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Corte Suprema discute petizione contro nomina nuovo capo del Mossad

La Corte Suprema valuta le accuse di cattiva condotta contro Roman Gofman, sollevate da ONG e privati, mentre cresce il dibattito sulla trasparenza nelle nomine ai vertici dell’intelligence

12 Maggio 2026
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L'Iran ha colpito il quartier generale del Mossad

L'Iran ha colpito il quartier generale del Mossad | Shutterstock - alanews

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Gerusalemme, 12 maggio 2026 – L’Alta Corte di Giustizia di Gerusalemme ha dato inizio oggi all’udienza riguardante la petizione che contesta la nomina del generale Roman Gofman a nuovo capo del Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana. La nomina, decisa il mese scorso dalla commissione per le nomine istituzionali, prevede il passaggio di consegne il prossimo 2 giugno, ma è ora oggetto di un acceso dibattito legale.

La controversia sulla nomina di Roman Gofman, capo del Mossad

La petizione è stata presentata dal ventunenne Ori Elmakayes, insieme a due organizzazioni non governative israeliane, e si basa su accuse di cattiva condotta da parte di Gofman. In particolare, si contesta che l’attuale segretario militare del premier Benjamin Netanyahu abbia utilizzato Elmakayes, allora minorenne, per un’operazione di influenza attraverso il canale Telegram del giovane, violando le procedure interne dell’esercito. Inoltre, si accusa Gofman di non aver difeso Elmakayes durante il suo lungo arresto con l’accusa di spionaggio, un’accusa poi caduta dopo che è stato dimostrato che i contenuti secretati pubblicati provenivano da ufficiali dell’esercito.

Gofman, che nel 2022 era capo della divisione 210 dell’esercito al confine con la Siria, sostiene di non aver mai conosciuto l’identità di Elmakayes, attivato da suoi sottoposti, e di essere venuto a conoscenza del suo arresto solo nel gennaio 2024, quando il caso è stato reso pubblico dal quotidiano Haaretz. L’indagine interna dell’IDF ha portato a una “nota di comando”, una reprimenda senza conseguenze disciplinari.

Pareri contrastanti e posizione di Netanyahu

I ricorrenti sostengono invece che Gofman abbia mentito sul suo coinvolgimento e sulla sua conoscenza dei dettagli dell’operazione. Nel frattempo, è emersa una lettera del capo uscente del Mossad, David Barnea, indirizzata alla procuratrice generale Gali Baharav-Miara, in cui Barnea esprime la sua opposizione alla nomina di Gofman, ritenendo inappropriata una promozione per un ufficiale con una “nota di comando” a carico. Tuttavia, il giudice Alex Stein ha dichiarato che questa lettera non sarà considerata nell’udienza in quanto non contiene elementi nuovi rispetto alle audizioni precedenti.

Il premier Netanyahu ha ribadito la propria posizione, chiedendo alla Corte di respingere il ricorso: “Per legge, solo il premier può nominare il direttore del Mossad, non la procuratrice generale, non l’Alta Corte e non i media“, ha detto.

La decisione della Corte Suprema sull’appello potrebbe avere un impatto significativo sul futuro della leadership dell’intelligence israeliana, in un momento in cui la sicurezza nazionale resta una priorità assoluta per Israele.

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