Due persone sono morte durante i raid aerei israeliani che hanno colpito il sud del Libano, lasciando dietro di sé una scia di tensioni mai viste prima. A Deir Kifa, nel distretto di Bint Jbeil, le esplosioni hanno devastato case e infrastrutture, mentre a Jabal al-Hamdani, nella provincia di Nabatieh, i danni sono altrettanto gravi. Fonti locali e media internazionali, come Al Jazeera, riportano almeno un ferito. In questo clima teso, cresce la paura che il conflitto possa espandersi, trascinando l’intera regione in un vortice ancora più pericoloso.
Continuano gli attacchi israeliani in Libano
Nel pomeriggio di ieri, gli F-16 israeliani hanno lanciato una serie di attacchi su Deir Kifa, città strategica al confine con Israele. Testimoni locali parlano di scene di caos: case colpite, famiglie in fuga. Il bilancio parla di due morti accertati e una persona in condizioni critiche. Altri bombardamenti sono stati registrati a Jabal al-Hamdani, una zona da tempo sotto tensione per la presenza di milizie filo-iraniane.
Questi raid fanno parte della strategia di Israele per colpire presunti depositi di armi e basi di Hezbollah, il gruppo paramilitare sostenuto dall’Iran che opera in Libano. Intanto, la popolazione civile continua a pagare un prezzo altissimo, intrappolata in una spirale di violenza che non accenna a fermarsi.
La reazione internazionale: Italia, Germania e la partita europea
Da Washington arriva la notizia che gli Stati Uniti consultano l’Italia sullo sviluppo della crisi in Libano. Il senatore Marco Rubio ha sottolineato il ruolo italiano nell’addestramento delle forze di sicurezza libanesi, puntando a una maggiore coordinazione per stabilizzare la situazione.
Nel frattempo, da Berlino arriva un monito deciso. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha invitato Israele a non trasformare il Libano in un vero e proprio campo di battaglia. In un incontro con il collega israeliano Gideon Saar, Wadephul ha espresso preoccupazione per la sorte della popolazione civile, sottolineando che le nuove generazioni non devono crescere tra le macerie. Pur condannando gli attacchi di Hezbollah contro Israele, ha chiesto un rafforzamento degli aiuti umanitari, soprattutto per la Striscia di Gaza, che rischia di essere dimenticata a causa della crisi legata all’Iran.
La Chiesa Libanese denuncia: “Distrutti edifici civili e luoghi di culto”
Il Sinodo della Chiesa greco-melkita cattolica, guidato dal patriarca Youssef Absi, ha espresso dolore e preoccupazione per le continue demolizioni nel sud del Libano. Secondo un comunicato ufficiale, le forze israeliane non stanno colpendo solo case, ma anche chiese, scuole e sale parrocchiali, luoghi fondamentali per la vita della comunità.
I vescovi parlano di una ferita profonda alla dignità e ai diritti della popolazione, con attacchi a istituzioni che rappresentano fede, educazione e legami sociali. Il Sinodo sottolinea che queste operazioni avvengono in aree sotto controllo militare israeliano, spesso senza residenti attivi, e rappresentano una strategia di demolizioni sistematiche che peggiora la sofferenza delle famiglie di confine. La Chiesa chiede l’immediata fine delle operazioni militari punitive, per permettere agli abitanti di tornare e ricostruire ciò che è stato distrutto.
Questi fatti segnano un nuovo capitolo in una crisi che tiene sotto scacco la sicurezza del Medio Oriente, con conseguenze politiche e umanitarie ancora difficili da prevedere.






