Bruxelles, 14 aprile 2026 – Un flash mob si è svolto oggi davanti alla sede della Commissione Europea a Bruxelles, promosso dalle ong Eumans e Non c’è pace senza giustizia, per sollecitare la presidente Ursula von der Leyen ad attivare il cosiddetto blocking statute, uno strumento legale pensato per proteggere la Corte Penale Internazionale (CPI) dalle pressioni esterne, in particolare di Stati Uniti e Russia.
Pressioni e richiesta di attivazione del blocking statute
La protesta ha visto la partecipazione di personalità di spicco come Marco Cappato, co-presidente di Eumans, e gli europarlamentari di S&D Brando Benifei e Chloé Ridel. Quest’ultima ha sottolineato come da un anno l’ex presidente statunitense Donald Trump minacci la CPI e i suoi magistrati per il loro impegno nel difendere il diritto internazionale. “Non possiamo accettare che siano nel mirino solo perché stanno facendo il loro lavoro”, ha dichiarato Ridel, evidenziando gli sforzi in corso al Parlamento Europeo per costruire una maggioranza in favore dell’attivazione dello strumento.
Benifei ha aggiunto che, pur essendoci già una risoluzione favorevole del Parlamento Europeo, si sta lavorando per una risoluzione ad hoc, per evitare che la Commissione europea possa ignorare la questione. Ha inoltre ricordato che le sanzioni imposte da Trump sono state adottate tramite un decreto esecutivo, mai ratificato dal Congresso.
La posizione di Ursula von der Leyen e le implicazioni politiche
Marco Cappato ha rimarcato la necessità di fare pressione su von der Leyen, sottolineando che non ci sono più scuse, dato che sia il Parlamento sia il Consiglio europeo hanno espresso parere favorevole all’attivazione del blocking statute. Cappato ha citato anche il recente risultato elettorale in Ungheria, che ha portato Peter Magyar alla vittoria, con la conseguente decisione di Budapest di rientrare nella CPI, come un segnale politico significativo.
Il co-presidente di Eumans ha evidenziato che “non serve nulla di più, né eserciti europei né finanziamenti, solo il coraggio politico della Commissione”. Ha inoltre ricordato le posizioni critiche del governo italiano guidato da Giorgia Meloni, accusata di aver anteposto la ragion di Stato al rispetto del diritto internazionale nel caso al-Masri.
La campagna di mobilitazione proseguirà fino al 17 luglio, giorno dedicato alla Corte Penale Internazionale, e prevede uno sciopero della fame a staffetta della durata di 63 giorni, sostenuto da oltre 3.400 cittadini europei, con 117 partecipanti già pronti per la prima fase. Gli organizzatori, con il sostegno di cinque premi Nobel, chiedono inoltre che il Premio Nobel per la Pace 2026 venga assegnato alla CPI per il suo ruolo nella difesa della giustizia internazionale.






