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Scuole superiori, stretta sugli smartphone: docenti e studenti verso nuove regole condivise

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L'immagine di un'aula di scuola con banchi e lavagna senza studenti

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Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Palermo, 26 agosto 2025 – Con l’inizio del nuovo anno scolastico, le scuole superiori italiane si preparano a mettere in pratica il divieto di utilizzo del telefono cellulare durante l’attività didattica e, più in generale, in orario scolastico, come stabilito dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. La norma, annunciata lo scorso 16 giugno, punta a contrastare gli effetti negativi dell’uso eccessivo dello smartphone sulla salute e sul rendimento scolastico degli studenti.

Niente cellulare a scuola: le motivazioni del divieto e le criticità applicative

Il ministro Valditara ha motivato la decisione citando studi scientifici che evidenziano come l’uso non corretto dello smartphone possa compromettere il benessere degli adolescenti. “Tale intervento appare ormai improcrastinabile alla luce degli effetti negativi, ampiamente dimostrati dalla ricerca scientifica, che un uso eccessivo o non corretto dello smartphone può produrre sulla salute e il benessere degli adolescenti e sulle loro prestazioni scolastiche”, si legge nella circolare ministeriale.

I dati dei test Invalsi confermano questa preoccupazione, mostrando un aumento della percentuale di studenti delle superiori che si diplomano con competenze insufficienti in materie fondamentali come Italiano e Matematica. Questo trend ha spinto il Ministero a intervenire con misure concrete che limitino le distrazioni causate dagli apparecchi elettronici in classe.

Soluzioni organizzative per il deposito dei cellulari a scuola

Per rispettare la circolare, le scuole devono dotarsi di sistemi adeguati per custodire i telefoni durante le ore di lezione. Tra le soluzioni più pratiche si stanno diffondendo i portaoggetti a parete, con scomparti numerati corrispondenti agli alunni di ogni classe. Gli studenti, all’ingresso in aula, depositano il cellulare nella tasca corrispondente al proprio numero di registro.

Tuttavia, questa soluzione presenta delle criticità: durante le pause o i cambi d’ora, gli studenti potrebbero comunque accedere ai telefoni dei compagni, rendendo il divieto meno efficace. Il costo di questi portaoggetti si aggira intorno ai 15 euro a unità, una spesa sostenibile per molte scuole.

Una soluzione più sicura e tecnologicamente avanzata è rappresentata dagli armadietti con chiave individuale per ogni studente, che garantiscono una migliore custodia dei dispositivi. Il prezzo per ciascun armadietto può superare i 70 euro, rendendo questa opzione più onerosa per le istituzioni scolastiche, che devono però valutare la fattibilità economica.

Il ruolo dei dirigenti scolastici e il confronto con gli studenti

Il tema della gestione del divieto è al centro dei lavori dei dirigenti scolastici e dei consigli d’istituto. Al liceo delle scienze umane Finocchiaro Aprile di Palermo, il dirigente Fabio Angelini ha annunciato l’imminente acquisto dei contenitori per aderire alle indicazioni ministeriali, ma sottolinea che la decisione definitiva dovrà passare per l’approvazione degli organi collegiali.

Anche al liceo classico Cavour di Torino, il dirigente Vincenzo Salcone sta predisponendo un regolamento interno per disciplinare l’uso e la custodia degli smartphone, con l’obiettivo di rispondere a tutte le questioni operative, come l’uso durante le gite scolastiche o la responsabilità in caso di furti.

Non mancano le voci che invitano a un approccio partecipativo con gli studenti, per evitare tensioni e proteste. La preside Marina Petrucci dell’istituto superiore Scotellaro di Massa di Somma, in provincia di Napoli, ha dichiarato che “la soluzione migliore resta quella condivisa, altrimenti si alimentano solo le proteste. È il nostro modus operandi: il confronto è più complesso e faticoso, ma la voce dei ragazzi va ascoltata, perché spesso danno contributi preziosi”.

La sfida ora è tradurre in pratica queste direttive, conciliando la necessità di tutelare la salute e il rendimento degli studenti con il rispetto delle loro esigenze e della quotidianità scolastica. Le prossime settimane saranno decisive per definire modalità, tempistiche e strumenti di applicazione del divieto, con un’attenzione particolare alla collaborazione tra istituzioni, docenti e studenti.

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