i 65 anni”. La notizia di Punta Molentis, una delle spiagge più incantevoli della Sardegna, ha fatto il giro del mondo. A Villasimius, il Comune ha deciso di riscrivere le regole per l’accesso al mare: ombrelloni concessi solo a chi è con un bambino piccolo o un anziano. Un provvedimento pensato per proteggere l’ambiente e limitare l’affollamento, ma che ha scatenato un vespaio di polemiche. Tanto da finire sulle pagine del Guardian, spingendo a riflettere sul delicato equilibrio tra turismo e tutela del territorio.
Nel 2026, il sindaco Gianluca Dessì ha firmato un’ordinanza che regola in modo rigido l’accesso e l’uso degli ombrelloni a Punta Molentis, un angolo prezioso e delicato di Villasimius. La norma stabilisce che si può prendere un ombrellone solo se si è in compagnia di bambini fino a 10 anni o di persone sopra i 65. Chi ha un’età compresa tra i 10 e i 65 anni e non è accompagnato da queste due categorie, deve rinunciare all’ombra. Una limitazione pesante, che di fatto impone di arrivare in spiaggia con un nonno o un bambino se si vuole un po’ di riparo dal sole.
Dietro questa decisione c’è la necessità di tutelare un ambiente fragile. Punta Molentis si trova in un’area protetta, soggetta a rischi come incendi e danni causati dal sovraffollamento e dagli agenti atmosferici. Il Comune vuole così ridurre la pressione umana per salvaguardare flora e fauna locali. A questo si aggiunge un ticket d’ingresso di 10 euro, pensato per gestire i flussi e mantenere l’arenile in ordine. L’accesso è inoltre limitato in base a spazi, orari e condizioni di sicurezza.
Il caso degli ombrelloni vietati a Villasimius raccontato da The Guardian
La vicenda ha varcato i confini nazionali ed è finita sulle pagine del britannico The Guardian, che ha definito questa ordinanza una delle più strane e discusse tra quelle italiane sulle spiagge. La giornalista ha raccolto le reazioni degli italiani, sottolineando l’assurdità di dover essere accompagnati da un bimbo o da un anziano per poter stare all’ombra. Il titolo dell’articolo ha fatto subito scalpore: “Gli italiani si chiedono se debbano portare i nonni in spiaggia per stare al sicuro”.
Il Guardian ha inserito la storia nel quadro più ampio dei provvedimenti presi lungo le coste italiane per proteggere il territorio e gestire il turismo di massa. Punta Molentis, molto amata e fotografata, ha subito un incendio doloso a luglio che ha danneggiato seriamente l’area. Questo episodio, insieme a condizioni climatiche difficili, ha spinto le autorità locali a stringere le maglie con regole più rigide, per trovare un equilibrio tra accesso pubblico e salvaguardia ambientale.
Anche sulle pagine Facebook ufficiali del Comune, i commenti esprimono sorpresa e fatica ad accettare la norma. C’è chi propone di boicottare la spiaggia, chi cerca alternative meno rigide, ma per ora l’ombrellone è un privilegio riservato a pochi.
Tra tutela e proteste: il dibattito sulla chiusura temporanea della spiaggia
Il caso di Punta Molentis ha acceso un dibattito più ampio su come proteggere un patrimonio naturale senza penalizzare troppo i bagnanti. Tra esperti e cittadini, molti chiedono di riflettere sulle misure adottate, suggerendo persino una chiusura temporanea della spiaggia per consentire la rigenerazione della flora e della fauna autoctone.
C’è chi teme che le regole attuali siano solo un palliativo e che il contingentamento rischi di diventare una barriera per chi non ha la possibilità di presentarsi con accompagnatori nelle fasce d’età richieste. Dall’altra parte, c’è il timore che Punta Molentis diventi un luogo riservato a pochi, con conseguenze anche sul piano sociale ed economico.
Per ora il Comune di Villasimius resta fermo sulle sue posizioni, anche se non esclude possibili modifiche vista la pressione dell’opinione pubblica. Restano in vigore le regole generali per l’uso delle aree di sosta, i divieti sugli accessi non autorizzati e le raccomandazioni per evitare incidenti ambientali.
Punta Molentis è così diventata un caso emblematico, dove la tutela degli ecosistemi marini si intreccia con la gestione delle presenze umane, alla ricerca di un equilibrio fragile tra conservazione e godimento della natura.
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