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Home Politica

Decreto sicurezza, è scontro sulla norma sui rimpatri: le dichiarazioni

Decreto sicurezza, il nuovo emendamento sui rimpatri volontari dei migranti divide politica e giustizia: le dichiarazioni

by Federico Liberi
19 Aprile 2026
Decreto sicurezza

Decreto sicurezza | Pixabay @Maxiphoto - alanews

Roma, 19 aprile 2026 – Il dibattito sul decreto sicurezza torna al centro dell’attenzione con un acceso confronto tra governo, opposizione e rappresentanti della giustizia, in particolare riguardo alla controversa norma sui rimpatri volontari dei migranti. La misura, introdotta come emendamento dalla maggioranza di centrodestra e firmata dal senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei, prevede incentivi economici rivolti agli avvocati che assistono i migranti nel rimpatrio, con un contributo di 615 euro a patto che il rimpatrio avvenga effettivamente. La norma ha scatenato una forte reazione da parte di più fronti, con accuse di incostituzionalità e violazioni dei diritti fondamentali.

Decreto sicurezza: le critiche dal mondo politico e giuridico

Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha denunciato la norma come una misura illiberale e autoritaria che “viola la nostra Costituzione” e che mira a negare il diritto alla difesa ai migranti. “Il governo tenta di nascondere il proprio fallimento – ha detto Bonelli – mentre in Italia i reati aumentano e la criminalità cresce, non si adottano misure concrete per contrastarla. La norma sui rimpatri è solo propaganda e non risolve i problemi reali”. Bonelli ha inoltre citato l’episodio della rapina in banca a Napoli come esempio della mancanza di una strategia seria per la sicurezza.

Dal fronte di Italia Viva, Davide Faraone ha definito il cosiddetto “premio rimpatri” un “pasticcio” che mette in discussione il ruolo degli avvocati e genera dubbi di costituzionalità. “Si limita il patrocinio a spese dello Stato per i migranti che fanno ricorso contro l’espulsione – ha spiegato Faraone – e allo stesso tempo si introducono incentivi economici legati all’esito del rimpatrio, trasformando la funzione dell’avvocato in qualcosa di distorto”. Il vicepresidente di Italia Viva ha sottolineato la levata di scudi trasversale da parte di Consiglio nazionale forense, Camere penali, magistrati e operatori del diritto, invitando il governo a correggere la norma per non compromettere la sicurezza basata su serietà e rispetto delle regole.

Filiberto Zaratti, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra nella commissione Affari costituzionali della Camera, ha annunciato una battaglia durissima in Parlamento contro la norma. “Ci hanno imposto termini strettissimi per gli emendamenti senza conoscere il testo – ha dichiarato Zaratti – e la misura è palesemente incostituzionale e lesiva della dignità della professione forense. Non ci arrenderemo a questo modo strafottente di dettare le regole del gioco”.

Anche il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato ha commentato la necessità di norme più severe in materia di sicurezza, soprattutto in riferimento all’uso dei coltelli, dopo l’omicidio di un giovane a Pavia. Pur sostenendo il decreto, De Corato ha posto l’accento sull’opposizione della sinistra a queste misure, invitando a non sottovalutare l’importanza di un intervento concreto da parte delle forze di polizia.

Lo scontro sul coinvolgimento degli avvocati e la posizione del Consiglio Nazionale Forense

L’emendamento, presentato il 18 marzo scorso in commissione Affari costituzionali al Senato, prevede la collaborazione del Viminale con il Consiglio nazionale forense per la gestione dei rimpatri volontari assistiti e per la corresponsione dei contributi economici agli avvocati. Tuttavia, il Consiglio stesso si è dissociato dalla norma, dichiarando di non essere stato consultato né prima né durante l’iter parlamentare e ritenendo che tale coinvolgimento esuli dalle proprie competenze istituzionali.

Il Consiglio nazionale forense ha espresso forte preoccupazione per un meccanismo che potrebbe compromettere il diritto di difesa e danneggiare la dignità della professione legale. Le critiche si estendono anche alle opposizioni, tra le quali spiccano le prese di posizione di Riccardo Magi (+Europa), che ha definito la norma “totalmente incostituzionale” e paragonabile a politiche di stampo autoritario, e di Debora Serracchiani, che ha parlato di un incentivo economico per la remigrazione dei migranti, con risvolti negativi per il diritto alla tutela legale.

Il Movimento 5 Stelle, tramite Valentina D’Orso, ha denunciato come la norma “alletti l’avvocato con interessi economici personali”, minando i diritti dei migranti e gettando discredito sull’intera categoria forense.

Slittamento e controversie sul decreto sicurezza

Il decreto sicurezza, la cui conversione in legge era prevista per il 25 aprile, ha subito un rinvio a seguito del dibattito acceso e delle tensioni interne al governo. Uno dei nodi più spinosi riguarda la questione dei minori stranieri non accompagnati, con Matteo Salvini che ha ribadito la volontà di includere nel pacchetto misure per l’espulsione e il rimpatrio dei minori sorpresi a delinquere, tema che ha ulteriormente alimentato la discussione nel governo e nella coalizione di maggioranza.

Il confronto tra le forze politiche e gli operatori del diritto continua a essere molto acceso, con accuse reciproche di strumentalizzazione e di scarsa attenzione ai principi costituzionali e ai diritti umani fondamentali. Le prossime settimane saranno decisive per definire il testo definitivo del decreto e le modalità di attuazione delle misure più controverse, tra cui proprio la norma sui rimpatri volontari e il ruolo assegnato agli avvocati.

Tags: Decreto SicurezzaUltim'ora

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