Roma, 14 gennaio 2026 – Il Global Risks Report pubblicato dal World Economic Forum di Davos dipinge un quadro globale che si fa via via più incerto e turbolento. L’edizione 2026 del rapporto, basata sulle opinioni di oltre 1.300 esperti fra studiosi, leader aziendali, rappresentanti governativi e della società civile, evidenzia come lo scontro geoeconomico globale abbia assunto un ruolo centrale tra le minacce che il mondo si trova ad affrontare nel prossimo futuro.
Lo scontro geoeconomico e i rischi globali emergenti
Il rapporto sottolinea che la competizione economica fra grandi potenze si è acuita, con un aumento della militarizzazione degli strumenti economici e un crescente rischio di conflitti armati su scala statale. Questi ultimi si collocano al secondo posto nella classifica dei rischi globali per il 2026, rappresentando una minaccia significativa per le catene di approvvigionamento e la stabilità economica mondiale. Inoltre, condizioni meteorologiche estreme, polarizzazione sociale e disinformazione sono altrettanto preoccupanti, occupando posizioni di rilievo nella graduatoria.
La metà degli intervistati prevede un mondo turbolento o tempestoso nei prossimi due anni, con un aumento di 14 punti percentuali rispetto allo scorso anno. Guardando al decennio, il 57% si aspetta una situazione analoga, mentre solamente il 10% ritiene probabile uno scenario di stabilità. L’analisi evidenzia anche un aumento significativo dei rischi economici: la recessione e l’inflazione sono saliti rispettivamente all’11° e al 21° posto, mentre il rischio di esplosione di bolle speculative è ora al 18° posto.
Saadia Zahidi, direttore generale del World Economic Forum, ha dichiarato che «nessuno di questi rischi è inevitabile» e ha sottolineato l’importanza di approcci collaborativi e del dialogo, elementi che saranno al centro dell’incontro annuale di Davos. Børge Brende, presidente e CEO del Forum, ha aggiunto che la piattaforma di Davos è cruciale per comprendere rischi e opportunità e per costruire ponti necessari per affrontarli.
Il contesto geopolitico delineato a Davos
L’edizione 2026 del Global Risks Report arriva a pochi giorni dall’apertura del Forum economico mondiale a Davos, evento che vedrà la partecipazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, al suo secondo mandato iniziato nel 2025. La sua agenda prosegue nel tentativo di rimodellare la cooperazione multilaterale e di assicurare alle grandi potenze le proprie sfere di influenza economica e politica. Nel corso del primo mandato, Trump ha adottato politiche energetiche e commerciali protezionistiche, con un forte orientamento verso la piena indipendenza energetica degli Stati Uniti e il rilancio dell’industria tradizionale come il carbone, nonostante le pressioni globali per la transizione energetica e la lotta contro i cambiamenti climatici.
Queste strategie si inseriscono in un contesto internazionale caratterizzato da un ordine mondiale sempre più multipolare o frammentato: il 68% degli intervistati al rapporto prevede infatti che nei prossimi dieci anni non emergerà una leadership unitaria, ma si consoliderà un sistema globale di potenze in competizione. Le tensioni geo-economiche, unite a problematiche come la disinformazione e la polarizzazione sociale, rendono quindi lo scenario internazionale particolarmente complesso e vulnerabile.
In campo tecnologico, il rapporto evidenzia come l’insicurezza informatica si collochi al sesto posto tra i rischi a breve termine, mentre le implicazioni negative dell’intelligenza artificiale, che riguardano mercati del lavoro, società e sicurezza, passano dal 30° posto nelle previsioni a due anni al 5° in quelle decennali. La polarizzazione sociale e la disuguaglianza, correlate agli sviluppi tecnologici e alle dinamiche economiche, si confermano tra le principali sfide sociali del prossimo futuro.






