Bruxelles sta per varare il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia dall’inizio della guerra. Questa volta il colpo è duro: energia, finanza e commercio sono nel mirino. La novità riguarda i trasporti marittimi, con l’obiettivo di bloccare le fughe di greggio. Ma la misura più attesa, quella sul trasporto petrolifero via mare, resta in stand-by. Il motivo? Le difficoltà a trovare un’intesa con gli Stati Uniti e il G7. Nel frattempo, l’Unione europea alza la posta, inserendo altre 46 navi nella lista nera, che ora conta 632 imbarcazioni sotto embargo.
Sanzioni alla Russia: il nuovo pacchetto dell’Ue
La vera novità riguarda il divieto di fornire servizi marittimi alle navi che trasportano greggio russo. Un colpo deciso al settore energetico, ma che entrerà in vigore solo dopo un’intesa con gli alleati del G7. L’obiettivo è evitare che il giro di vite venga aggirato con escamotage e operazioni opache. Intanto, la lista delle navi sottoposte a restrizioni si allarga ancora, arrivando a 632. Per arginare i tentativi di scambio o leasing per sfuggire alle sanzioni, Bruxelles ha introdotto una clausola contrattuale obbligatoria, chiamata “no Russia”: i venditori europei devono fare le loro verifiche e controllare con attenzione l’uso finale delle imbarcazioni.
Banche russe nel mirino, attenzione alle criptovalute e al rublo digitale
Il pacchetto si allarga anche alle banche russe, che passano a 70 quelle escluse dalle transazioni finanziarie con l’Europa. Nel mirino finiscono anche quattro istituti di Kirghizistan, Laos e Azerbaigian, accusati di aiutare la Russia a eludere le restrizioni. Nuova attenzione è rivolta alle criptovalute e all’arrivo del rublo digitale, visti come strumenti per aggirare le sanzioni. Per la prima volta, l’UE usa lo strumento anti-elusione per bloccare la riesportazione in Russia di macchinari sofisticati, ad esempio quelli usati nelle telecomunicazioni e nei droni da combattimento, in particolare dal Kirghizistan.
Oligarchi, società e nuovi divieti: l’elenco si allunga
Sono 120 le persone e le entità inserite nella lista nera individuale: oligarchi legati al Cremlino, propagandisti, ma anche responsabili di rapimenti di minori e saccheggi culturali. Nel mirino finiscono anche 60 società collegate all’industria militare russa, sparse in Cina, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Thailandia. Nuovi divieti riguardano poi l’export verso la Russia: gomma e trattori per oltre 365 milioni di euro, oltre a metalli, prodotti chimici e minerali per più di 530 milioni, beni finora non soggetti a restrizioni.
Con questo pacchetto, l’Unione europea conferma la sua volontà di tenere alta la pressione economica sul Cremlino. L’obiettivo è chiaro: stringere la collaborazione con i partner internazionali per chiudere ogni via di fuga e mantenere un fronte compatto. Le sanzioni sono complesse e mirate, pensate per colpire duramente le finanze e la logistica russe a sostegno della guerra.






