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Iran, un rapporto denuncia: nel 2025 record di esecuzioni

Nel 2025, l'Iran ha registrato un aumento del 68% nelle esecuzioni, con oltre 1.600 persone giustiziate: la denuncia delle Ong

13 Aprile 2026
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Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

L’Iran ha superato ogni limite nel 2025: oltre 1.600 persone giustiziate in un solo anno. È un salto senza precedenti, un’escalation che non si vedeva da decenni. A rivelarlo sono due organizzazioni internazionali, Iran Human Rights, con base in Norvegia, e Ensemble Contre la Peine de Mort, da Parigi, che da anni monitorano la situazione nel Paese. Nel 2024 le esecuzioni erano state “solo” 975. La crescita è netta, drammatica, e segna un punto di rottura nella storia recente dell’Iran.

Esecuzioni in Iran: i numeri del 2025

L’aumento del 68% delle esecuzioni rappresenta un duro colpo in un tema così delicato come la pena di morte in Iran. Solo nel 2025 sono state impiccate 48 donne, un dato che mette in luce le dinamiche sociali e di genere dietro queste condanne. Le ONG avvertono che questa drammatica escalation potrebbe peggiorare, soprattutto se la Repubblica islamica, impegnata in uno scontro teso con Israele e Stati Uniti, dovesse mantenere una linea dura. Il rapporto mette in guardia sul rischio reale che la pena capitale venga usata come strumento di repressione politica e controllo sociale, accentuando la già dura stretta sui dissidenti.

Questa ondata di esecuzioni si inserisce in un contesto di tensioni internazionali e conflitti regionali che alimentano un clima di incertezza e repressione interna. L’Iran, sotto pressione sia dall’esterno che dall’interno, sembra affidarsi alla severità delle condanne per rafforzare il proprio controllo, anche a costo di calpestare i diritti fondamentali.

La comunità internazionale chiede conto, ma il futuro resta incerto

I dati del rapporto IHR-ECPM confermano l’isolamento internazionale dell’Iran sul fronte dei diritti umani. Molte voci, tra diplomatici e ONG, continuano a chiedere una moratoria sulla pena di morte nel Paese. Tuttavia, il rischio è che la pressione esterna, invece di ridurre le esecuzioni, spinga le autorità iraniane a una repressione ancora più dura.

Senza un reale confronto e senza aperture verso riforme giuridiche e civili, il 2025 si chiude come un anno simbolo della pratica della pena di morte in Iran: un sistema che continua a scegliere la repressione violenta contro ogni forma di dissenso, mettendo a rischio diritti umani e libertà fondamentali.

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