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Cpr di Macomer, nuovo incendio riapre il problema della sicurezza. Il sindacato: “Non è più emergenza, è normalità”

Una deflagrazione ha colpito un centro per i rimpatri già segnato da precedenti roghi. Il Siulp chiede interventi, mentre le inchieste raccontano criticità più profonde

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Incendio al Cpr Macomer - nella foto, Nuoro

Nuoro | Max.oppo — CC BY-SA 3.0 — via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4423891)

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

13 luglio 2026 – Si è verificato un incendio nel Cpr (Centro di permamenza per i rimpatri) di Macomer, in provincia di Nuovo, in Sardegna. Nel centro, le fiamme sono tornate a colpire una struttura già parzialmente inutilizzabile. L’episodio riporta al centro le condizioni di sicurezza di queste strutture, soprattutto delle persone trattenute al loro interno

Cpr di Macomer, il nuovo incendio e l’allarme del Siulp

L’incendio è stato appiccato domenica 12 luglio in uno dei blocchi del Centro di permanenza per i rimpatri di Macomer, in provincia di Nuoro. A darne notizia è stato il Siulp Sardegna, il Sindacato italiano unitario lavoratori polizia, che ha riferito di momenti di forte tensione e di un pericolo per l’incolumità di tutte le persone presenti. Una parte della struttura era già stata resa inutilizzabile da un precedente rogo. Il nuovo episodio ha quindi ridotto ulteriormente gli spazi a disposizione delle persone trattenute e reso più complessa la gestione del centro.

Secondo il Siulp, l’intervento degli agenti ha evitato conseguenze più gravi. Nelle ricostruzioni diffuse finora, tuttavia, non vengono indicati eventuali feriti né sono forniti dettagli sulle persone responsabili dell’incendio. “Non è accettabile che episodi di questa natura si ripetano con una frequenza tale da rischiare di essere considerati fisiologici”, ha dichiarato il segretario regionale del Siulp Giuseppe Caracciolo.

Il sindacato chiede rinforzi di personale, strumenti adeguati e investimenti per rendere gli edifici più sicuri e pienamente funzionali. La professionalità e il senso del dovere dei poliziotti, sostiene Caracciolo, non possono continuare a compensare problemi che richiedono decisioni politiche e amministrative.

Cpr di Macomer, le criticità già emerse dalle inchieste

Il nuovo incendio non arriva però in un luogo privo di problemi precedenti. Negli anni, diverse inchieste hanno raccontato le condizioni del centro di Macomer e, più in generale, del sistema italiano della detenzione amministrativa.

Nel maggio 2024 Altreconomia ha pubblicato un’inchiesta di Luca Rondi e Lorenzo Figoni sui controlli effettuati dalle prefetture nei Cpr. Dai documenti ottenuti dai giornalisti emerge che la prima ispezione della Prefettura di Nuoro nel centro di Macomer risale al 23 febbraio 2023, tre anni dopo la sua apertura. Un secondo controllo è stato effettuato il 17 gennaio 2024. L’inchiesta segnalava anche incongruenze sulle attività ricreative dichiarate nei verbali. Tra queste comparivano alcuni esami universitari svolti in collaborazione con l’Università di Sassari, ma l’ateneo aveva comunicato ad Altreconomia di non avere avuto alcun contatto con la struttura.

Un’altra indagine di Rondi e Figoni, dedicata all’utilizzo degli psicofarmaci nei Cpr, aveva pubblicato una comunicazione inviata nel settembre 2020 dall’allora ente gestore alla Prefettura. Nel documento si parlava della presenza, tra le persone trattenute a Macomer, di tossicodipendenze, doppie diagnosi psichiatriche e patologie dermatologiche.

I dubbi sulla sicurezza della struttura

A maggio 2026 un’inchiesta de Lavialibera, basata su documenti del ministero dell’Interno e di Invitalia, ha ricostruito lo stato degli edifici destinati ai rimpatri. Nella scheda relativa a Macomer, il campo dedicato al certificato di prevenzione incendi risulta lasciato vuoto. Dai documenti emerge inoltre l’assenza di un impianto di ventilazione, mentre gli interventi previsti, per una spesa indicata di 1,35 milioni di euro, riguarderebbero principalmente i muri di recinzione e le barriere antievasione. Il fatto che il campo sia vuoto non dimostra automaticamente che il certificato non esista. Rappresenta però un elemento che, dopo l’ennesimo incendio e la progressiva riduzione degli spazi disponibili, richiede chiarimenti da parte delle autorità competenti.

La richiesta del Siulp di garantire sicurezza agli operatori appare quindi parte di una questione più ampia. Gli incendi mettono in pericolo gli agenti, le persone trattenute e tutto il personale presente, ma avvengono all’interno di un sistema già segnato da isolamento, disagio psicologico e carenze documentate.

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