Roma, 14 aprile 2026 – La Confcommercio lancia l’allarme sul rischio di una significativa perdita di potere d’acquisto per le famiglie italiane nei prossimi due anni, a causa delle persistenti tensioni energetiche e delle conseguenze economiche del conflitto in Medio Oriente. I dati presentati dall’Ufficio Studi della confederazione evidenziano scenari preoccupanti che vedono una contrazione del reddito disponibile fino a 963 euro per famiglia nel biennio 2026-2027.
Tensioni energetiche e impatto sul potere d’acquisto
Secondo le stime illustrate alla conferenza stampa di apertura del Forum Confcommercio, nel peggiore degli scenari ipotizzati, la crescita del Pil si attesterà a un modesto +0,3% nel 2026 e +0,4% nel 2027, con un’inflazione sostenuta rispettivamente al 3,7% e 3,5%. Questo quadro economico difficile si accompagna a una perdita di 25mila posti di lavoro nel 2027, aggravando ulteriormente la situazione sociale ed economica del Paese.
Il direttore dell’Ufficio Studi Confcommercio, Mariano Bella, ha sottolineato come senza interventi strutturali su fisco, lavoro e contrattazione, l’Italia rischia un lungo periodo di stagnazione economica con effetti duraturi su crescita, occupazione e coesione sociale. Lo scenario base, che considera un conflitto breve e un prezzo del petrolio fermo a 100 dollari al barile fino a maggio, prevede una crescita più sostenuta del Pil (+0,6% nel 2026 e +0,7% nel 2027) e un’inflazione più contenuta, ma comunque con un calo del potere d’acquisto di 434 euro reali per famiglia in due anni.
Un contesto economico fragile e sfide sociali
Il quadro economico italiano resta in una sostanziale incertezza, aggravata da una inflazione percepita che si mantiene intorno al 10%, mentre i salari reali continuano a perdere terreno. Secondo il Rapporto Annuale 2025 dell’Istat, i salari reali hanno subito una riduzione del 10,5% tra il 2019 e il 2024, a causa della crescita dei prezzi. Parallelamente, il mercato del lavoro mostra un aumento degli occupati, ma con una forte predominanza degli over 50, mentre i giovani tra i 35 e i 49 anni diminuiscono sensibilmente.
Il rischio di povertà o esclusione sociale riguarda ormai quasi un quarto della popolazione italiana, con un’incidenza particolarmente elevata nelle regioni meridionali. Questi dati confermano la necessità di politiche mirate per sostenere il reddito e il potere d’acquisto delle famiglie, nonché per rilanciare la competitività e la crescita economica del Paese.






