I Mondiali 2026 della Turchia si chiudono anzitempo con un verdetto tanto clamoroso quanto amaro. La selezione guidata da Vincenzo Montella è infatti ufficialmente eliminata dalla fase a gironi del torneo dopo la seconda, decisiva sconfitta consecutiva rimediata contro il Paraguay. Un brutto atterraggio per l’Aeroplanino, che alla vigilia aveva difeso a spada tratta il proprio operato contro le critiche dei media locali, dichiarandosi persino “più turco” di loro. Al triplice fischio, il ct italiano ha dovuto gestire un mix di profondo dolore e orgoglio per una spedizione ricca di ambizioni, ma scontratasi con il più cinico dei destini sportivi.
L’incredibile dato statistico e l’assenza di logica
A rendere inaccettabile il verdetto per la spedizione turca è l’andamento delle sfide sul terreno di gioco. Nel post-partita, Montella ha espresso tutto il suo sconcerto: «È davvero incredibile, arriviamo da due prestazioni di altissimo livello in cui abbiamo calciato 65 volte verso la porta in due partite senza riuscire a segnare. Sinceramente, una cosa del genere non mi era mai successa in 35 anni di calcio». Secondo l’allenatore, la squadra ha concesso pochissimo agli avversari, ma ogni minima disattenzione è costata un gol. Nonostante l’impegno, l’anima e la voglia di lottare fino all’ultimo secondo, la sfortuna ha condannato i suoi ragazzi a un’uscita di scena prematura.
La difesa delle scelte tattiche e l’orgoglio del ct
Accolto dalle critiche dei cronisti per un presunto ritardo nella gestione dei cambi offensivi, Montella ha respinto fermamente le contestazioni. Il tecnico ha evidenziato come le analisi tattiche a posteriori lascino il tempo che trovano quando si commenta una partita in cui si è passati in svantaggio contro un’avversaria che praticamente non aveva mai tirato in porta. Ringraziando il popolo turco, la Federazione e i calciatori per l’immenso sacrificio quotidiano profuso in questi mesi, il commissario tecnico ha ribadito di non aver nulla da rimproverare al gruppo. L’ultima imminente gara contro gli Stati Uniti a Los Angeles si trasformerà in una passerella d’onore, utile solo a salvaguardare l’orgoglio calcistico nazionale.
