alanews | News, Ultime notizie, Video e Foto in tempo reale
  • Cronaca
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Salute
  • Spettacoli
  • Sport
    • Calcio
  • Tecnologia
  • Video
  • Categorie
    • Cultura
    • Ambiente
    • Motori
    • Lifestyle
    • Scienze
    • Gossip
    • Gaming
alanews | News, Ultime notizie, Video e Foto in tempo reale
  • Cronaca
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Salute
  • Spettacoli
  • Sport
    • Calcio
  • Tecnologia
  • Video
  • Categorie
    • Cultura
    • Ambiente
    • Motori
    • Lifestyle
    • Scienze
    • Gossip
    • Gaming
alanews | News, Ultime notizie, Video e Foto in tempo reale
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Gadi Eisenkot, chi è il generale che vuole spodestare Netanyahu

A 66 anni, dopo quasi quattro decenni trascorsi nelle forze armate israeliane, l'ex capo di Stato maggiore si presenta alle elezioni del 27 ottobre 2026 alla guida del partito centrista Yashar

27 Ottobre 2026
Facebook YouTube X (Twitter) Instagram WhatsApp TikTok
Google Discover Segui alanews su Google
Segui le notizie di alanews: aggiungici come fonte preferita su Google.
Gadi Eisenkot

Gadi Eisenkot | Photo by Chairman of the Joint Chiefs of Staff licensed under CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/deed.en) - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

L’esperienza militare, la perdita del figlio nella guerra a Gaza e lo scontro con Benjamin Netanyahu sulla gestione del conflitto sono i tre elementi che hanno segnato il percorso pubblico di Gadi Eisenkot. A 66 anni, dopo quasi quattro decenni trascorsi nelle forze armate israeliane, l’ex capo di Stato maggiore si presenta alle elezioni del 27 ottobre 2026 alla guida del partito centrista Yashar. Il suo obiettivo è conquistare una maggioranza alternativa all’attuale governo, puntando sulla responsabilità politica per gli attacchi del 7 ottobre e su una diversa strategia per il futuro della Striscia di Gaza.

La vita di Gadi Eisenkot, dall’esercito alla politica

Nato il 19 maggio 1960 a Tiberiade, Gadi Eisenkot è figlio di immigrati ebrei marocchini ed è cresciuto tra Tiberiade ed Eilat. Suo padre lavorava nelle miniere di rame di Timna, mentre sua madre si occupava della famiglia. Nel 1978 si è arruolato nella brigata Golani, iniziando una carriera militare durata circa quarant’anni.

Dopo aver ricoperto diversi incarichi di comando, tra cui quelli nella divisione corazzata Bashan e nella divisione Giudea e Samaria, nel 2012 è diventato vice capo di Stato maggiore. Nel febbraio 2015 è stato nominato ventunesimo capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), incarico mantenuto fino al 2019. Durante il mandato ha contribuito allo sviluppo del piano Gideon, pensato per rafforzare le capacità dell’esercito in ambito terrestre, aereo e navale, oltre che nei settori dell’intelligence e della sicurezza informatica.

La sua carriera è associata anche alla dottrina Dahiya, elaborata nel contesto del conflitto con il Libano. Il principio prevede l’impiego di una forza militare schiacciante contro le infrastrutture utilizzate dai gruppi armati, comprese quelle civili, per scoraggiare ulteriori attacchi. Una posizione che testimonia la linea dura di Eisenkot sulla sicurezza, pur senza impedirgli di contestare in seguito le scelte strategiche di Netanyahu.

Concluso il servizio militare, nel 2022 Eisenkot è entrato alla Knesset con il Partito di Unità Nazionale guidato da Benny Gantz, altro ex capo di Stato maggiore. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 è entrato nel governo di emergenza di Netanyahu come ministro senza portafoglio e membro del gabinetto di guerra. Le divergenze sulla conduzione del conflitto, in particolare sulla liberazione degli ostaggi e sul futuro di Gaza, lo hanno però portato a lasciare il governo nel giugno 2024.

Nel giugno 2025 ha abbandonato anche il partito di Gantz, criticandone la gestione interna, e si è dimesso dal seggio parlamentare. Nel settembre successivo ha fondato Yashar, termine ebraico traducibile con “retto”, “onesto” o “giusto”. La formazione centrista si propone come alternativa all’esecutivo e richiama, nel nome, un’idea di politica capace di superare la tradizionale contrapposizione tra destra e sinistra.

