La polemica tra Donald Trump e Giorgia Meloni continua ad agitare il confronto politico e diplomatico dopo il G7 di Evian. Tutto nasce dalle parole pronunciate dal presidente americano durante una conversazione telefonica con La7, in cui il tycoon è tornato sull’incontro con la presidente del Consiglio, definito nei giorni scorsi come quello del “disgelo”.
Riferendosi a Meloni, Trump ha detto: “Mi ha implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi è dispiaciuto per lei”. Una frase che ha immediatamente provocato reazioni in Italia, trasformando un episodio del vertice internazionale in un caso politico.
La risposta della premier è arrivata con un video pubblicato sui social. “Sono allibita. Io e l’Italia non imploriamo mai”, ha detto Meloni, aggiungendo di dispiacersi che Trump non mostri, a suo giudizio, “la stessa determinazione con i nemici dell’Occidente”.
La preoccupazione di Meloni e il caso diplomatico
Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, la premier sarebbe preoccupata per la possibilità che il duello con Trump non si fermi qui. Tornando a Roma da Bruxelles, Meloni avrebbe infatti commentato: “Certo che sono preoccupata, non credo sia finita qui”.
Il governo starebbe valutando come reagire a eventuali nuovi affondi, mentre nello staff della presidente del Consiglio si cercherebbe anche di capire cosa abbia spinto Trump a pronunciare quelle parole. Sempre secondo il Corriere, tra i collaboratori di Meloni l’accaduto sarebbe stato collegato anche al “profilo clinico” del presidente americano.
Una delle ipotesi riportate dal quotidiano è che Trump non abbia gradito alcuni video diffusi dopo il G7, in particolare quelli in cui Meloni appare molto assertiva nei suoi confronti. Alcuni filmati, non tutti autorizzati dallo staff americano, sarebbero diventati virali negli Stati Uniti.
Intanto il presidente Usa ha proseguito con un nuovo affondo: “Non la voglio come fan, non c’era per Hormuz”. Parole che hanno rafforzato la percezione di uno scontro ancora aperto.
Le reazioni: da Mattarella a Cacciari
La vicenda ha prodotto reazioni immediate anche sul piano istituzionale. Il vicepremier Antonio Tajani ha annullato la visita prevista a Miami, mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato Meloni per esprimerle solidarietà. Sostegno alla premier è arrivato da esponenti della maggioranza, dell’opposizione e da diversi leader stranieri.
Sul caso è intervenuto anche Massimo Cacciari, che in un’intervista al Corriere della Sera ha definito Trump “un villano”, esprimendo solidarietà a Meloni. Secondo il filosofo ed ex parlamentare, davanti a parole di questo tipo sarebbe stato meglio non rispondere, perché si tratta di una “battuta volgare” che non meriterebbe ulteriore attenzione.
Per Cacciari, non ci sarebbe una strategia politica dietro l’uscita del presidente americano, ma solo un comportamento che si qualifica da sé. Il problema, ha osservato, è che dichiarazioni simili finiscono per essere amplificate.
Boccia: “Parole inaccettabili, ma fallita la politica estera di Meloni”
Il caso ha acceso anche il dibattito tra le forze politiche italiane. Francesco Boccia, capogruppo del Partito Democratico al Senato, in un’intervista al Messaggero ha definito le parole di Trump “inaccettabili” e da respingere “senza ambiguità”.
Allo stesso tempo, Boccia ha criticato la strategia internazionale della premier, sostenendo che l’episodio rivelerebbe il fallimento del posizionamento costruito da Meloni sul rapporto personale con Trump. Secondo l’esponente dem, la premier avrebbe puntato su una relazione che non ha rafforzato il peso dell’Italia, ma avrebbe prodotto concessioni e aumentato le dipendenze del Paese.
Per Boccia, l’offesa personale va condannata “senza se e senza ma”, ma non si può trascinare l’Italia su terreni legati ai rapporti personali. La sua conclusione è politica: quando si sbaglia politica estera, il conto finisce per ricadere su imprese e cittadini.
Potrebbe interessarci anche: Meloni-Trump, Facciolo: “Disastro comunicativo della premier”
