Con il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran che prosegue senza segnali di rallentamento, l’amministrazione Trump ha intensificato la pressione sulle principali aziende belliche americane, come Lockheed Martin e Raytheon (RTX), affinché aumentino la produzione di missili, droni e sistemi di difesa avanzati destinati ai Paesi del Golfo. Contestualmente, il presidente americano ha chiesto al Congresso una dotazione straordinaria di circa 50 miliardi di dollari per ricostituire rapidamente gli arsenali statunitensi, messi a dura prova dall’uso intensivo nelle operazioni militari contro l’Iran.
Produzione bellica sotto pressione
Secondo fonti interne alla Casa Bianca, l’obiettivo è superare le attuali restrizioni nella catena produttiva, accelerando linee industriali che normalmente richiederebbero mesi o anni per raggiungere piena capacità. Durante un incontro venerdì scorso alla Casa Bianca, dirigenti di Lockheed Martin e Raytheon hanno ricevuto l’indicazione chiara di potenziare output e ridurre i tempi di consegna. L’amministrazione Trump ha inoltre ipotizzato incentivi e possibili sanzioni per chi non rispetta gli obiettivi produttivi, sottolineando la necessità di una “fornitura praticamente illimitata” di armamenti.
La richiesta supplementare al Congresso rappresenterebbe una delle più consistenti iniezioni di denaro pubblico nella produzione e nel rifornimento di armamenti nella storia recente degli Stati Uniti. L’urgente necessità di reintegrare le scorte nasce dall’intenso consumo di munizioni di precisione durante le recenti offensive, superiore a quella registrata in anni di conflitti precedenti.
Strategia e alleanze
Il Pentagono sta studiando il bilancio aggiuntivo mentre la Casa Bianca coordina la strategia con Israele e i Paesi del Golfo, includendo anche possibili contributi dell’Ucraina, con personale addestratore per sistemi anti-drone. La strategia statunitense si basa su precisione tecnologica e capacità aeronavale, mentre l’Iran punta su quantità e saturazione, utilizzando missili e droni per colpire obiettivi regionali.
In Italia, il governo guidato da Giorgia Meloni ha annunciato un voto parlamentare sull’invio di sistemi di difesa ai Paesi del Golfo, precisando che il Paese non è in guerra, ma intende supportare gli alleati nell’attuale crisi. La situazione evidenzia come la guerra in Medio Oriente stia determinando una pressione senza precedenti sulle catene produttive militari e sul bilancio degli Stati Uniti.






