Tel Aviv, 5 maggio 2026 – Prosegue la complessa vicenda giudiziaria e umanitaria che riguarda i due attivisti della Flotilla, Thiago Avila e Saif Abukeshek, arrestati dalle autorità israeliane dopo un’operazione in mare. Oggi è attesa un’udienza presso il Tribunale di Ashkelon, dove la polizia ha richiesto una proroga di sei giorni della loro detenzione. I due, trattenuti in Israele dal 29 aprile, sono accusati di affiliazione a un’organizzazione terroristica, il PCPA (Popular Conference for Palestinians Abroad), inserita nella blacklist del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti per presunto sostegno a Hamas.
La richiesta di proroga e le condizioni di detenzione
Domenica scorsa, il giudice aveva concesso una proroga di due giorni, inferiore ai quattro richiesti dall’accusa. Ora la polizia israeliana ha avanzato una nuova richiesta di sei giorni, che sarà discussa nel corso dell’udienza odierna. Secondo quanto riportato da fonti legali, i due attivisti sono detenuti nel carcere di Shikma, in condizioni di isolamento totale, sottoposti a illuminazione intensa 24 ore su 24 e tenuti bendati ogni volta che vengono spostati, anche durante le visite mediche.
Le denunce più gravi riguardano le modalità di detenzione e i presunti maltrattamenti subiti. Thiago Avila ha raccontato di essere stato sottoposto a ripetuti interrogatori, anche di otto ore, in cui avrebbe ricevuto minacce di morte. Presenta lividi visibili sul volto e riferisce forti dolori alla mano, oltre a limitazioni nei movimenti. Saif Abukeshek riferisce di essere stato tenuto con le mani legate e bendato, costretto a rimanere sdraiato a faccia in giù sul pavimento per lunghi periodi, con evidenti lividi sul volto e sulle mani. Entrambi hanno dichiarato di essere in sciopero della fame.
Gli avvocati della Ong israeliana Adalah, che li assiste legalmente, hanno dichiarato che il trattamento riservato a Thiago e Saif rappresenta “una grave violazione del diritto internazionale”, sottolineando che qualsiasi interrogatorio nei loro confronti è illegale e chiedendo il loro immediato rilascio.
L’indagine della Procura di Roma e le reazioni politiche
Sul fronte giudiziario italiano, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per sequestro di persona e danneggiamento con pericolo di naufragio in relazione all’abbordaggio della Flotilla da parte delle autorità israeliane nelle acque internazionali al largo di Creta. L’inchiesta, affidata al sostituto procuratore Stefano Opilio, si basa su esposti e testimonianze trasmesse dai legali degli attivisti, con particolare attenzione alle posizioni di Avila e Abukeshek.
Il team legale ha inoltre depositato un esposto per chiedere il sequestro preventivo dell’imbarcazione israeliana coinvolta nel trasporto verso Israele, sottolineando la competenza italiana in quanto Saif Abukeshek era a bordo di una barca battente bandiera italiana.
Parallelamente, le dichiarazioni politiche non si sono fatte attendere. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha definito le manifestazioni della Flotilla “strumentali e propagandistiche”, minimizzando i rischi affrontati dagli attivisti. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, pur condividendo le parole di La Russa, ha riconosciuto che il rischio di finire in carcere è sempre una questione seria. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito la necessità di tutelare l’incolumità delle persone coinvolte in iniziative di questo tipo.
Ricorso urgente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e mobilitazione internazionale
In risposta alla situazione, il team legale della Global Sumud Flotilla ha depositato un ricorso urgente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) contro lo Stato italiano, denunciando la detenzione arbitraria e le violazioni dei diritti fondamentali di Avila e Abukeshek. Il ricorso sottolinea il rischio di tortura, trattamenti inumani o degradanti, e la totale assenza di garanzie procedurali, inclusa la mancata informazione sul luogo di detenzione e l’isolamento incomunicabile.
La responsabilità dello Stato italiano viene evidenziata in quanto paese di bandiera dell’imbarcazione su cui si trovavano gli attivisti al momento dell’intercettazione. Secondo la giurisprudenza europea e il diritto internazionale del mare, l’Italia aveva giurisdizione sui soggetti a bordo e avrebbe dovuto adottare misure per prevenire violazioni prevedibili dei diritti umani. Nonostante le autorità italiane fossero state informate tempestivamente del rischio per la vita degli attivisti, non sono state prese misure efficaci per proteggerli.
La Global Sumud Flotilla lancia un appello alla comunità internazionale affinché vengano rispettati il diritto internazionale e i diritti umani fondamentali, anche in contesti extraterritoriali, e chiede che la Corte imponga allo Stato italiano di adottare tutte le misure necessarie per garantire l’integrità fisica e psicologica dei due detenuti, assicurando l’accesso alla difesa e impedendo ulteriori trasferimenti o isolamenti.
La mobilitazione della Flotilla e le tensioni interne
Nonostante le difficoltà, la Flotilla continua a mobilitarsi. Durante una conferenza stampa della delegazione italiana della Global Sumud Flotilla davanti alla Farnesina, un attivista ha dichiarato: “Abbiamo preso tutte le precauzioni e siamo in contatto con le autorità. Ripartiremo e saremo ancora di più rispetto a quando siamo partiti dalla Sicilia. Se prima avevamo un milione di motivi per andare a Gaza, ora ne abbiamo uno in più”.
Intanto, dai legali e dalla Ong Adalah arrivano accuse pesanti sulle violenze subite dai due attivisti durante l’arresto e la detenzione, che avrebbero comportato anche isolamento, interrogatori prolungati e condizioni di detenzione degradanti. Queste denunce sono però respinte dalle autorità israeliane, che parlano di “false e infondate affermazioni preparate in anticipo”.
Il sex gate e la Flotilla
Parallelamente, la vicenda è stata scossa da un altro scandalo interno alla Flotilla: il recente “sex gate” che ha coinvolto Thiago Avila, accusato da alcune partecipanti alla missione di comportamenti sessuali inappropriati a bordo. Le accuse, riportate da fonti giornalistiche internazionali, non hanno portato a denunce formali ma hanno alimentato tensioni e polemiche, tanto da spingere alcune figure di rilievo, tra cui Greta Thunberg, ad allontanarsi dalla missione.
Il diretto interessato ha respinto con forza le accuse, definendole “non vere” e spiegando che alcuni atteggiamenti fisici sono frutto di una diversa cultura di relazione, tipica del Brasile. Tuttavia, lo scandalo ha inevitabilmente influito sul clima interno della missione, che ora dovrà affrontare anche questa nuova sfida.
La situazione dei due attivisti della Flotilla rimane quindi estremamente delicata, tra questioni legali, umanitarie e politiche, con una forte attenzione internazionale e un coinvolgimento diretto delle autorità italiane e della comunità europea. L’udienza di oggi rappresenta un passaggio cruciale per il prosieguo della loro detenzione e per la definizione del quadro giudiziario. Nel frattempo il dibattito pubblico e politico continua a infiammarsi, accompagnato dalla mobilitazione della società civile e delle organizzazioni per i diritti umani.






