L’Ucraina continua a subire pesanti attacchi dalla Russia. Le città ucraine—Kiev, Dnipro, Odessa—sono state colpite duramente. Case in fiamme, palazzi ridotti a macerie: almeno 17 persone hanno perso la vita, più di 100 sono rimaste ferite. Nel cuore dell’Europa, a Bruxelles, si lavora senza sosta a nuove sanzioni contro Mosca, anche se non mancano tensioni tra i Paesi membri. La guerra continua a infiammare il continente.
Guerra in Ucraina: gli ultimi attacchi dalla Russia
Ieri l’Ucraina è stata colpita da un attacco massiccio che ha coinvolto diverse città strategiche. Il sistema di difesa aerea ha intercettato 19 missili balistici, 25 missili da crociera e un numero impressionante di 659 droni lanciati dalle forze russe. In tutto, 26 località sono state colpite direttamente, con incendi e distruzioni, mentre altre 25 zone sono state interessate da detriti e intercettazioni.
Le città più colpite sono state Kiev, Dnipro e Odessa. Quartieri residenziali e strutture civili hanno subito danni pesanti: edifici parzialmente o completamente distrutti, incendi e crolli che hanno causato un bilancio tragico. Almeno 17 persone hanno perso la vita e oltre 100 sono rimaste ferite. L’uso massiccio di droni in questo attacco segna una pericolosa escalation nelle tattiche di guerra.
Le autorità ucraine hanno denunciato come l’ampio ricorso a droni e missili non rappresenti solo una minaccia militare, ma metta a rischio la popolazione civile. Difendersi è sempre più difficile, ma la difesa aerea continua a reagire con intercettazioni e azioni mirate. La vita nelle città colpite è profondamente cambiata: decine di case distrutte e una lunga strada davanti per la ricostruzione, che richiederà tempo e risorse.
L’UE non cede: nuovo pacchetto di sanzioni in arrivo nonostante le tensioni interne
Sul fronte diplomatico, l’Unione europea conferma la sua linea dura verso Mosca. Kaja Kallas, alta rappresentante per la Politica estera e di sicurezza, ha annunciato che il ventesimo pacchetto di sanzioni è ormai alle porte. La riunione del Consiglio Affari Esteri, prevista per la prossima settimana, sarà decisiva per definire le nuove misure.
Ma non mancano le tensioni tra i Paesi membri. In particolare, la Slovacchia ha sollevato riserve e potrebbe bloccare il pacchetto se non riceverà garanzie sulla sicurezza dell’oleodotto Druzhba, da cui dipende per il suo approvvigionamento energetico. Il ministro degli Esteri slovacco, Juraj Blanár, ha sottolineato la necessità di proteggere gli interessi nazionali, complicando così il fronte europeo.
Questo scontro interno mostra quanto sia difficile trovare una posizione condivisa all’interno dell’Unione, divisa tra fermezza politica e tutela degli interessi nazionali. Nonostante ciò, Kallas ha ribadito sui social che è il momento di andare avanti con il nuovo pacchetto, confermando la determinazione europea a mantenere alta la pressione su Mosca.
Finora le sanzioni hanno già colpito duramente l’economia russa, ma l’obiettivo è intensificare ulteriormente, puntando su settori chiave per ridurre la capacità bellica di Mosca. Con il prossimo pacchetto, Bruxelles potrebbe estendere le restrizioni a industrie strategiche, banche e infrastrutture, mantenendo alta la pressione politica ed economica in uno scenario internazionale sempre più teso.
La strada verso una soluzione diplomatica resta ancora lontana. Da un lato la guerra sul campo, dall’altro la risposta economica e politica della comunità internazionale: questo doppio fronte continua a segnare la crisi ucraina nel 2026.






