Steve Witkoff e Jared Kushner sono fermi a Miami, non sono partiti per Islamabad come previsto per negoziati tra Iran e USA. Fonti americane, tra cui Barak Ravid di Axios, confermano che i due inviati speciali restano negli Stati Uniti. Nessun segnale di progresso, nessun passo avanti tangibile. La diplomazia americana si trova così in una pausa tesa, in attesa di trasformare un piano fragile in un incontro reale, ancora distante dal concretizzarsi sul terreno pakistano.
Negoziati Iran-USA: cosa sta succedendo?
L’invio di Witkoff e Kushner a Islamabad è un tentativo strategico della Casa Bianca per sbloccare le tensioni con l’Iran, soprattutto sul conflitto in corso e per far ripartire i negoziati di pace. Witkoff, imprenditore coinvolto nel progetto di mediazione voluto da Trump, e Kushner, ex consigliere senior della presidenza, guidano questa iniziativa con l’obiettivo di riaprire il dialogo, anche se attraverso canali indiretti vista la complessità della situazione geopolitica. Il Pakistan fa da mediatore e ospita la logistica e le condizioni politiche per possibili incontri tra americani e iraniani. La loro presenza conferma l’importanza della missione, ma il ritardo nella partenza mostra che la strada è ancora piena di ostacoli e incerta.
L’attesa mentre le trattative restano in bilico
Intanto, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha concluso un primo incontro con i vertici pakistani, illustrando la posizione di Teheran e valutando le nuove proposte per i negoziati. Secondo alcune fonti, potrebbe tornare a Islamabad all’inizio della prossima settimana per approfondire i contatti, mentre gli americani restano fermi negli Stati Uniti. Questa alternanza di mosse riflette una fase di stallo e di attesa, accentuata dalle richieste iraniane, che puntano a condizioni rigide come la revoca del blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz e la fine delle ostilità. Teheran rifiuta incontri diretti senza che queste condizioni siano soddisfatte, mentre Washington conferma l’intenzione di mantenere la pressione.
Le tensioni che pesano sulla regione e sul mondo
Il blocco dei colloqui allunga l’ombra delle tensioni in Medio Oriente, dove lo scontro tra Stati Uniti e Iran pesa sulla stabilità dell’area. Il Libano paga un prezzo altissimo, con migliaia di vittime e feriti per gli scontri tra Israele e Hezbollah, strettamente legati alla guerra più ampia contro l’Iran. Nel frattempo, gli attacchi israeliani continuano, come dimostrano gli ultimi raid nel sud del Libano, mentre il blocco dello Stretto di Hormuz colpisce il commercio mondiale del petrolio. La diplomazia si trova così sotto pressione da due fronti: da una parte la necessità di far avanzare i negoziati di pace, dall’altra la gestione di conflitti e crisi che si alimentano sul terreno. Il ritardo di Witkoff e Kushner mette in chiaro quanto la strada diplomatica con l’Iran sia ancora in salita.






