Il congresso internazionale di oncologia era una bolgia: decine di migliaia di specialisti da tutto il mondo, corridoi affollati, sale strapiene. Al centro dell’attenzione, le nuove terapie per tumori tra i più ostici, come quelli del pancreas e dell’ovaio. Ma dietro l’entusiasmo, una nuvola di incertezza si allunga sull’Europa. Le cure, già pronte o quasi negli Stati Uniti, potrebbero tardare anni prima di raggiungere il nostro continente. La causa? Una politica americana voluta da Trump che collega il prezzo dei farmaci ai costi più bassi di Paesi con redditi simili, una scelta che rischia di rallentare l’accesso alle terapie anche qui da noi.
La cosiddetta clausola “Most Favoured Nation”, introdotta dall’amministrazione americana, obbliga le aziende farmaceutiche a fissare negli Stati Uniti un prezzo per i farmaci almeno pari a quello più basso di Paesi con un tenore di vita comparabile. Il paradosso è che in molti Paesi europei i prezzi dei medicinali sono molto più bassi rispetto agli Stati Uniti. Se questa regola venisse applicata senza eccezioni, i prezzi negli Usa dovrebbero calare drasticamente. Un’ipotesi che nessuna azienda del settore è disposta ad accettare, perché metterebbe a rischio i ricavi fondamentali per finanziare la ricerca.
Di fatto, le imprese preferiscono lanciare i nuovi farmaci prima sul mercato americano, dove i margini sono più alti, rimandando l’arrivo in Europa. Questo significa che i pazienti del nostro continente devono attendere anche anni prima di poter accedere alle cure più innovative. Il risultato è un netto svantaggio rispetto agli Stati Uniti, con i sistemi sanitari europei costretti a fare i conti con un ritardo ingiustificato rispetto a terapie potenzialmente salvavita.
Daraxonrasib: una speranza per il tumore al pancreas, ma il tempo stringe
Le nuove terapie per il tumore del pancreas rappresentano una svolta importante, visto che le opzioni di cura finora sono state molto limitate. Daraxonrasib è l’ultimo farmaco emergente che ha mostrato di rallentare la progressione del cancro pancreatico, accendendo nuove speranze per i pazienti. Negli Stati Uniti, il suo lancio è già partito grazie a un programma di accesso anticipato approvato dalla FDA.
In Europa, e in particolare in Italia, la situazione è ancora incerta. L’azienda che sviluppa daraxonrasib ha la sua sede europea solo in Belgio e non ha ancora avviato programmi simili per una diffusione precoce. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica, insieme ad AIFA, è in contatto con la casa farmaceutica per cercare soluzioni che permettano un accesso rapido anche ai pazienti italiani. Ma si tratta di una misura temporanea, in attesa dell’effettiva commercializzazione che potrebbe richiedere anni. Nel frattempo, i pazienti sul nostro territorio restano in attesa, mentre negli Usa il farmaco sta già entrando nella pratica clinica.
Tumore dell’ovaio: un farmaco efficace a rischio blocco in Europa
Una situazione simile riguarda anche le nuove terapie contro il tumore dell’ovaio. Corcept Therapeutics, una piccola azienda, ha sviluppato un farmaco che ha ridotto del 35% il rischio di morte nelle pazienti con progressione dopo la chemioterapia standard a base di platino. Ma la clausola americana pesa ancora di più sulle realtà più piccole, come questa, che rischiano di non portare il farmaco in Europa perché meno interessate dai margini più bassi dovuti ai prezzi ridotti.
Così, il rischio è che centinaia di donne in Europa non possano accedere a una cura che potrebbe salvarle la vita. La mancata diffusione di queste terapie rischia di creare un divario netto tra pazienti di Paesi diversi, privandole di opportunità terapeutiche fondamentali.
La ricerca corre, ma serve un sistema che permetta di arrivare prima ai pazienti
Oggi, i tempi per trasformare un farmaco dai laboratori alla clinica sono molto più brevi rispetto al passato. La ricerca promette cure più efficaci in tempi rapidi, ma perché tutto questo si traduca in un vantaggio reale per i pazienti, serve che i sistemi sanitari e le politiche di accesso ai farmaci siano allineati.
La nuova politica americana rischia invece di rallentare la diffusione delle cure in Europa, compromettendo la possibilità che i malati ricevano per tempo terapie innovative. Per evitare ritardi ingiustificati, è necessario mettere in campo una collaborazione concreta tra istituzioni, aziende farmaceutiche e enti regolatori. Solo così si potrà garantire un accesso equo e tempestivo alle innovazioni.
Con i progressi fatti nella lotta contro il cancro, mantenere un sistema che favorisce i ritardi è una sfida che l’Europa deve affrontare con urgenza e decisione. Perché altrimenti, quelle speranze di cura rischiano di restare solo sogni lontani.
