In Italia, nel biennio 2024-2025, sono stati registrati più di 600 decessi per annegamento. Il dato emerge dalla relazione annuale dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e degli incidenti in acque di balneazione, organismo istituito dal ministero della Salute nel 2019. Il report, presentato a Roma presso la sede dell’Istituto superiore di sanità, è frutto della collaborazione tra Iss, ministero della Salute, Ispra, Corpo delle Capitanerie di Porto, Gnrac, Anci, Società nazionale di salvamento e ospedale pediatrico Bambino Gesù. L’analisi si basa su una raccolta sistematica delle notizie di cronaca tramite tecniche di web scraping e offre una fotografia dettagliata del fenomeno in Italia.
Chi sono le vittime degli annegamenti
Secondo i dati del rapporto, nel periodo considerato si contano 604 casi di annegamento mortale. La maggior parte riguarda uomini: 482 vittime su quelle per cui è stato possibile risalire al genere, pari all’80,7% del totale. Le fasce più colpite risultano essere quelle estreme della popolazione: circa il 30% dei decessi coinvolge persone con più di 65 anni, mentre il 23% riguarda bambini e giovani fino ai 24 anni. In una quota residuale, pari al 3%, non è stato possibile determinare l’età della vittima.
Il quadro demografico evidenzia quindi una vulnerabilità sia legata all’età avanzata sia a comportamenti a rischio tra i più giovani, con una netta prevalenza della componente maschile in quasi tutte le categorie considerate.
Dove avvengono gli annegamenti e quali sono le cause principali
Per quanto riguarda i contesti, il fenomeno si distribuisce in modo quasi equilibrato tra mare e acque interne. Si registrano infatti 281 casi in mare e 277 nelle acque interne, che insieme rappresentano circa il 93% del totale. Un numero più contenuto, pari a 37 casi, riguarda invece le piscine, ma con una forte incidenza su bambini e adolescenti.
Le cause principali individuate dal report sono diverse. In primo piano si collocano i malori improvvisi in acqua, responsabili del 44,9% dei casi. Seguono le cadute accidentali e le condizioni meteorologiche avverse o il mare mosso, oltre ai casi in cui le correnti o altri ostacoli hanno impedito il ritorno a riva. In circa il 6% degli episodi è stato rilevato che la segnalazione di pericolo con bandiera rossa era presente ma non rispettata.
Le aree più colpite in Italia
L’analisi regionale mostra una distribuzione non uniforme degli episodi. Le regioni con il numero più elevato di annegamenti risultano la Lombardia con 90 casi (14,9%), seguita dal Veneto con 73 (12,1%) e dalla Toscana con 52 (8,6%). Subito dopo si collocano Lazio con 51 casi (8,4%), mentre Puglia, Sardegna e Sicilia registrano 41 episodi ciascuna (6,8%). Chiude il gruppo delle aree più colpite l’Emilia Romagna con 37 casi (6,1%).
Questi dati evidenziano come il fenomeno non sia limitato alle sole zone costiere, ma interessi in maniera significativa anche regioni interne e territori con forte presenza di laghi, fiumi e piscine.
Le 13 regole per prevenire gli annegamenti secondo l’Iss
Accanto all’analisi statistica, l’Istituto superiore di sanità ha diffuso un vademecum con 13 raccomandazioni per ridurre il rischio di incidenti in acqua. Le indicazioni sono rivolte a genitori, giovani e anziani e mirano a promuovere comportamenti più consapevoli.
Per chi si occupa di bambini, la prima regola è la sorveglianza costante: i minori non devono mai essere lasciati soli vicino all’acqua, neppure per brevi momenti di distrazione. L’Iss sottolinea anche l’importanza di designare un adulto incaricato esclusivamente della vigilanza. Un’altra misura riguarda la sicurezza delle piscine domestiche o condominiali, che dovrebbero essere sempre recintate per impedire accessi non controllati. Fondamentale anche l’apprendimento precoce del nuoto e delle capacità di base in acqua.
I comportamenti da evitare in mare, fiumi e piscine
Per adolescenti e adulti, le raccomandazioni si concentrano soprattutto sulla prudenza. È sconsigliato fare il bagno in presenza di bandiera rossa o mare mosso, così come assumere alcol o sostanze che possano alterare riflessi e giudizio. Particolare attenzione viene posta anche alle correnti di ritorno: in caso di difficoltà non bisogna nuotare controcorrente ma muoversi lateralmente per uscirne e segnalare la propria presenza.
Tra le indicazioni rientra anche il divieto di tuffarsi senza conoscere la profondità dell’acqua o il fondale, con l’invito a privilegiare sempre i primi ingressi in acqua con i piedi. L’Iss richiama inoltre l’attenzione sui rischi legati ai tuffi errati, che possono provocare conseguenze gravi o irreversibili.
Anziani, fiumi e sicurezza: le ultime raccomandazioni
Un’attenzione specifica è rivolta alle persone anziane, per le quali il rischio di malori in acqua aumenta sensibilmente. L’Iss invita a evitare sforzi eccessivi, a non entrare in acqua in condizioni difficili e a consultare il medico in presenza di patologie, considerando che gli episodi legati a malori dopo i 60 anni sono numerosi.
Ulteriori indicazioni riguardano i contesti fluviali, dove le basse temperature e le correnti forti possono aumentare il rischio di shock termico e incidenti. Fondamentale anche non fare mai il bagno da soli, informarsi sempre sulla presenza di pericoli attraverso la cartellonistica e preferire aree sorvegliate da bagnini o gestite in modo strutturato dagli enti competenti.
Una prevenzione possibile attraverso informazione e comportamenti corretti
Il quadro delineato dall’Iss evidenzia come una parte significativa degli annegamenti possa essere evitata attraverso comportamenti più prudenti e una maggiore consapevolezza dei rischi. La combinazione tra fattori ambientali, condizioni fisiche e scelte individuali resta determinante nel prevenire incidenti che, secondo gli esperti, possono essere ridotti sensibilmente con informazione e attenzione costante.
