Budapest, 17 aprile 2026 – Dopo la netta sconfitta elettorale subita dal suo partito, Viktor Orbán, premier uscente e leader di Fidesz, ha rotto il silenzio in un’intervista al programma YouTube “Patriota”, riconoscendo la portata storica della débacle e la necessità di una profonda riorganizzazione della destra ungherese.
Orbán parla della fine di un’era
«Si è chiusa un’era, anche sul piano emotivo, e questo si riflette nei numeri. In politica non contano le intenzioni, ma i risultati. Questa volta il risultato ha segnato la fine di un’epoca. È una sconfitta chiara», ha affermato Orbán, commentando la vittoria di Péter Magyar, suo ex alleato e ora rivale politico, che ha conquistato il consenso necessario a guidare il governo ungherese.
Il premier uscente ha sottolineato la necessità di un «rinnovamento completo» non solo all’interno di Fidesz ma in tutto il campo nazionalista, indicando tra i fallimenti più pesanti quello legato al mancato completamento della centrale nucleare Paks 2, progetto strategico per l’Ungheria. La prossima legislatura vedrà infatti un significativo ridimensionamento del gruppo parlamentare di Fidesz, che scenderà a 56 deputati.
«Abbiamo eletto i parlamentari per vincere, ora servono rappresentanti diversi», ha spiegato Orbán, che ha invocato un ricambio profondo anche nella leadership del partito. Tuttavia, una parte della dirigenza di Fidesz non accetta che sia lui a guidare il cambiamento e ne chiede le dimissioni. «Dopo la sconfitta non mi sento più vecchio, ma più giovane. Questo dolore mi ha dato energia», ha dichiarato, ribadendo di sentirsi ancora a casa nel partito e disponibile a guidarne il rinnovamento o a ricoprire un ruolo di supporto, se così verrà deciso.
La campagna elettorale e lo scenario politico ungherese
Il 12 aprile 2026 l’Ungheria ha votato per eleggere il nuovo Parlamento, in una competizione segnata dall’ascesa di Péter Magyar, leader del Partito del Rispetto e della Libertà (TISZA), già eurodeputato e fino a pochi anni fa membro di Fidesz. Magyar ha ottenuto un consenso crescente grazie alla sua posizione di opposizione al governo Orbán, focalizzandosi su accuse di corruzione e sull’esigenza di ristabilire una democrazia più pluralista.
Questa dinamica ha portato diversi partiti dell’opposizione a rinunciare a presentare propri candidati, invitando i propri elettori a sostenere Magyar per evitare la frammentazione del voto contro Fidesz. Il sistema elettorale ungherese, con una maggioranza di seggi assegnati con metodo maggioritario, rende infatti cruciale la concentrazione del voto nel singolo collegio per superare la soglia elettorale e contrastare il partito al potere.
L’elezione di Magyar rappresenta un cambiamento importante nella politica ungherese, dopo sedici anni di governo Orbán, caratterizzato da un progressivo spostamento verso un modello di “democrazia illiberale”, con una forte centralizzazione del potere, controllo dei media e limitazioni su alcune libertà civili, che hanno attirato critiche a livello internazionale e tensioni con l’Unione Europea.
Nei prossimi giorni, Orbán avvierà un tour nel Paese per incontrare la base e preparare la riorganizzazione di Fidesz, in vista del congresso del partito previsto tra dieci giorni, che dovrà decidere sulla sua leadership e sulla strategia futura della destra ungherese.






