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Cinisello Balsamo, uomo uccide il padre e gli dà fuoco: il passato segnato dai disturbi

Un uomo di 47 anni ha ucciso il padre, incendiando il corpo. L'arresto è avvenuto grazie all'intervento tempestivo dei carabinieri

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Cinisello Balsamo, uomo dà fuoco al padre - nella foto, un'ambulanza

Un'ambulanza | Pixabay @Cineberg - alanews

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

11 giugno 2026 – A Cinisello Balsamo, poco dopo le 5.30 di questa mattina, un uomo di 47 anni ha ucciso il padre, 73 anni, e ha dato fuoco al suo corpo nell’appartamento di famiglia. L’odore acre di fumo e una colonna di fumo nero hanno attirato subito l’attenzione dei vicini, che hanno chiamato i soccorsi.

Uomo uccide il padre e poi gli dà fuoco, la dinamica dell’accaduto

Era ancora presto quando i carabinieri di Cinisello hanno notato il fumo denso che usciva dall’edificio. Senza perdere tempo hanno chiamato i vigili del fuoco e, con l’aiuto dei colleghi del Nucleo Radiomobile di Sesto San Giovanni guidati dal colonnello Giuseppe Sacco, hanno cercato di arginare l’incendio con gli estintori a disposizione. Le fiamme si erano sviluppate nella camera da letto, ma bastava poco perché si propagassero e mettessero a rischio l’intero stabile. Entrati nell’appartamento, i militari hanno trovato sul balcone della stanza il corpo senza vita dell’anziano.  Gli investigatori hanno ricostruito i fatti grazie agli elementi raccolti e alle testimonianze. Il 47enne avrebbe aggredito il padre mentre era a letto, usando probabilmente un oggetto contundente: sembra si tratti di un martello. Dopo aver colpito l’uomo, avrebbe versato del liquido infiammabile sul corpo e gli avrebbe dato fuoco, causando così la morte immediata del 73enne. L’uomo è stato bloccato sul posto dagli stessi carabinieri, intervenuti per il fumo, e subito arrestato con l’accusa di omicidio volontario. La Procura di Monza, sotto la guida della procuratrice Stefania Di Tullio, coordina le indagini, con il supporto del medico legale e della Sezione Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri di Milano, per raccogliere ogni dettaglio utile.

Un passato segnato da disturbi e violenze

Raffaele Arena, 47 anni, convive da tempo con disturbi della personalità. Seguito dal Centro Psicosociale locale, dopo l’arresto è stato trasferito nel reparto di Psichiatria dell’ospedale di zona, dove è sotto sorveglianza. Non è la prima volta che Arena finisce nei guai: nel 2017 era stato arrestato per omicidio preterintenzionale dopo aver colpito con uno schiaffo un uomo di 78 anni fuori da un bar, gesto che aveva portato alla morte della vittima qualche giorno dopo. Da allora aveva intrapreso un percorso riabilitativo, passando da una REMS a una comunità terapeutica. Solo da poco era tornato a vivere con il padre, fino a questa drammatica conclusione.

Familiari e vicini: nessun segnale di allarme sull’uomo che ha ucciso il padre

La madre di Raffaele, Rossana Saputo, ha parlato con i giornalisti manifestando tutto il suo dolore. Ha detto di non sapere di litigi recenti tra il figlio e il marito. “Quando è uscito dalla comunità stava abbastanza bene”, ha raccontato, sottolineando che i rapporti in famiglia erano normali, anche se lei vive in un’abitazione separata. L’ultima volta che ha visto Raffaele è stato mercoledì sera, senza notare tensioni particolari. Anche i vicini confermano di non aver mai visto comportamenti strani o agitazione in casa. Qualcuno li ha incrociati la sera prima, descrivendoli tranquilli. Questo silenzio sui segnali premonitori complica ulteriormente il quadro e spinge a riflettere sulla gestione delle patologie psichiatriche e su come intercettare i campanelli d’allarme.

Salute mentale dopo le dimissioni: un nodo da sciogliere

La vicenda di Cinisello Balsamo riporta al centro un tema delicato: come si gestisce il supporto a chi soffre di disturbi mentali, soprattutto dopo la chiusura dei grandi ospedali psichiatrici sancita dalla legge Basaglia nel 1978. Oggi in Italia circa 800.000 persone sono seguite dai Dipartimenti di Salute Mentale. Molti, in particolare dopo essere usciti da strutture residenziali o comunità, attraversano un periodo di fragilità acuta, spesso con un’assistenza che non sempre è continua o adeguata. Studi europei mostrano come questa fase post-dimissione sia particolarmente a rischio, con un aumento della possibilità di episodi violenti, anche in famiglia. Il caso di Arena mette in luce le falle di un sistema che fatica a garantire un controllo costante e una prevenzione efficace, chiedendo a gran voce un rafforzamento delle reti di assistenza sul territorio, per evitare che simili tragedie si ripetano e per offrire a queste persone un aiuto più umano e attento.

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