La morte del figlio e le accuse a Netanyahu

La guerra a Gaza ha colpito direttamente la famiglia di Gadi Eisenkot. Il 7 dicembre 2023 suo figlio Gal, di 25 anni, è morto a Jabalia durante un’operazione militare collegata al recupero dei corpi degli ostaggi. Nei combattimenti nella Striscia l’ex generale ha perso anche due nipoti, di 19 e 22 anni. La morte di Gal ha rafforzato il peso personale e politico delle sue critiche al governo. Nell’aprile 2026, in un articolo pubblicato dal quotidiano Yedioth Ahronoth, Eisenkot ha ricordato la promessa fatta sulla tomba del figlio: fare in modo che il sacrificio suo e dei suoi compagni non fosse vano. Al funerale aveva inoltre denunciato la “codardia”, l’indecisione politica e le considerazioni ideologiche dell’esecutivo.

Con il protrarsi della guerra, Eisenkot ha accusato Netanyahu di non aver elaborato una strategia efficace per il dopoguerra e di aver prolungato il conflitto anche per ragioni politiche, mettendo a rischio gli ostaggi israeliani. Nel 2024, durante un’intervista al programma d’inchiesta Uvda di Channel 12, aveva attribuito al premier una responsabilità personale per il fallimento militare del 7 ottobre.

L’ex generale chiede una commissione d’inchiesta statale che chiarisca le responsabilità per gli attacchi di Hamas, una richiesta a cui Netanyahu si è opposto. Il 22 ottobre 2026, dopo un messaggio di Hamas che minacciava un nuovo attacco, Eisenkot ha nuovamente accusato il governo di aver fallito nel raggiungimento degli obiettivi di guerra. A oltre tre anni dal 7 ottobre, ha sottolineato, Hamas continua a controllare Gaza e a rappresentare una minaccia per Israele.

Il programma di Gadi Eisenkot: leva obbligatoria e sicurezza

Tra le principali proposte di Gadi Eisenkot figura l’obbligo di svolgere il servizio militare o civile per tutti i cittadini, compresi gli ebrei ultraortodossi, attualmente esentati in determinate condizioni per motivi legati agli studi religiosi. La riforma metterebbe in discussione uno degli equilibri politici su cui si regge la coalizione di Netanyahu, sostenuta anche da partiti ultraortodossi contrari alla fine delle esenzioni.

In materia di sicurezza, tuttavia, Eisenkot non propone una rottura radicale con la linea israeliana degli ultimi anni. Ha sostenuto in termini generali le operazioni militari a Gaza, in Libano e in Iran e condivide con Netanyahu l’obiettivo di impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari e di indebolire i gruppi armati a essa collegati. La differenza riguarda soprattutto la necessità di accompagnare le operazioni militari con una strategia politica e diplomatica. Per Gaza, Eisenkot promette di porre fine al governo di Hamas entro 18 mesi dal suo eventuale insediamento. Le strade indicate sono l’attuazione del piano per il cessate il fuoco promosso da Donald Trump oppure nuove operazioni militari. L’ex generale sostiene che, finché Netanyahu resterà al potere, Hamas continuerà a governare la Striscia.

Sulla questione palestinese, però, la sua posizione rimane rigida. Prima di entrare in politica aveva avvertito che il controllo israeliano prolungato sulla popolazione palestinese in Cisgiordania avrebbe potuto condurre a uno Stato binazionale, mettendo a rischio la visione sionista. Dopo il 7 ottobre ha invece respinto la soluzione dei due Stati, definendo “delirante” chi continua a sostenerla, senza presentare un’alternativa. Eisenkot si oppone all’annessione formale dei territori e agli avamposti israeliani illegali in Cisgiordania. Ha criticato anche il progetto edilizio nell’area E1, giudicandolo un errore per le conseguenze diplomatiche e territoriali, e ha promesso di contrastare la violenza dei coloni, definendola “terrorismo ebraico”. Contesta inoltre il ruolo affidato al ministro di estrema destra Bezalel Smotrich nella gestione dei territori occupati e vorrebbe riportare l’esercito al comando in Cisgiordania.

I sondaggi e la difficile formazione di una maggioranza

Alla vigilia del voto, diversi sondaggi indicano Yashar come una delle principali forze politiche israeliane, con stime comprese tra 20 e 23 seggi sui 120 della Knesset. In alcune rilevazioni il partito supera il Likud di Netanyahu e Eisenkot risulta favorito anche nelle domande su chi sarebbe più adatto a guidare il governo. Il risultato elettorale, però, non garantisce automaticamente la guida del Paese. In Israele il presidente affida l’incarico di formare il governo al parlamentare che ritiene più in grado di costruire una coalizione. Per ottenere la maggioranza servono 61 seggi e, secondo le proiezioni, né il blocco di Netanyahu né quello contrario al premier sembrano avere i numeri assicurati.

Eisenkot dovrà quindi cercare alleati tra forze centriste, di sinistra e di destra. In alcuni scenari potrebbe risultare decisivo anche il sostegno esterno dei partiti arabi, compreso Ra’am, la Lista Araba Unita guidata da Mansour Abbas. Nel 2021 Ra’am aveva partecipato a una coalizione contraria a Netanyahu, diventando il primo partito arabo a entrare in un governo israeliano. Eisenkot non ha escluso di tentare la formazione di un governo di minoranza sostenuto dall’esterno, ma questa ipotesi potrebbe incontrare l’opposizione di alcuni alleati di destra. Ha inoltre escluso categoricamente qualsiasi governo guidato da Netanyahu, anche attraverso un accordo di rotazione. Il 21 ottobre ha dichiarato alla radio israeliana 103 che si dimetterebbe entro un’ora se dovesse ritrovarsi a lavorare sotto l’attuale premier.

Il rapporto di Gadi Eisenkot con Trump

Il presidente degli Stati Uniti ha manifestato apertamente il proprio sostegno a Netanyahu. Il 18 ottobre 2026 Trump ha espresso il suo “pieno e totale sostegno” al premier, definendolo un grande combattente e avvertendo che scegliere un altro leader sarebbe rischioso. Secondo fonti israeliane, Eisenkot e altri esponenti dell’opposizione avrebbero cercato, senza successo, di convincere la Casa Bianca a non intervenire nella campagna elettorale, anche attraverso la donatrice repubblicana Miriam Adelson. Trump e Netanyahu condividono una lunga storia politica, dal trasferimento dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme nel 2017 all’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano nel 2018, passando per gli Accordi di Abramo del 2020 e gli attacchi contro l’Iran del 2025-2026. Negli ultimi mesi, tuttavia, alcune operazioni militari israeliane in Libano e a Gaza hanno irritato il presidente americano, ostacolando i suoi tentativi di promuovere la stabilità regionale.

Un governo guidato da Eisenkot, senza gli esponenti dell’estrema destra Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, potrebbe avere più margini per perseguire una linea diplomatica moderata. Ciò potrebbe agevolare anche il progetto di normalizzazione dei rapporti tra Israele e Arabia Saudita, che resta però legato alla richiesta di Riad di un percorso credibile verso la creazione di uno Stato palestinese. La sfida di Eisenkot consiste quindi nel trasformare il consenso personale in una maggioranza parlamentare. La sua candidatura promette un cambiamento nella responsabilità politica e nella strategia di governo, ma non una svolta radicale su tutti i dossier militari e palestinesi. Il risultato dipenderà anche dalla sua capacità di riunire forze politiche che condividono l’opposizione a Netanyahu, ma non necessariamente la stessa visione del futuro di Israele.

Potrebbe interessarti anche questo articolo: Elezioni in Israele, urne aperte per il rinnovo della Knesset: Netanyahu rischia

Articoli correlati

elenco di 4 articoli
  • articolo 1 di 4
    Elezioni in Israele, urne aperte per il rinnovo della Knesset: Netanyahu rischia
  • articolo 2 di 4
    Lula batte Bolsonaro: da Neymar a Rivaldo, le reazioni dei big del calcio carioca
  • articolo 3 di 4
    Quando la piazza diventa governo: perché la vittoria degli studenti in Serbia è senza precedenti
  • articolo 4 di 4
    Cisgiordania, fermate cinque attiviste italiane: la Farnesina chiede il rilascio immediato
fine elenco

Articoli recenti

  • Attacco hacker al sito della Camera dei deputati: “Il sistema ha retto”
  • Gas serra ai massimi storici, l’Onu avverte: “Effetti per secoli”
  • Youssef Siher sceglie di non rispondere al gip di Milano
  • Gadi Eisenkot, chi è il generale che vuole spodestare Netanyahu
  • Germania, un’auto investe la folla vicino ad Hannover: almeno quattro feriti
No Result
Vedi tutti i risultati
  • Politica
  • Cronaca

Chi siamo

  • Chi siamo
  • La Redazione
  • Codice etico
  • Termini e condizioni
  • Avviso normativo UE/SEE
  • Informativa sulla privacy
  • Privacy e Cookie
  • Codice Etico alanews su utilizzo AI
  • Come funziona alanews Checked
  • Preferenze sui cookie
  • Dichiarazione di accessibilità
  • Mappa del sito
  • Lavora con noi
  • Esteri
  • Economia

Contatti

  • Contattaci
  • Assistenza account utente
  • Pubblicità
  • Rimani connesso
  • Newsletter
  • Trova il canale
  • Palinsesto TV
  • Podcast
  • Segnala una notizia
  • Contenuti sponsorizzati
  • Salute
  • Spettacoli

I nostri canali

  • NewzGen
  • AlaTV
  • SaluteWeb
  • OkViaggi
  • VinaMundi
  • CryptoHack
  • Tecnologia
  • Video

© 2026 Alanews – Smart Media Solutions – Testata giornalistica registrata al tribunale di Roma n° 243/2012

Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Cronaca
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Salute
  • Spettacoli
  • Sport
    • Calcio
  • Tecnologia
  • Video
  • Categorie
    • Cultura
    • Ambiente
    • Motori
    • Lifestyle
    • Scienze
    • Gossip
    • Gaming